Treni pieni al 50% Allarme di Italo “Così chiudiamo”

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La società privata: i limiti anti-Covid ci soffocano “Condizioni insostenibili, a rischio 1.500 famiglie”

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Solo due mesi di vita. Con le attuali disposizioni anti-Covid sui treni ad alta velocità, che impongono un tetto massimo di capienza del 50%, Italo-Ntv non ha futuro. “Se permangono certe condizioni, nel giro di due mesi ci fermeremo, con gravi ripercussioni sull’occupazione: ci sono 1.500 famiglie a rischio, che arrivano a 5mila considerando l’indotto”, è il grido d’allarme dell’ad di Italo-Ntv, Giambattista La Rocca. La speranza è in un ripensamento del Comitato tecnico scientifico su quella che La Rocca definisce “norma Arlecchino”, in base alla quale Italo e i Frecciarossa sono obbligati a caricare un solo viaggiatore ogni

due posti, mentre il trasporto pubblico locale può arrivare all’80% di capienza. Per l’ad di Italo “c’è disparità tra i mezzi di trasporto” e anche “tra imprese concorrenti”.

Il fatto è che “Trenitalia, da azienda di Stato, opera anche gli intercity e i regionali. Sono tratte sussidiate, mentre noi andiamo avanti con le nostre forze, senza alcun aiuto pubblico – sottolinea il dirigente di Italo-Ntv –. I nostri ricavi dipendono solo dai biglietti venduti. Abbiamo conti economici completamente differenti”. Da qui il rischio chiusura. “Lavoriamo in condizioni insostenibili per un’azienda: oggi non copriamo nemmeno i costi operativi”, dice La Rocca. E fa i conti: “Chiuderemo l’anno in rosso di 400 milioni. Impossibile da sostenere. Non siamo contro la sicurezza, ci mancherebbe, ma le regole o sono uguali per tutti o non lo sono”.

Italo avrebbe infatti adottato 14 misure di sicurezza “in linea, se non migliori, rispetto ad altre tipologie di spostamenti”, secondo La Rocca, che dietro alla chiusura del Cts intravvede “motivazioni squisitamente politiche”. Se davvero il Covid finirà per far chiudere i battenti a Italo, in Italia non avremo più concorrenza sulla rete ferroviaria. La questione è al vaglio della ministra dei Trasporti, Paola De Micheli: “Italo e Trenitalia ci hanno mandato una serie di proposte che abbiamo già valutato: alcune ci sembrano buone per garantire, con un riempimento maggiore, la sicurezza ai passeggeri. Tutta questa mole di lavoro la stiamo condividendo col ministero della Sanità e, conseguentemente, col Comitato tecnico scientifico per vedere se anche sui treni a lunga percorrenza si può aumentare il numero di persone trasportate”.

Elena Comelli, Quotidiano.net

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