Salini Impregilo punta su rilancio infrastrutture. Via il buy back fino al 10 per cento del capitale

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salini impregiloLa società punta sullo Sblocca Italia e sulla ripresa del Ponte di Messina. Soltanto nel giugno scorso, c’era stato un collocamento di azioni per la ricostituzione del flottante a 3, recipe 7 euro, look mentre il prezzo di Borsa è ora a 3,18 euro

Scommette sul governo Renzi e sul rilancio delle infrastrutture. Sperando che i provvedimenti contenuti del decreto Sblocca Italia – che sulla carta dovrebbero favorire la ripresa di cantieri pubblici e privati – si trasformino in atti concreti. Magari a partire dal via libera alla costruzione del Ponte di Messina. Se così fosse, le azioni del primo “general contractor” italiano sarebbero sottovalutate, perché potrebbe avvantaggiarsi nel caso di un rilancio delle infrastrutture da parte dell’esecutivo.
A grandi linee, è questo il ragionamento alla base dell’intervento di Pietro Salini, presidente del gruppo delle costruzioni, durante l’assemblea della società con cui, non a caso, è stato approvato il buy back – il riacquisto di azioni proprie – fino al 10 per cento del capitale.
Pietro Salini, protagonista della scalata sui rivali di Impregilo, ha fatto chiaramente capire di aver messo una “gettone” sul governo presieduto dall’ex sindaco di Firenze: “Segnali positivi ci vengono dall’italia e dal governo italiano nell’ambito del rilancio dei progetti infrastrutturali. Io sono un soldato dell’esercito del Paese per la ripresa, siamo a disposizione per creare ricchezza” ha spiegato. “Lo Sblocca Italia che tutti hanno criticato, e non faccio una difesa d’ufficio, mi aspetto che faccia quello che è stato annunciato – ha aggiunto – e che si unisca alla legge di Stabilità”.
Ovviamente, come a ogni cambio di esecutivo, il gruppo spera nella ripresa del cantiere più contestato d’Italia: il ponte sullo Stretto di Messina. “Mi auguro e spero che Renzi riapra il dossier”. è l’auspicio di Pietro Salini. Secondo indiscrezioni, Salini Impregilo sarebbe pronto a rinunciare alla penale da 630 milioni prevista dal contratto stipulato con l’allora governo Berlusconi (anno 2006) per la costruzione del Ponte. A fronte, però, di un valore del contratto pari a 4,6 miliardi di euro.
Non per nulla, il costruttore romano ha mandato anche un altro segnale al governo. A precisa domanda, Salini non nega la possibilità che in futuro la sede della società possa essere trasferita all’estero, me per il momento l’obiettivo è di restare. “Sono un grande tifoso dell’Italia”, anche se “non posso escludere niente: siamo presenti in 55 Paesi, siamo una multinazionale” e per questo sulla posizione della sede legale “non posso escludere nulla”. Per adesso, comunque, è “certo che la fiducia nel nostro Paese non è scesa”, anzi “è cresciuta molto”.
L’assemblea ha così approvato il buy back fino al 10 per cento del capitale (la famiglia Salini controlla già il 64% della società) per sostenere il titolo e per operazioni di finanza straordinaria. Questo, però, avviene soltanto tre mesi dopo il maxi collocamento di azioni in Borsa per
ricostituire il flottante a un prezzo molto lontano dagli attuali valori di Borsa. In pratica, nel giugno scorso le azioni furono offerte a 3,7 euro, mentre ora Salini potrebbe ricomprarsele domani a 3,18 euro
Sempre durante l’assemblea, Salini ha risposto anche a domande sulla vicenda di Panama, dove la società sta lavorando per il raddoppio del canale per cui è aperto un contenzioso. “Panama è solo uno dei 120 cantieri che abbiamo in 55 Paesi, ha attraversato dei problemi che c’erano già prima che arrivassimo, è in corso un arbitrato. Ma il nostro modello di gestione funziona, nonostante Panama, perché il nostro portafoglio rende quanto previsto”.

La Repubblica

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