Giovanni Scarafile: l’etica e il divario tra teoria e pratica

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(di Tiziano Rapanà) Giovanni Scarafile è un pezzo unico della filosofia. Egli è un intellettuale che ha fatto del dialogo interdisciplinare il tarlo del suo agire filosofico. Chi è Giovanni Scarafile? Volendo riassumere la sua personalità in una nota biografica che non minimizzi la complessità del suo lavoro di ricerca, vi dico che è un nemico del conformismo, del pensiero consueto, del manicheismo. Eppoi è anche  un professore associato di Filosofia Morale presso l’Università di Pisa e membro del Collegio docenti del dottorato in Filosofia delle Università di Pisa/Firenze. Liu Boming Professor all’Università di Nanchino. Dirige la collana editoriale Controversies. Ethics and Interdisciplinarity per John Benjamins Publishing Company di Amsterdam ed è componente del comitato editoriale di Diogenes. Fa parte dello Steering Committee della FISP. Fédération Internationale Des Sociétés De Philosophie, vicepresidente dell’IASC (International Association for the Study of Controversies) e segretario della SIFM (Società Italiana di Filosofia Morale). Da anni cura un blog molto seguito sul web, Esercizi di vita desta. Scarafile ha scritto un libro fondamentale per uscire dalla trappola ordita dal demone della banalità, Mind the Gap. L’etica oltre il divario tra teorie e pratiche (Edizioni Ets). Il libro parte da una riflessione di Kiekergard: “Accadde in un teatro, che le quinte presero fuoco. Il clown uscì per avvisare il pubblico. Credettero che fosse uno scherzo e applaudirono; egli ripeté l’avviso: la gente esultò ancora di più. Così mi figuro che il mondo perirà fra l’esultanza generale degli spiritosi, che crederanno si tratti di uno scherzo”.

Perché iniziare dall’aneddoto di Kierkegaard?

Per attingere dalla sua critica e non diventare come il pubblico della storia. Dobbiamo raccogliere la gravità di quell’annuncio.

Come?

Dobbiamo uscire dalla sala e interrogarci sul perché sia nata quell’emergenza. Noi cittadini dobbiamo essere vigili su ciò che accade attorno a noi.

Ancora una volta arriva un’esortazione a seguire una vita desta…

Sì. Non dobbiamo mai rinunciare alla facoltà di pensare.

Qual è stata la riflessione che ha portato alla procreazione del libro?

Non deve più esserci il divario tra teoria e pratica nell’etica. Non sono due mondi distinti e separati. Il modello top-down, che parte dal generale per arrivare al particolare, non va più bene.

Perché?

Serve un modello che porti ad un’interazione tra teoria e pratica. L’etica deve affrontare i problemi della vita quotidiana. Nel primo capitolo del libro sono presenti alcuni casi studio sull’argomento.

Un accenno sul casto studio più significativo.

Nel libro tratto un caso riguardante il servizio clienti delle aziende. Gli operatori si avvalgono dell’intelligenza artificiale, che permette di capire le nostre intenzioni e di conseguenza di dirigere la conversazione. In queste situazioni l’etica è coinvolta.

E dunque? Qual è il bandolo della matassa?

L’etica riguarda tutti noi. Non è un’astrazione accademica, ci permette di riflettere sui problemi reali della vita. Pertanto è giusto che il filosofo morale, che si occupa dell’etica, si attivi per il bene di tutti.

In queste parole leggo una preoccupazione.

Sì, perché vorrei che il filosofo morale comunichi bene le sue ricerche alla società e non viva in un mondo di pura astrazione.

Perché il filosofo morale non riesce a comunicare con efficacia? Perché non sa o perché non vuole uscire fuori dalla dimensione accademica?

I filosofi non hanno tempo. I docenti universitari devono proporre sempre contenuti nuovi, prepararsi per i convegni, compiere svariate operazione burocratiche. E, dulcis in fundo, devono subìre continue valutazioni ministeriali.

Come si può eliminare il divario tra teoria e pratica?

Si dovrebbe vedere la pratica non come la destinazione delle teorie, ma come luogo dove le teorie vengono formulate. A Lecce esiste questo luogo.

Dove?

All’UniSalento, nella facoltà di ingegneria. Si chiama Core Lab ed è diretta dal professore Angelo Corallo.

Cos’è Core Lab?

È una comunità di ricerca formata da esperti di diverse discipline, uniti nel trovare delle soluzioni innovative utili per la comunità.

In soldoni, a Core Lab si pratica l’interdisciplinarietà…

Esatto. Collaborai con loro, anni addietro, e mi trovai benissimo. A Lecce è nata una delle prime esperienze di interdisciplinarietà in Italia. Da Core Lab sono nati progetti che sono stati finanziati e hanno avuto riconoscimenti.

Vorrei un resoconto della felice esperienza cinese.

Sono stato chiamato in Cina a fare un corso all’Università di Nanchino, sull’etica e interdisciplinarietà. Mi avevano chiesto di restare sei mesi, ma non potevo.

Sei mesi sono tanti…

Ho chiesto di condensare le mie lezioni, così ho passato 20 giorni fitti in università.

L’Universià di Nanchino è stata anche il luogo di soddisfazione massima per te: sei stato il primo professore italiano nominato Liu Boming Professor. È un riconoscimento importante che l’Università cinese attribuisce a studiosi stranieri, che hanno condotto studi rilevanti nel proprio ambito di ricerca.

Sì, è stato un momento emozionante.

Le lezioni di etica e interdisciplinarietà hanno riscosso un grande seguito a Nanchino.

Sì. Mi venne a trovare, a lezione, un docente di Astronautica. Voleva che io facessi una lezione nella sua facoltà. Lo accontentai.

tiziano.rp@gmail.com

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