L’allarme di ANET: il teatro privato non può aprire

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L’ANET, è un’Associazione Nazionale Esercizi Teatrali, ha lanciato una petizione e l’ha diretta a Dario Franceschini (Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo). La petizione la si può trovare sulla piattaforma Change.org. Una petizione che corrisponde ad un grido d’allarme: il teatro privato, a queste condizioni non può riaprire” ANET ha fatto delle richieste precise che possano permettere una riapertura dei teatri, che vi proponiamo in forma completa senza tagli né censure. “Le prescrizioni inserite nel Dpcm e relativi allegati in tema di riapertura dei teatri – a partire dalla limitazione delle 200 persone – non garantiscono la sostenibilità economica per il comparto del teatro privato, le cui entrate sono in gran parte e prioritariamente garantite dalla vendita al botteghino. A queste condizioni tutto il comparto del teatro privato italiano non potrà riaprire, con il perdurare di una situazione che assume, in particolare per i privati, dei contorni sempre più drammatici. Il Teatro si programma con largo anticipo, necessitiamo quindi di un cronoprogramma che definisca con chiarezza il percorso che ci accompagnerà sino ad una piena riapertura, senza alcuna limitazione delle attività. Si propone, quindi: 
– prioritariamente, alla luce degli ingenti mancati incassi, sia da bigliettazione che da vendita degli spettacoli, si richiede un congruo ristoro per le imprese del comparto del teatro privato, a valere sul Fondo emergenze spettacolo e cinema istituito dal decreto “Cura Italia” ed incrementato dal decreto “Rilancio”. Il sistema privato è al collasso e senza ulteriori risorse non potrà uscire dalla difficile situazione che si è venuta a creare;
– un ulteriore prolungamento della cassa integrazione, visto il perdurare delle chiusure. In caso contrario la conseguenza sarebbe il licenziamento dei lavoratori che accederebbero, comunque, ad un ammortizzatore sociale, l’indennità di disoccupazione. Sarebbe, quindi, più utile utilizzare quelle risorse per garantire posti di lavoro;
– per il periodo relativo alla chiusura dettata da prescrizioni di complessa attuazione, si richiede la sospensione totale dei tributi IMU, TARI ed altri tributi nonché del pagamento delle utenze, ed il prolungamento della misura già prevista del credito d’imposta per gli affitti;
– la possibilità di dedurre le spese di acquisto abbonamenti e biglietti;
– semplificazione delle misure di accesso al credito, attraverso forme di garanzia dello Stato (dal 90 al 100 per cento)”.
ANET conclude indicando alcune misure di sistema, tipo: l’individuazione di nuovi strumenti di sostegno, quale il credito d’imposta modello cinema; l’estensione dell’art bonus anche all’esercizio teatrale privato, settori tra i pochissimi rimasti senza possibilità di utilizzo di tale strumento.

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