Quota 100 e quella strana acredine nei confronti dei pensionati

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(di Tiziano Rapanà) Quota 100 sì o Quota 100 no, una cosa è certa. In Italia vige una certa acrimonia per il pensionato o per l’aspirante tale. Il ché non me lo spiego. Un individuo che sgobba quarant’anni, paga le tasse, e tenta di sistemare i figli in un paese normale meriterebbe non dico l’economio solenne, ma quantomeno il massimo rispetto. Eppure del pensionato o aspirante tale se ne dice di ogni male. Per fortuna non tutti la pensano così, tuttavia mi chiedo i motivi di tanto acredine. Un infermiere, un commerciante, ha il diritto di potersi finalmente riposare. E invece no, chi vuole pensionarsi passa per un irresponsabile che non pensa ai conti dello stato, al debito pubblico. Come se l’aumento del debito fosse dipeso da lui, che ha sempre fatto il suo dovere – pagato le tasse, e non da anni di malgoverno. E poi questa retorica sui giovani: invece di finanziare Quota 100, pensiamo ai giovani, dicono gli osservatori. Giusto pensare ai giovani, ma perché penalizzare i meno giovani? Eppoi mi piacerebbe sapere come si vogliono aiutare concretamente i giovani. I ragazzi non si aiutano costruendo una guerra fra generazioni. Tra l’altro questi pensionati o aspiranti tali che aiutano i figli e nipoti che faticano a diventare indipendenti, sono da lodare. Altro che irresponsabili! Comunque Quota 100 dovrebbe rimanere, almeno così ha dichiarato il premier Conte. Molti vorrebbero abolirla – il più feroce Christian Rocca sull’inkiesta (“Non si va in pensione contro i propri figli”, ha tuonato) – taluni sorprendentemente tifano perché rimanga. La sostenitrice più insospettabile? Elsa Fornero. Oddio, su ItaliaOggi nell’intervista realizzata da Carlo Valentini, l’ex ministro non ha detto un gran bene della riforma voluta da Matteo Salvini. La definisce un errore, “una piccola controriforma a fini elettorali”, ma è giusto tenerla. Tra l’altro la professoressa Fornero ha espresso un’opinione sui pensionati emigrati all’estero che condivido. Cosa dice in soldoni? È giusto che emigrino, “però accettando tutto di quel paese, le tasse, ma anche, per esempio, l’assistenza sanitaria”. Ragionamento condivisibile dalla prima all’ultima riga. Concludendo sosteniamo e non demonizziamo la speranza di tanti uomini e donne che vogliono andare in pensione, hanno lavorato una vita e meritano il giusto riposo. Penso a qualche giorno fa quando il mio amico, proprietario di un piccolo bar, – sfibrato dalla sua vita lavorativa – mi ha confidato di volersi pensionare. Potrà, forse, farlo fra due anni con Quota 100. Ha un piccolo esercizio in una zona periferica. Apre il bar alle 6 del mattino e chiude alle 19, senza fare un attimo di sosta. Ditemi voi se questa è vita.

tiziano.rp@gmail.com

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