L’impietosa analisi di Svimez: crollano redditi e consumi, cala l’occupazione

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Più intensa la ricaduta del Pil al Centro Nord, ripartenza dimezzata al Sud nel 2021. A preoccupare di più sono le ricadute sociali per la perdita del lavoro

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Lo shock Covid colpisce un Mezzogiorno ancora più indebolito dai vent’anni di recessione e dalla mancata risalita del comparto industriale. Crollano redditi e consumi, cala di sei punti percentuali l’occupazione (380mila posti di lavoro in meno), soprattutto nei comparti più colpiti, resta alto il campanello d’allarme, secondo Svimez. E la ripresa, secondo l’organismo romano, sarà «dimezzata»: +2,3% il Pil al Sud contro il 5,4% del Centro Nord.

Il crollo del Pil nel 2020 è stimato più intenso nel Centro-Nord (-9,6%), attestandosi comunque su livelli inediti anche nel Mezzogiorno (-8,2%). Ma a preoccupare maggiormente sono le ricadute sociali di un impatto occupazionale che perde nel solo 2020 in quest’area del Paese 380mila posti di lavoro. Svimez rileva che con l’immissione di risorse e misure da parte dello Stato per circa 75 miliardi di euro, la caduta del Pil è stata contenuta di circa 2,1 punti al Centro-Nord e di quasi 2,8 punti percentuali nel Mezzogiorno, anche se in termini pro-capite il beneficio è maggiore al Centro-Nord (1.344 euro) rispetto al Mezzogiorno (1.015 euro).

Il motivo? Gli analisti di Svimez sottolineano che «la politica nazionale ha sostenuto l’economia nel pieno della più grande crisi dal dopoguerra dagli impatti senza precedenti sui redditi e sui consumi delle famiglie e sugli investimenti delle imprese. Pertanto, per il rilancio si rende urgente una strategia nazionale di sostegno alla crescita compatibile con l’obiettivo del riequilibrio territoriale per cogliere le opportunità inedite che si aprono con i nuovi strumenti di finanziamento europei».

Altro elemento negativo è il crollo del settore turistico, una componente più dinamica all’interno della spesa in consumi di servizi.

Quanto ai consumi e ai redditi familiari è una catastrofe, un crollo ben più ampio mai riscontrata dalla metà degli anni ‘90 (-4,1% nel Centro-Nord e -3,3% nel Sud) per effetto, innanzitutto, della forte contrazione attesa nel volume di occupazione.

La minore caduta osservata nel reddito disponibile meridionale è in parte da attribuire alla spinta di segno opposto delle prestazioni sociali, caratterizzata da un peso comparativamente maggiore, componente nella quale confluiscono gran parte delle misure di sostegno al reddito implementate dalla politica nazionale. L’effetto congiunto del blocco produttivo, della perdita di reddito e di comportamenti di spesa fortemente prudenziali trova riflesso in una contrazione consistente dei consumi delle famiglie: – 9,1% al Sud e -10,5 al Centro-Nord. All’interno della spesa delle famiglie, in entrambe le macroaree i cali maggiori sono previsti per la spesa in servizi e, di seguito, per quella in beni durevoli.

Mentre poi al Sud crollano gli investimenti in costruzioni (-14,4%), al Nord è più forte il calo degli investimenti in macchinari ( -18,1%). In generale gli investimenti delle imprese italiane tornano ai livelli del 1980.

Per Svimez «il sostegno all’economia è stato maggiore nel Mezzogiorno, dove sono stati destinati circa il 30% degli interventi, con un contributo alla crescita del Pil di 2,8 punti percentuali, mentre al Centro-Nord, beneficiario di circa il 70% delle misure di sostegno, il contributo alla crescita (il minor crollo) del Pil determinato dall’intervento pubblico è stato del 2,1%». Ma dopo l’emergenza, servono politiche nazionali di coesione territoriale. È questa l’occasione, forse l’ultima, secondo Svimez, per restituire alla” politica ordinaria il suo ruolo naturale, ma troppo al lungo smarrito, di garantire su tutto il territorio nazionale parità di accesso ai diritti di cittadinanza. La pandemia ha unito il Paese nella fase iniziale della diffusione del Covid e con questo spirito unitario vanno individuate le priorità della politica economica nazionale per cogliere le inedite opportunità che si aprono con i nuovi strumenti di finanziamento europei.

Affari italiani

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