Per Cagnoni (Ieg), le fiere devono fare sistema

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Parla il presidente e a.d. di Ieg. Nel 2017 fatturato a 129 mln e utile di 8 mln. In borsa in autunno

“All’estero potremmo andare insieme, come i tedeschi”

Lorenzo Cagnoni

«Oltre a Milano ritengo ci sia posto sul mercato fieristico nazionale per un altro player di peso e noi ci candidiamo attraverso nuove integrazioni che vogliamo realizzare. È sbagliato l’isolazionismo di Milano, il ritenersi unico attore, all’estero potremmo andare insieme, come fanno per esempio i tedeschi.

Le fiere italiane potrebbero accordarsi e, per esempio, costruire un quartiere fieristico in India, un’area in grande sviluppo. La politica dovrebbe favorire questi processi perché all’estero o ci si va uniti o si lasciano spazi ad altri Paesi che riescono a fare sistema».

Lorenzo Cagnoni butta un sasso nello stagno, forte del fatto che il matrimonio (fieristico) che lui ha fortemente voluto funziona. Rimini e Vicenza presentano il primo bilancio dopo le nozze avvenute nel novembre 2016 e Cagnoni, presidente e a.d. di Ieg (cioè Italian Exhibition Group) la società nata per gestire le due fiere sottolinea la soddisfazione per questo ménage che non tutti, per la verità, davano vincente: «Siamo leader in Italia», dice, «nella classifica del numero di manifestazioni organizzate direttamente, al primo posto per redditività e al secondo per volume di fatturato».

Lo scorso anno Ieg ha registrato 15.649 espositori e 2,6 milioni di visitatori. Insomma, la macchina corre e due obiettivi saranno raggiunti a breve: la quotazione in borsa e l’internazionalizzazione, che avverrà col debutto quest’anno di una joint venture in Cina che incomincerà ad operare organizzando due fiere dedicate al business turistico mentre negli Stati Uniti sarà avviata una società di servizi nel settore degli allestimenti fieristici in vista di un inserimento più corposo nelle fiere americane.

«In Italia», dice Cagnoni, «il settore delle fiere è maturo, non prevediamo crescite importanti del comparto. Perciò dobbiamo migliorare quanto già facciamo per rafforzare le leadership. Noi prevediamo nel prossimo quinquennio 85 milioni di investimenti per ammodernare e ingrandire i due quartieri fieristici, ma è all’estero che si può crescere nel business, per esempio abbiamo appena realizzato una fiera dell’oro a Dubai che ha registrato un grande riscontro e abbiamo le potenzialità per detenere il primato europeo nell’oro, nell’alimentare dolce, nell’ambiente. Oltre al benessere (wellness) e al turismo».

Avverrà la quotazione a Piazza Affari?

 Sì. Se le condizioni della borsa saranno favorevoli prevedo che in autunno potremo quotarci.

Dopo Vicenza, quali altre integrazioni?

Dobbiamo raggiungere una soglia ottimale per diventare un player importante a livello internazionale. Un partner naturale sarebbe la fiera di Bologna ma la fattibilità di questa operazione sembra avere tempi troppo lunghi e quindi se non riusciamo a chiudere in breve tempo guarderemo altrove e il primo pensiero va a Verona.

Nel 2017 il fatturato di Ieg è stato di 129 milioni di euro, l’ebitda (risultato operativo al lordo degli ammortamenti) di 23 milioni, il risultato netto di 8 milioni e dividendi per 10 milioni. Da aggiungere che è stato effettuato un investimento di 21,5 milioni per espandere di 20 mila metri quadrati il quartiere fieristico, che ora raggiunge i 129 mila metri quadrati lordi e che ha portato l’indebitamento a 50 milioni. Per il 2018 si prevede un fatturato di 159 milioni e un ebitda di oltre 27 milioni. Ieg gestisce anche i palazzi dei congressi di Rimini e Vicenza, che hanno fatturato lo scorso anno 14,6 milioni.

«Siamo soddisfatti», conclude Cagnoni, «e incominciamo l’anno con due manifestazioni fieristiche leader nel loro settore: venerdì a Vicenza si aprirà VicenzaOro January e sabato a Rimini Sigep (gelato) per le quali attendiamo 200 mila buyers da tutto il mondo e saranno quasi 3 mila le imprese presenti. Nei nostri progetti vi è lo sviluppo della parte digitale, delle aree dei servizi, degli allestimenti e della ristorazione (abbiamo appena acquisito la bresciana Cast Alimenti, scuola di alta formazione nel settore food fondata da Iginio Massari). Tutto finalizzato per assecondare le imprese nello sforzo di far ripartire i consumi interni e il loro processo di internazionalizzazione».

Carlo Valentini, ItaliaOggi

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