“For or against America”

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(di Mauro della Porta Raffo) Ne abbiamo trattato – sottolineando le differenze e prima di tutto il fatto che mai si ripropongono le stesse precise condizioni e circostanze – a proposito dei richiami al 1968.
Torniamo a parlarne oggi quando da qualcuno si fa invece riferimento al 1972.
La prima cosa da notare in merito è che nelle due a dir poco travagliate tornate elettorali ricordate il protagonista e vincitore fu il repubblicano Richard Nixon, capace di coalizzare ottenendone i consensi quella che chiamò ‘maggioranza silenziosa’ (dimostratasi tale).
Ora, quanto al predetto 1972, si sostiene che la ragione della affermazione (‘a valanga’) dell’ex Vice Presidente di Dwight Eisenhower sia da ricercare in una particolare sua collocazione vincente così come nella contrastante e perdente posizione del rivale democratico George McGovern.
Semplificando efficacemente, Nixon chiamava a raccolta “for America” un Paese che cercava di (e voleva) sollevarsi mentre McGovern veniva percepito e in fondo, criticando aspramente ogni operato dell’incumbent, parlava “against America”.
Nei panni, nelle vesti oggi di Nixon sarebbe Donald Trump, del resto già convinto sostenitore del motto “America First”.
Semplificazione (davvero, fra l’altro, Joe Biden ricorderebbe McGovern?), questa che, per quanto affascinante, tale rimane.
Certo è che non poche volte il Paese America si è raccolto attorno alla Casa Bianca (chiunque l’abitasse) – ‘alla bandiera’, come si dice – nei momenti di grande difficoltà.
E c’è qualcuno che possa sostenere che tale non debba essere ritenuto questo drammatico 2020?

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