CORNA (LUISA)

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12 VOLTE LUISA
I suoi punti forti? Seno e sorriso. Ma non le piace il sedere. Dice ogni giorno una preghierina e sogna di fare la cantante. Luisa Corna, protagonista del calendario 2002 di Capital, si racconta senza tabù. Per accompagnarci da gennaio a dicembre.

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INTERVISTA DI CESARE LANZA SU “CAPITAL”

Luisa Corna, 32 anni, nata a Palazzolo sull’Oglio (Brescia), segno astrologico sagittario, attrazione di punta di “Controcampo”, su Italia 1. Il padre, Giacomo, è un piccolo imprenditore, la mamma, Pierina, lavora con lui. Ha una sorella, Sara, di 29 anni: il rapporto è ottimo, tutte e due sono cantanti e spesso lavorano insieme.
Mi riceve nel suo bell’appartamento, un attichetto vicino alla stazione di Milano. Luisa è la star del calendario di Capital. Le propongo di cominciare da questo argomento.
– Che rapporto hai con il nudo?
“Direi semplice, discreto. Al mare il massimo è il topless: se mi denudo, see è solo per
non lasciare segni sulla pelle, per l’abbronzatura. E anche a casa giro svestita.”
– Ma in relazione alla professione?
“Lavoravo nella moda a sedici anni, ho raggiunto da tempo un rapporto bello e corretto con il mio corpo. Sono abituata spogliarmi, davanti a centinaia di persone, senza imbarazzo: a restare nuda di fronte a occhi estranei. Ma è il lavoro. Insomma, nel lavoro sono disinvolta. In privato, molto prudente. Non mi imbarazzo se, sul lavoro, sono nuda di fronte a chi sta lavorando come me: sento sguardi professionali. Sono a disagio, invece, al pensiero di essere nuda di fronte a chi mi guarda senza motivazioni professionali.”
– Un giudizio sulle altre che si spogliano, per calendari e no.
“Mi piacciono Manuela Arcuri, Alessia Marcuzzi, naturalmente Sabrina Ferilli, che considero particolarmente spiritosa, brillante. Ma anche Marina Ripa di Meana, una donna di grande ironia.”
– Cosa invece non ti piace, nel nudo?
“ Dipende molto dal fotografo. Mi piace il nudo artistico. Odio la volgarità.”
– E cos’è la volgarità?
“ Ci vuol poco, hospital a passare il confine… Il trucco sbagliato, una smorfia del viso, la
posizione del corpo.”
– Ti imbarazza il nudo tra donne?
“No.”
– Tra amiche? Invidie, gelosie, magari da ragazzina…
“No. Da ragazzina ritagliavo le foto di Newton, le consideravo affascinanti.”
– Mai pensato di fare l’amore con una donna?
“Non mi attira. Ci ho pensato, come forse può capitare a qualsiasi donna, ma mi
piace il rapporto con gli uomini.”
– E con gli uomini il rapporto è disinvolto?
“Dipende dal primo approccio. In linea di massima non sono del tutto libera: tanto
per approfondire ciò che dicevamo sul nudo. Amo la penombra, la luce delle candele. La luce forte è antiestetica.”
– Cosa ti piace, in una bellezza femminile?
“La pelle. Il seno.”
– Quali consideri i tuoi punti di forza?
“Le gambe lunghissime. Il seno. Le spalle. Il sorriso.”
– E il punto debole?
“Forse il sedere.”
– E perché? Non molti condividerebbero…
“Ecco: mi piacerebbe avere un bel sedere brasiliano!”
– E che vuol dire?
“Quei bei glutei, tosti come il marmo…”
– Capisco.
“Forse no, non capisci. Sono cose femminili. E un guaio è che non ho tempo a
sufficienza per fare palestra.”
– Palestra o no, tu sei un oggetto di desiderio da parte dei maschi italiani. Torniamo dunque ai rapporti amorosi e ai sogni di chi ti vede in tivu e in fotografia.
“D’accordo. Accetto qualsiasi domanda.”
– Come si fa a far bene l’amore?
“Con la mente. Dando spazio alle fantasie.”
– E quando hai provato, la prima volta?
“A 14 anni, con un ragazzo più grande di due anni. Ma è stato deludente.”
– Perchè?
“Non è che ne avessi molta voglia. Ero spinta a provare anche dai racconti
delle mie amiche. Ma fu una cosa prematura.
– Scommetto che ti sei subito confidata con la mamma.
“Certo. Le ho sempre detto tutto.”
– E lei?
“Lei, imbarazzata: non dirmi, non voglio sapere queste cose…”
– E quando è arrivato il piacere di fare l’amore?
“ Il piacere vero? Con il primo vero uomo della mia vita, Aldo Serena.”
– Un legame molto lungo, si sa.
“Il legame più importante. E’ durato otto, nove anni ed è finito tre anni fa.”
– E com’è rimasto il rapporto, oggi?
“E’ una cosa strana, con Aldo. Non ho mai tagliato il cordone ombelicale.”
– E perché è finita?
“Mancava il fuoco della passione, eravamo stanchi. Ma è rimasta l’amicizia, la
profonda conoscenza reciproca.”
– Sei stata fedele? O ti sei concessa qualche capriccio?
“No, nessun capriccio.”
– E lui?
“Credo anche lui. Ma con gli uomini non si può mai dire.”
– Gelosie?
“Le controllo. Non sono ossessiva.”
-. Ma un capriccio, una trasgressione si può perdonare?
“Si deve perdonare. Non si può distruggere un forte rapporto per la sciocchezza di
un momento.”
– Se ti piace un uomo, te lo prendi?
“Ci provo. Ma le relazioni d’amore importanti nella mia vita sono state due.”
– Ma se capisci che una relazione non può essere stabile e duratura, ma solo
breve e interessante, però destinata a finire, cosa fai?
“Me la concedo.”
– Cosa ti attira, in questi casi?
“La compagnia, stare bene insieme. Oppure una forte attrazione sessuale.”
– Cosa significa star bene?
“Mah, lui deve essere spiritoso, saper parlare, svagarmi, farmi ridere. Star bene
insieme significa avere gli stessi gusti, passare momenti piacevoli… Ma non dev’essere possessivo, lui. Mai.”
– Cosa significa, per te, innamorarsi?
“Vedere solo lui e mettere lui al centro di tutto.”
– Ed è importante la presenza quotidiana?
“Assolutamente sì. Se amo, per me è impossibile stare lontana da lui.”
– Sei passionale?
“Se amo, do tutta me stessa. Ho un trasporto totale. Anima e corpo. Senza vincoli
né maschere.”
– E l’attrazione sessuale come scatta?
“Mi piace sentirmi desiderata. Continuamente. Quasi un gioco, anche un po’ cinico,
da parte mia. Mi eccita l’idea di sentirmi inseguita, di nascondermi: rivelandomi, nascondendomi…”
– A letto, aggressiva o tenera?
“A volte e a volte… Secondo l’umore.”
– Silenziosa?
“Sì.”
– Per pudore?
“No. Sono concentrata.”
– Cosa ti piace?
“Toccare. Essere guardata. L’odore. La pelle. Gli sguardi.”
– I preliminari sono importanti?
“Sì. Però posso accendermi anche in un secondo e bruciare tutto subito,
all’istante.”
– Il luogo è importante?
“Non amo luoghi strani. Ho il timore di essere vista, spiata.”
– La volta più strana?
“In auto, fuori dal teatro.”
– Con uno già conosciuto o uno preso al volo?
“Già conosciuto! Non resistevamo all’idea di aspettare per trovare un posto più
comodo… Non potrei fare l’amore subito con un uomo appena conosciuto. Ho bisogno di capirlo, farmi capire, avere confidenza…”
– E dunque quanto tempo è necessario?
“Almeno una settimana.”
– Riesci a definirti in quattro aggettivi?
“Solare, introspettiva, permalosa, inquieta. Sei d’accordo?”
– L’inquietudine è avvertibile. Di colpo, nel tuo sguardo, ci sono sfumature di
malinconia.
“E’ la prima volta che qualcuno me lo dice.”
– Spero, allora, che non sia questa intervista a immalinconirti.
“Al contrario. Mi diverto. Forse sei sincero più di altri. La maggior parte degli
uomini mi fa complimenti, immediati, per le mie doti fisiche.”
– I ricordi cattivi ti restano addosso?
“Sì.”
– Sei vendicativa?
“Mai.”
– Nostalgie?
“No.”
– Esigenza primaria?
“La presenza di un uomo importante nella mia vita. Ma ho timore che mi soffochi.
Anche per colpa mia. Se mi innamoro, mi coinvolgo.”
– Desiderio di figli?
“Sì.”
– Dove nasce la tua inquietudine?
“Mi sento realizzata. Ma un problema c’è.”
– Ti senti inappagata? Sottovalutata? Lo chiedo perché molti, nell’ambiente dello
spettacolo, sono convinti di non essere stimati per quanto valgono. E soffrono molto per questo.
“Non è propriamente questo, il motivo. Ma è attiguo.”
– E qual è?
“ Io sono una cantante, la mia vocazione è questa. Cantare mi coinvolge, mi dà
emozione. Mi sento realizzata, ma capisco ad ogni istante che il mio successo è legato alle doti fisiche.”
– E allora? Pensi di meritare di più?
“Vado a letto tranquilla e sono contenta di questo. Credo anche di essere
fortunata, privilegiata nella vita. Non ho santi in paradiso, non li ho mai avuti, il mio lavoro è arrivato esclusivamente da relazioni professionali. Però…”
– Però?
“Non mi piace essere considerata solo una bella donna.”
– Dimmi di più.
“Una volta un produttore mi disse: sei bella, sei una modella, hai un fidanzato
famoso. Basta questo, cosa puoi o vuoi dire alla gente? Capisci! Secondo lui non avevo nulla da dire, quelli erano i miei confini. La bellezza, la moda, il fidanzato. Stop.”
– E come hai reagito?
“L’ho salutato e me ne sono andata. Non mi piace restare soffocata nei
confini legati alla bellezza. Mi pesa. Pensando a oggi, perché vorrei essere presa in considerazione anche per il resto della mia personalità. E pensando al futuro, perché la mia bellezza, inevitabilmente, passerà. A parte il fatto che non mi sento un sex symbol!”
– E cosa senti di poter essere?
“Una donna vera.”
– E quando una donna si sente vera?
“Quando non si sente un oggetto di consumo.”
– Sono queste riflessioni che ti danno inquietudine?
“Sì.”
– Cosa vedi, pensando al passato?
“Ho già vissuto tanto. Sono uscita di casa presto. A undici anni, neanche
adolescente: solo una bambina, ero alta 1.73. Ho cominciato a lavorare subito, come cantante e come modella, ero affascinata da questo tipo di mondo. L’agenzia mi portò in Australia, dove mi trovai benissimo. Poi a New York: un disastro!”
– Perché? Anche se posso immaginare pressioni e quant’altro…
“Convivevo con ragazze già abituate a quel tipo di vita. Invece, per me, fu molto
dura. Mi sentivo addosso un mondo di adulti che volevano portarmi a letto come se fosse la cosa più naturale del mondo. Mi chiudevo in albergo e facevo lunghe telefonate a mia mamma…Mi nascondevo.”
– E la mamma?
“Mi ripeteva: sta’ attenta… non accettare questo invito… cerca di capire bene
questo e quello, attenzione a questo e quello…”
– Sperduta totalmente, spaesata insomma.
“Comunque una fase della mia vita: dura, ma non da rinnegare. E’ servita a
insegnarmi come zig zagare, come difendermi, svicolare. Debbo dire che a sedici anni ero già brava…”
– Pensando al futuro, invece, qual è la riflessione ricorrente?
“ Forse la paura della solitudine. Ma desidero una persona che dia luce alla mia
vita, non voglio commettere errori.”
– In attesa, dimmi il nome di un uomo interessante, divertente, per avere
compagnia a casa.
“Per una sera?”
– Sì.
“ Roberto Benigni.”
– E una donna?
“Nicoletta Braschi.”
– Per evitare che pensi male?
“Anche. Ma mi è simpatica, davvero.”
– Amicizie personali anche fuori dallo spettacolo?
“Certo. Ho un gruppo di amiche, siamo molto affiatate. Cinque o sei ragazze, ex
modelle, con cui avevo cominciato a lavorare tanti anni fa… Ora sono donne adulte, con storie e famiglie diverse. Ebbene, ogni tanto ciascuna di noi lascia il lavoro, qualche volta con mariti, figli e qualche volta senza, e partiamo insieme per una vacanza… Di solito ci divertiamo alla grande.”
– Credi all’amicizia tra uomo e donna?
“Sì.”
– Sei religiosa?
“Una preghierina al giorno la faccio, sì.”
– E quali sono i piccoli piaceri della vita?
“Il piacere più grande è poter esprimersi nella più totale libertà.”
– E qui voli alto. Ma i piaceri piccoli?
“Condividere cose semplici, sensazioni e sentimenti, con le persone care, penso
soprattutto alla famiglia.”
– E poi?
“Il sesso è importante. Ma non necessariamente il momento a cui – sono sicura –
tutti pensano in questo momento, leggendo. Penso a piccole tenerezze, lievi effusioni, tutto qui.”
– E poi?
“Il cibo. Adoro la pasta. Una bella pasta unta, sfiziosa, popolare! Odio i cibi
sofisticati. Un’amatriciana, al momento giusto, mi fa andar via di testa!”
– Infine: a cosa pensi, la sera a letto, quando non riesci ad addormentarti?
“Provo ad immaginare l’uomo dei miei sogni, il principe azzurro, come una
ragazzina.”
– E cosa dovrebbe dirti, il principe, per farsi riconoscere?
“Dovrebbe darmi la sensazione, anzi la sicurezza, di avermi aspettato: sì, di essere lì, innamoratissimo, ad aspettarmi… Di più: mi piacerebbe pensare che ci siamo già conosciuti, in un’altra vita. Io credo nella predestinazione. Quando succederà, capirò subito che non poteva essere che lui, soltanto lui: venuto per me, soltanto per me, da un’altra vita o da un altro mondo.”

dicembre 01

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