Dossier di Bankitalia: “L’ascensore sociale oramai s’è bloccato”

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L’ascensore sociale in Italia s’è guastato, certifica uno studio proveniente da Bankitalia. Di sicuro valore scientifico, pur non essendo documento «ufficiale» di palazzo Koch, il dossier rischia di ingenerare lo stesso tipo di pensieri ingenerosi di quando restiamo chiusi per un bel po’ tra primo e secondo piano, e all’improvviso sentiamo voci sul pianerottolo che tentano di rassicurarci. «Finalmente hanno sentito il campanello d’allarme, alla buon’ora!…».

Che in Italia l’ascensore fosse bloccato da tempo, infatti, è ormai molto più di una sensazione diffusa: piuttosto un dato di fatto. Un tempo c’era l’Italia delle «corporazioni» e tutto era (almeno sembrava) chiaro e lineare. Di padre in figlio: mestiere, tradizioni, esperienza, sghei. L’avvento (più presunto che reale) della «libera concorrenza», con il carico di illusioni recato, non ha invece scongiurato che a poco a poco si sedimentassero una serie di privilegi e di posizioni «inarrivabili» o «intoccabili». Tanto da far disperare sulla lealtà della «gara sociale». Struttura distorta, ed emersa in tutta la sua rigida inefficienza con l’arrivo poi della crisi economica e la scoperta (anch’essa tardiva) di una o più «Caste»: élite politico-economiche fondate sulla persistenza del privilegio. Un gap incolmabile, per chi non nasce, come si dice, nel «letto giusto». Ora questa percezione ha il sostegno dello studio dei validi ricercatori di Bankitalia (Luigi Cannari e Giovanni D’Alessio). Essi ci dicono che istruzione, reddito da lavoro e ricchezza continuano a ereditarsi da genitori ai figli, con una tendenza tornata a crescere notevolmente negli ultimi anni e che portano il nostro paese fra quelli con meno mobilità fra generazioni. Le «condizioni di partenza» restano decisive e largamente preponderanti per lo status, specie se si considerano anche tutti gli altri fattori «ambientali», come quartieri di provenienza, scuole frequentate, amicizie familiari.

I ricercatori sottolineano come «una società che registri possibilità di successo economico non significativamente superiori in funzione delle fortune dei propri avi tende a generare scontento ed è fonte di possibili tensioni nella parte di popolazione svantaggiata». Dai dati sui bilanci delle famiglie italiane tra il 1993 e il 2016, si nota come «uno dei canali di trasmissioni delle condizioni di benessere dai genitori ai figli è l’istruzione». La scuola non è in grado di compensare che in minima parte le diseguaglianze di partenza. La scelta alle superiori è infatti condizionata e dipendente dalla scolarità dei genitori e «gli studenti si autoselezionano nelle diverse tipologie di istruzione secondaria (o nell’abbandono scolastico) sulla base dei risultati precedentemente conseguiti e della professione e del titolo di studio dei propri genitori». L’analisi ha evidenziato un ruolo calante del fattore istruzione mentre «decisamente crescente è invece il contributo dei fattori familiari diversi dall’istruzione». Si eredità di più, e l’accumulazione di ricchezze, gestite finanziariamente, finisce per non richiedere neppure quel minimo di sagacia o capacità ai fortunati eredi. Attendere la riparazione dell’ascensore sembrerebbe speranza vana, dunque. Non resta che la mesta fatica della scala, gradino dopo gradino.

Roberto Scafuri, Il Giornale

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