Eurostat: nel Vecchio continente meno deficit e più debito

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I conti di fine 2013 con le nuove metodologie statistiche: indebitamento al 90,9% nell’Eurozona, disavanzo di bilancio giù al 2,9%. Confermato il miglioramento dell’Italia per quest’ultima voce. Dall’economia sommersa il Pil tricolore beneficia più degli altri, secondo solo alla Lettonia.
Meno deficit ma più debito: così l’Eurozona e la più grande Unione europea a 28 membri alla fine dello scorso anno. Eurostat, il servizio statistico comunitario, ha certificato che il rapporto tra deficit e Prodotto interno lordo (Pil) dell’area euro è stato pari al 2,9% nel 2013 e quello dell’Unione europea a 28 membri al 3,2%; il debito rispettivamente a 90,9% e all’85,4%. Si tratta della seconda notifica Eurostat, che rivede le serie storiche 2010-2013 sulla base del nuovo sistema di calcolo Sec 2010. Nel 2012, il deficit/Pil era al 3,6% nell’Eurozona e al 4,2% nell’Ue a 28, mentre il debito era, nell’ordine, all’89% del Pil e all’83,5%.

In Italia, il rapporto deficit/Pil ha registrato un profilo discendente dal 2010 al 2013, dal 4,2% al 3,5%, quindi al 3% e al 2,8% lo scorso anno. Sulla base delle revisioni dovute al nuovo sistema di calcolo Sec 2010, che ha introdotto nuovi principi statistici. Al contrario, il debito ha avuto una dinamica crescente rispetto al Pil: nel 2010 era al 115,3%, al 116,4% nel 2011, al 122,2% nel 2012 e al 127,9% nel 2013.

La principale novità del nuovo sistema utilizzato da Eurostat è la considerazione, nel calcolo del Pil, dell’economia sommersa. In Italia il fattore è particolarmente rilevante e secondo i conti di Eurostat valeva, nel 2010, lo 0,95% del Pil: in Ue era più alto solo in Lettonia (1,30%) mentre in Spagna era pari allo 0,87% e a Cipro allo 0,80%. Per quanto riguarda invece la differenza fra i nuovi dati e quelli precedenti, diffusi ad aprile secondo i precedenti criteri, l’influsso dell’insieme dei nuovi criteri, Eurostat li ha stimati al +0,2% per quanto riguarda il deficit e al -4,8% per il debito.

I tre principali cambiamenti metodologici introdotti che hanno un  impatto sul livello del deficit pubblico di tutti i Paesi sono: nuovi criteri utilizzati per determinare il perimetro del settore delle amministrazioni pubbliche, che può condurre a una riclassificazione delle entità in seno al settore delle amministrazioni  pubbliche, una modifica nella registrazione delle somme forfettarie versate al governo legate al tresferimento dei fondi pensione, la soppressione di un aggiustamento effettuato per i flussi netti di interesse nel quadro di accordi di swap e di garanzia di tassi.

Nel corso del 2013, annota l’istituto statistico europeo, secondo i nuovi dati in Lussemburgo e Germania si sono registrati i surplus di bilancio, mentre i deficit maggiori si sono visti in Slovenia (14,6% del Pil) e Grecia. Quanto al debito, la Grecia resta la più appesantita con un livello pari al 174,9% del Pil. Alle sue spalle non più l’Italia, terza, ma il Portogallo.

Sempre in tema di conti pubblici, l’Istat ha notificato i risultati dell’Italia alla Commissione europea: nel 2013 l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche (-45,958 miliardi) è stato pari al 2,8% del Pil, in calo di circa 2,6 miliardi rispetto al 2012 (-48,618 miliardi di euro, pari al 3% del Pil). Il saldo primario (indebitamento netto al netto della spesa per interessi) è risultato positivo e pari al 2% del Pil, con una diminuzione di 0,2 punti percentuali rispetto al 2012.

La spesa per interessi che, secondo le nuove regole, non comprende più l’impatto delle operazioni di swap, è stata pari al 4,8% del Pil, in diminuzione di 0,4 punti percentuali rispetto al 2012. Alla fine del 2013 il debito pubblico, misurato al lordo degli interventi di sostegno finanziario all’Area Euro, si attestava a 2.069,841 miliardi di euro, pari al 127,9% del Pil. Rispetto al 2012 il rapporto tra il debito e il Pil è aumentato di 5,7 punti percentuali.

Fonte: La Repubblica