Disinformazione, le aziende ritirano la pubblicità da Facebook ma la piazzano su altri siti inaffidabili

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Negli ultimi quattro mesi, aziende come Pfizer, Microsoft, Starbucks e Target hanno pubblicato annunci pubblicitari – probabilmente in maniera involontaria, tramite algoritmi che determinano la destinazione degli annunci programmati – su siti che NewsGuard ha valutato nel complesso inaffidabili

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Oltre un migliaio di aziende di tutte le dimensioni – che vanno da Adidas a Coca-Cola, a centinaia di piccole imprese e organizzazioni no profit – hanno aderito alla campagna Stop Hate for Profit, un movimento guidato da ADL (Anti-Defamation League) e NAACP (National Association for the Advancement of Colored People), e stanno chiedendo alle aziende di tutto il mondo di boicottare Facebook in segno di protesta contro quella che le organizzazioni per i diritti civili considerano l’incapacità della piattaforma di contrastare la diffusione dell’odio in rete. “I tuoi profitti economici non varranno mai la promozione di odio, razzismo, antisemitismo e violenza” sostiene la campagna. Eppure, molti dei marchi che partecipano al boicottaggio continuano a finanziare con i loro annunci pubblicitari siti che promuovono contenuti molto simili. E vi spieghiamo come può accadere.

Negli ultimi quattro mesi, aziende come Pfizer, Microsoft, Starbucks e Target hanno pubblicato annunci pubblicitari – probabilmente in maniera involontaria, tramite algoritmi che determinano la destinazione degli annunci programmati – su siti che NewsGuard ha valutato nel complesso inaffidabili. NewsGuard è nato nel 2018 per volontà di alcuni giornalisti americani. Si tratta di un sistema che censisce e analizza i siti di informazione stabilendone il grado di affidabilità. Un grado che possiamo visualizzare grazie ad una semplice estensione del browser e presente in Italia, Germania, Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Ha già censito le testate che raccolgono oltre il 92 per cento del traffico Web.

Insomma, utilizzando i dati di Moat, società di analisi e misurazione di campagne pubblicitarie, NewsGuard ha esaminato le pratiche pubblicitarie di 15 aziende partecipanti al boicottaggio. Alcune di queste aziende – come Patagonia e Coca-Cola – non hanno pubblicato annunci su siti considerati inaffidabili da NewsGuard negli ultimi mesi. Altre aziende invece hanno promosso i loro prodotti su siti di disinformazione che hanno fatto propaganda anti-vax e diffuso falsità islamofobe e teorie del complotto sul luogo di nascita dell’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama, solo per citare qualche esempio.

Il colosso della tecnologia HP, per esempio. “Ci aspettiamo che tutte le piattaforme su cui pubblichiamo pubblicità mettano in atto politiche responsabili che impediscano la pubblicazione dei nostri annunci insieme a contenuti discutibili”, ha detto la società in una nota che annuncia la propria partecipazione al boicottaggio. Un appello rimasto perlopiù inascoltato. Gli annunci pubblicitari della società sono però apparsi di recente su 28 siti classificati come inaffidabili da NewsGuard, tra cui, per esempio, GellerReport.com, un sito che ha descritto l’Islam come un “assalto al nostro stile di vita”, in un articolo del 2018 dove si affermava anche: “fino a quando il mondo occidentale non capirà la minaccia portata dall’ideologia islamica alla propria società e cultura, le persone continueranno a morire”.

La galassia dei siti inaffidabili
HP ha anche pubblicato annunci pubblicitari su TheConservativeTreehouse.com, un sito di disinformazione finito sotto i riflettori il mese scorso per aver promosso la notizia falsa (in seguito apparsa anche sul feed di Twitter del presidente statunitense Donald Trump) secondo cui un anziano manifestante attaccato dalla polizia a Buffalo, New York, era un membro di Antifa. La lista non finisce qui. Le pubblicità di Starbucks, HP, Ford, e Target, per esempio, finanziano ZeroHedge, un blog di finanza trasformato in hub di teorie del complotto che ha promosso falsità sull’ex vicepresidente statunitense Joe Biden durante l’inchiesta sull’impeachment del presidente Trump al Congresso, lo scorso autunno, e ha falsamente affermato che il coronavirus è stato rubato da spie cinesi in un laboratorio canadese. Annunci pubblicitari di queste aziende compaiono anche su siti di disinformazione russa: Microsoft e HP, per esempio, hanno pubblicato annunci pubblicitari su Sputnik, e Adidas su RT, entrambi megafoni di Vladimir Putin che pubblicano propaganda russa e cercano di creare divisioni negli Stati Uniti e in Europa.

NewsGuard spiega perché questo è importante: “Il boicottaggio delle pubblicità di Facebook ha visto colossi internazionali affermare che i valori di inclusione sono importanti tanto quanto i loro profitti. Eppure gli annunci pubblicitari di molte di queste aziende continuano a sovvenzionare siti inaffidabili su internet, comparendo a fianco di articoli razzisti e complottisti. Ciò non significa che le aziende sostengano tali siti, ma è ciò che accade quando le aziende pubblicano annunci utilizzando algoritmi, senza considerare i contenuti di un sito o i suoi standard giornalistici. NewsGuard cerca di combattere la disinformazione con l’intelligenza umana, valutando l’affidabilità dei siti di notizie. Le nostre analisi, scritte sulla base di nove criteri giornalistici ampiamente riconosciuti, offrono ai lettori un contesto per capire ciò che leggono online grazie ai punteggi (da 0 a 100) assegnati ai siti, e grazie alle icone verdi (per i siti generalmente affidabili) e rosse (per i siti generalmente non
affidabili).

La stretta di Facebook
A seguito della proliferazione della disinformazione online durante le elezioni del 2016, Facebook ha scritto nuove regole per proteggere l’autenticità sulla sua piattaforma. “Non permettiamo alle persone di presentarsi su Facebook per quello che non sono, di utilizzare profili falsi, o di aumentare artificialmente la popolarità dei contenuti”, si legge nelle politiche ufficiali della piattaforma in merito al ‘comportamento non autentico’. L’obiettivo, scrive Facebook, è “creare uno spazio in cui le persone possano fidarsi delle persone e delle comunità con cui interagiscono”.

Repubblica

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