Vaccino antinfluenzale, arrivano i timori: dosi scarse

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 Dosi scarse, tempi lunghi e modelli organizzativi poco chiari. Sono queste le principali preoccupazioni dei medici di medicina generale già attivamente impegnati sul fronte della vaccinazione antinfluenzale. I camici bianchi non hanno mai ricevuto così tante richieste come quest’anno. “Abbiamo già un aumento delle richieste, rispetto alla passata stagione, di circa l’80%” riferisce Claudio Cricelli, presidente della Società italiana dei medici di medicina generale. “Precedenza verrà data ai cosiddetti ‘aventi diritto’ che quest’anno saranno gli ultrasessantenni (lo scorso anno erano gli over 65) e gli ammalati, considerati i soggetti più deboli” aggiunge.
Nel Lazio, in particolare, il vaccino non è solo fortemente raccomandato, ma obbligatorio per gli over 65.
“Inoltre, quest’anno il vaccino antinfluenzale è raccomandato – e in alcuni Regioni, come Lazio e Campania, gratuito – anche ai bambini dai 6 mesi di vita fino ai 6 anni d’età” aggiunge Rocco Russo, coordinatore del tavolo tecnico sulla vaccinazione della Società italiana pediatria (Sip).
“Il fabbisogno di dosi cresce ulteriormente se si considera che nei soggetti sotto i 9 anni d’età, mai sottoposti prima al vaccino antinfluenzale, le dosi da somministrare saranno due a distanza di 4 settimane le une dalle altre” precisa. Quindi, in questa stagione influenzale si avrà un numero molto più elevato di persone da vaccinare rispetto agli anni passati e questo potrebbe creare problemi di disponibilità. “Ci preoccupa molto la quantità di dosi che avremo a nostra disposizione” conferma Silvestro Scotti, presidente della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg). “Per il livello di richieste di quest’anno temo – spiega – che non ne avremo a sufficienza e a quel punto o la faremo a chi arriverà primo oppure dovremmo avere delle linee guida che ci aiutino a fare una scelta a chi darà o meno la priorità: se ad esempio a un paziente sano di 60 anni o a un malato cronico di 55 anni”.
Altra criticità riguarda la tempistica. “I vaccini dovrebbero arrivare alle Asl gli ultimi giorni di settembre e poi ai medici di medicina generale il 4-5 ottobre” riferisce ancora Cricelli. Ma il condizionale è d’obbligo.
“Purtroppo temo che ci saranno dei ritardi” denuncia Scotti. “In questo senso non sono state rispettate nè le linee guida del ministero della Salute e nè le raccomandazioni dell’Aifa, secondo le quali avremmo dovuto iniziare con le vaccinazioni già i primi di ottobre. Ad oggi – continua – non abbiamo informazioni chiare sui tempi”.
Prima di arrivare negli studi medici, infatti, i vaccini percorrono diverse tappe: dalla Regione alle Asl, poi i distretti territoriali e in ultima istanza i medici di famiglia. “Alla fine probabilmente potremo iniziare a somministrarli nelle ultime settimane di ottobre” dice Scotti.   
I ritardi potrebbero inoltre dipendere anche dalle modalità di somministrazione, anch’essi poco chiari e lasciati alla sensibilità e capacità di ogni camice bianco. “Sappiamo che per l’elevato numero di richieste e per le procedure di sicurezza da rispettare, la somministrazione dei vaccini richiederà diverso tempo” spiega. “Praticamente a questo scopo – continua Scotti – dedicheremo buona parte della nostra attività lavorativa: se prima somministrare un vaccino richiedeva qualche minuto, ora per le norme anti-Covid sul distanziamento ci vorrà 4 o 5 volte più tempo”.
  Il vaccino sarà somministrato ai pazienti per appuntamento e ai medici toccherà provvedere anche a mettere in sicurezza le sale d’attesa, non sempre con spazi sufficientemente grandi. “In questo siamo stati lasciati da soli – attacca Scotti – ogni medico cerca di organizzarsi come meglio può. Ad esempio, per quanto mi riguarda ho provveduto adibendo fuori dal mio studio una pergola e presto anche un tendone dove appunto si somministrerà il vaccino, ma è una mia iniziativa”. Scotti lamenta quindi il mancato sostegno da parte delle istituzioni nel mettere a punto modelli organizzativi utili alla somministrazione del vaccino. 
   “Cercheremo di organizzarci – aggiunge Cricelli – come meglio possiamo. Si stanno valutando spazi ad hoc presi in prestito, come palestre, chiese, cinema…”. Se già si prevedono numerose difficoltà per le vaccinazioni ai soggetti considerati a rischio, per cui la somministrazione è fortemente raccomandata, ancora più ostacoli ci si aspettano per le vaccinazioni rivolte al resto della popolazione.
   “Certamente, una volta vaccinati gli ‘aventi diritto’, mettiamo a disposizione le nostre dosi anche agli altri –  continua Scotti – in alternativa il vaccino si può acquistare in farmacia per poi farselo somministrare dal proprio medico, ma temo che con così tanta richiesta anche le farmacie avranno difficoltà a soddisfare tutti”. 
   Il coordinatore del tavolo tecnico sulla vaccinazione della Società italiana pediatria, Russo, conclude: “Anche per i bambini si darà priorità a chi ne ha più bisogno, come ad esempio quelli con patologie croniche. Nell’attesa ci preme sottolineare che se si seguono tutte le buone norme anti-Covid – distanze, mascherina e igiene mani – sarà possibile tenere a bada anche i virus influenzali e, in generale, tutti i virus e i batteri”.

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