L’esecutivo punta a varare il prossimo 24 dicembre i primi due decreti attuativi: quello sugli ammortizzatori sociali con l’estensione del sussidio di disoccupazione anche ai collaboratori e quello sul contratto unico a tutele crescenti. I sindacati, tuttavia, lamentano il fatto di non aver ancora visto il testo definitivo. Tra le ipotesi sul piatto c’è quella del reintegro per i licenziamenti disciplinari nel caso il “fatto materiale” non sussista.  Ancora nebulosa, invece, è la questione degli indennizzi: l’intenzione è di mantenere 2,5 mensilità minime per le piccole imprese e portare per le altre la soglia tra 3 e 6 mesi.

Tuttavia le parti sociali restano divise: se la Cisl condivide l’idea di un contratto a tutele crescenti come forma più “competitiva e diffusa” chiedendo indennizzi adeguati, la Uil attraverso il segretario generale, Carmelo Barbagallo, promette “lotte crescenti. Era stato promesso ai giovani che si sarebbe parlato per loro di occupazione: oggi però la riunione è iniziata parlando di licenziamenti, noi vogliamo evitare la strage di posti di lavoro”.

Dura Susanna Camusso, numero uno della Cgil, secondo cui è stato “illustrato quello che potremmo definire ‘contratto a monetizzazione crescente’. Il cuore della proposta è che si passa da una tutela reale, concreta, alla monetizzazione di quella tutela. Non c’è alcuna traccia degli ammortizzatori sociali”. Uil e Cgil sono concordi sul fatto che si tratti di una riforma che mette le imprese davanti ai lavoratori.