Virus, l’idea dell’economista Usa: “L’Italia crei una moneta parallela”

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James Kenneth Galbraith alla conferenza organizzata da Eureca: “Se gli altri Stati si rifiuteranno di aiutarla, l’Italia sarà obbligata ad agire da sola”

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Non c’è bisogno che l’Italia esca dall’Unione europea, né che abbandoni la moneta unica. Per superare la crisi provocata dal coronavirus potrebbe esserci un’inesplorata “terza via”.

Se l’Ue non sarà in grado di “rispondere ai problemi” dei cittadini, se altri Paesi si rifiuteranno di aiutarlo, allora il Belpaese potrebbe “emettere una propria moneta parallela”.

A ipotizzarlo è James Kenneth Galbraith, uno dei 101 importanti economisti che nei giorni scorsi hanno firmato un appello affinché l’Italia non sottoscriva l’accordo “insufficiente” raggiunto dall’Eurogruppo sui fondi per rispondere all’emergenza Covid-19. Il noto studioso americano ne ha parlato nel corso della conferenza online organizzata da Eureca (Europa etica dei cittadini e delle autornomie), guidata da Angelo Polimeno Bottai (presidente di Eureca e vicedirettore del Tg1) e che ha visto la partecipazione del giornalista Andrew Spannaus e del sottoscritto. “L’emissione di una moneta parallela ha il precedente della California nel 2009 e di altri Stati americani che la adottarono durante gli anni ’30”, ha spiegato Galbraith. “L’Italia lo può fare sia se gli altri Paesi lo approvano o sia se non lo approvano”. Nella pratica si tratterebbe di “note fiscali utilizzabili per pagare le tasse” che di fatto fornirebbero una massa di “liquidità all’economia”. Ci sarebbe ovviamente il problema dei trattati europei, che non prevedono l’esistenza di un conio parallelo all’Euro; senza contare le scontate resistenze degli Stati membri. Ma per l’economista “ora bisogna trovare le risorse per la sopravvivenza, non mi preoccuperei di questo tema e lo lascerei al futuro”. In fondo, ha detto, “la Germania e la Francia hanno violato i regolamenti di Maastricht e questo non ha portato alla loro espulsione” o a misure punitive da parte dell’Unione europea. Tradotto: l’Italia faccia ciò che serve, tanto è troppo importante per immaginarla fuori dall’Ue.

Nel corso del dibattito si è anche parlato di Stati Uniti, della reazione della Fed all’emergenza sanitaria e delle politiche di Donald Trump. Ma è stata la situazione europea, e in particolare quella italiana, ad attirare l’attenzione. Dure le critiche di Galbraith alle scelte politiche di Bruxelles (“in questa crisi la Commissione Ue ha fatto molto meno di quanto avrebbe dovuto”), ai metodi di intervento della Bce (“dovrebbe acquistare direttamente debito pubblico in base alla necessità”) e alle ferree regole europee (“i trattati Ue andrebbero sospesi”). Sulla diatriba tra Eurobond e Mes come risposta alla crisi prodotta dal coronavirus, l’economista invece la mette in questi termini: “Ora siamo come in una guerra dove i popoli si alleano contro una minaccia comune e il costo deve essere ripartito. Chi ha più risorse deve condividerle”. L’Italia dovrebbe dunque “insistere su un intervento finanziario su larga scala come gli Eurobond”, perché sono l’unico strumento che va “nella direzione” di una sana condivisione dei costi per la ripartenza. E se il Consiglio europeo del prossimo 23 aprile dovesse respingere tutte le richieste italiane? “Se gli altri Stati si rifiuteranno di aiutarla”, conclude Galbraithm allora “l’Italia sarà obbligata ad agire da sola”. Poi si vedrà.

ilgiornale

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