Il Piemonte del tartufo bianco: ecco 10 trattorie da non perdere

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Tra Langhe e Monferrato una selezione di osterie di qualità dove trovare buona cucina senza svenarsi

tartufo-meraviglia-suprema-1Dalla capitale delle Langhe, Alba, a Murisengo nel Monferrato, da San Sebastiano Curone nell’Alessandrino a Vezza d’Alba, nel Roero, le ultime settimane di novembre sono un fiorire in Piemonte di fiere e sagre dedicate al tartufo bianco. Che, tra l’altro proprio in queste settimane di primi freddi dà il meglio di sé. E spesso ha anche prezzi più “umani” . Per chi decide di andare ad assaggiarlo sul posto ecco gli indirizzi di qualche osteria di qualità, dove trovare buona cucina senza svenarsi.
Alba: nella capitale del tartufo il posto giusto, e anche il più famoso. La Piola, la sorella tutta territorio e tradizione del pluristellato, pluricappellato, pluritutto Piazza Duomo. Al piano terreno di un palazzo storico o nel bel dehors riscaldato davanti al duomo di Alba si può mangiare una delle cucine langarole più garantite (per dire le verdure sono quelle dell’orto curato da Enrico Crippa). Carne all’Albese e tajarin i piatti da sposare con il tartufo.
Nella Langa del Barolo il tardo autunno è uno dei momenti in cui il panorama delle colline del è più spettacolare, una festa di colori. quasi ogni comune ha la sua osteria. A Cherasco, elegante cittadina che delle Langhe è la porta, L’Osteria La Torre, in una via del centro, è uno dei migliori rapporti qualità prezzo della regione: la carne battuta al coltello, le lumache (Cherasco è una delle capitali dell’elicicoltura), i gnocchi di patate (anche qui la grattata di tartufo ci sta bene) la guancia di vitello stracotta al vino rosso, i piatti da non perdere.
L’Osteria Veglio a La Morra, poi, ospitata nella vecchia scuola della frazione Annunziata, dove quattro giovani di belle esperienze (uomini ai fornelli, donne in sala) propongono una moderna cucina di territorio. Guardando dalla spettacolare terrazza sulle vigne della Bussia, si può grattare il tuber magnatum pico su un uovo in cocotte. Magari dopo la buona insalata russa. E scegliendo una bottiglia da una carta che di Barolo ha tutto o quasi.
Sperduta in cima a una collina, a pochi chilometri da Monforte d’Alba La Repubblica di Perno è un’altra delle osterie moderne che stanno dando nuova vita alla ristorazione langarola. In cucina un nome noto come Marco Forneris, allievo di quel Carlo Arpino (fratello dello scrittore) che fu grande cuoco e pasticcere. Al piano terra un tavolo conviviale, tavoli “singoli” al primo piano: vitello tonnato, agnolotti al plin, finanziera, ma anche tutti i piatti necessari per la “trifola”, comprese certe robiole che la sposano alla grande. E bella scelta enoica.
Appena nata (è stata inaugurata ai primi di agosto) è invece l’Osteria Tre Case, in un’altra capitale del Barolo come Serralunga d’Alba. Qui, proprio sotto lo storico castello, a due passi da cantine prestigiose, due giovani vi offrono piatti che non disdegnano le mode (la pancetta di maiale iberico), ma non dimenticano i fondamentali di Langa dai tajarin al vitello tonnato. E tanto meno il tartufo.
Sta tra le vigne del Barbaresco, a Treiso, invece l’Osteria dell’Unione. Qui è nata l’Arcigola, prima di diventare Slow Food, qui Carlo Petrini e Folco Portinari, ma anche Luciano Lama o Massimo D’Alema sono stati viziati da Beppe Marcarino, mancato qualche mese fa. La lingua in salsa, il coniglio ai peperoni e tutto il resto rimangono da non perdere. E sul tartufo si va garantiti dai trifolau che ogni mattina, gli stessi da decenni, bussano alla porta.
Di là dal Tanaro, in quel Roero che non è il fratello minore delle Langhe, ma dove i vini costano meno, il nome giusto per una cenetta a base di tartufo è a Govone: nome molto piemontese, Trattoria Pautassi, una casetta calda e accogliente e i piatti di Monica fedeli a una tradizione secolare.
Vulgata vuole poi che i tartufi migliori non nascano nell’Albese, ma in Monferrato. Non che la distanza sia grande, pochi chilometri. Nei pressi di Asti non è male l’Osteria Ai Binari: una vecchia stazione ferroviaria su una linea dismessa dove si può scegliere cosa mangiare dai menu la Littorina Sobria e la Littorina Allegra. Qui oltre al tartufo di questo periodo non manca mai la bagna cauda.
Appena più in là a Portacomaro (il paese da cui ha origini papa Bergoglio) il tartufo si sposa alle suggestioni letterarie da Bandini, moderna osteria il cui nome è stato ispirato al cuoco Massimo Rivetti, dalla passione per il personaggio di John Fante. In sala una moto Guzzi d’epoca, nei piatti gli gnocchi alla robiola di Roccaverano reggono benissimo una “grattata”.
L’ultima puntata di questa sagra profumata ha un nome da fiaba “La Casa nel bosco” se ne sta sulle colline di Cassinasco, in mezzo a un bosco che domina i vigneti di moscato: qui magari prima di una lasagna al forno si può mettere il giusto tartufo sopra una bella tartara di Fassona. E finire con una panna cotta e un bicchiere di Moscato.

di Marco Trabucco, La Repubblica 

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