Conte adesso cerca la tregua: ma è pronto il muro in Europa

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La Commissione vorrebbe destinare almeno 500 miliardi a fondo perduto ma i frugali non ci stanno. Merkel: “Negoziato difficile”

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Quantificare gli aiuti economici e i prestiti a fondo perduto, decidere le loro modalità di utilizzo, affrontare la questione del potere di veto degli Stati nazionali e mettere d’accordo tutti i Paesi membri dell’Unione europea, frugali compresi. Sono questi alcuni dei temi cruciali che si discuteranno nel Consiglio europeo straordinario in programma oggi, 17 luglio, e domani.

In mezzo a tutto questo, Giuseppe Conte cerca una tregua, anche se la battaglia si preannuncia durissima. L’obiettivo comune, almeno a parole, è trovare una quadratura del cerchio tale da offrire all’intera Europa una road map per uscire dalla crisi economica provocata dalla pandemia di Covid. Le differenze di vedute, tuttavia, pesano tantissimo. E così, se per Emmanuel Macron l’appuntamento di Bruxelles è ”un momento di verità e ambizione per l’Europa”, per il premier olandese Mark Rutte le possibilità di raggiungere un accordo nella riunione odierna sono inferiori al 50 per cento.

L’Olanda, uno dei più accesi componenti del club dei rigoristi, sostiene che il contenuto di una ipotetica intesa sia più importante della rapidità nel trovare un punto in comune. Il motivo lo ha spiegato lo stesso Rutte: “Un compromesso debole non aiuterà l’Europa a fare progressi”. Poco ottimista anche Angela Merkel, secondo la quale il negoziato sarà “difficile” e “non è possibile prevedere il raggiungimento di un risultato”.

Insomma, fin dalle prime battute la riunione dei capi di Stato e di governo dei paesi membri, convocata per approvare il fondo europeo per la ripresa dalla crisi del coronavirus e il Quadro finanziario pluriennale dell’Ue per il 2021-2027, dà l’impressione di essere un percorso in salita irto di ostacoli.

Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Ue, ha provato a smorzare i toni. “Se agiremo in maniera giusta supereremo questa profonda crisi. Tutti gli strumenti necessari sono sul tavolo, possiamo emergere più forti”, ha spiegato. Anche se i nodi da sciogliere rischiano di restare rebus irrisolvibili, von der Leyen ha fatto capire che una decisione, in qualche modo, andrà messa nera su bianco. ”Il mondo intero ci guarda per vedere se l’Europa è in grado di mantenersi unita e di superare questa crisi”, ha aggiunto.

Come ha sottolineato Repubblica, tre sono i principali temi da affrontare. Il primo riguarda le dimensioni finanziarie della risposta anti-crisi. Il secondo, strettamente collegato alla quantità di denari da mettere sul piatto, è invece inerente a come dividere gli aiuti tra prestiti da restituire e iniezioni a fondo perduto. Il terzo punto affronta la questione dell’assegnazione al Consiglio europeo del potere di bocciare i piani nazionali d’investimento.

Sullo sfondo troviamo poi il volume del bilancio comunitario 2021-2027, le richieste dei Paesi frugali e il vincolo tra l’accesso ai fondi europei e il rispetto delle libertà democratiche. La sensazione è che serviranno diversi compromessi prima di assistere a una eventuale fumata bianca.

Bruxelles punta tutto sul Next Generation Eu, un piano di aiuti che comprende anche il Recovery Fund. Il valore complessivo ammonta a 750 miliardi di euro. L’idea della Commissione è di assegnare 310 miliardi di sussidi a fondo perduto e 250 di prestiti. E ancora: 55 per finanziamenti di Comuni e ospedali dei Paesi membri, 40 per il raggiungimento di un’economia a basso imbatto sull’ambiente, 15 per gli aiuti agli agricoltori, altri 15 alla Bei per aiutare imprenditori e start-up, 31 sempre alla Bei per gli investimenti privati, 9,4 per rinforzare i servizi sanitari nazionali e 3,1 per appalti e aiuti mirati decisi dalla stessa Commissione.

La Commissione vorrebbe destinare almeno 500 miliardi a fondo perduto ma i frugali battono i pugni sul tavolo, chiedendo una riduzione di tale somma. Alcuni eurodeputati insistono per introdurre nuove imposte su scala europea – dalla tassazione sulle plastiche a quella sulle emissioni – così da raccimolare i soldi necessari.

Per quanto riguarda i piani di investimento, l’Olanda vorrebbe che questi fossero approvati dai 27 Paesi membri dell’Ue all’unanimità. L’Italia, al contrario, chiede che il potere resti nelle mani della Commissione.

Giuseppe Conte, arrivando nella sede del Consiglio europeo, ha spiegato che il vertice non riguarda solo ”una questione di flussi finanziari”. ”Stiamo elaborando una risposta economica e sociale per tutti i nostri cittadini europei, nel comune interesse, per i valori che condividiamo, e per rendere l’Europa più resiliente, più competitiva nel contesto globale”, ha dichiarato il premier italiano.

Per opporsi alle richieste dell’olandese Rutte, ha evidenziato Repubblica, Conte minaccia di porre il veto sui cosiddetti rebates, cioè su quel meccanismo di sconti che consente ai frugali di risparmiare 6,4 miliardi nell’ottica del contributo al bilancio dell’Ue. La partita è appena iniziata.

La posizione di Rutte è ormai chiarissima. Il premier olandese ha scritto su Twitter che saranno discusse ”due questioni enormi e complicate” con ”importanti interessi in gioco per tutti”. Si tratta del bilancio Ue e del Recovery Fund per aiutare l’Europa a superare l’impatto del Covid.

Il messaggio che arriva dall’Olanda è chiaro: i negoziati saranno duri. Per quale motivo? Basta ascoltare le dichiarazioni rilasciate da Rutte al suo arrivo al Consiglio europeo. Se i Paesi del sud Europa come Italia e Francia “hanno bisogno dell’aiuto di altri Paesi per gestire la crisi, e credo che sia così perché hanno pochi margini finanziari per farlo, è ragionevole che chiediamo un impegno chiaro sulle riforme”, ha tuonato il premier olandese.

“Se vogliono prestiti e anche trasferimenti- ha aggiunto Rutte riferendosi dunque anche e soprattutto all’Italia – penso che sia logico che io possa spiegare al popolo olandese e di altri Paesi che in cambio devono fare le riforme, e che non ci siano solo le assicurazioni che le riforme saranno fatte”. Questo significa anche che i Paesi che sono rimasti indietro “sulle riforme del lavoro e delle pensioni” devono “accelerare”.


Ilgiornale.it

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