Ce la faremo? Davvero non lo so, però vi dico…

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Molti amici, a seguito di alcune mie riflessioni  di tipo macroeconomico e sociale, mi chiedono: “ma saremo pronti a fare il salto di cui parli? Saremo in grado di ripartire come dici tu? Ce la faremo?”. Io francamente non so, perchè a vedere tutto quello che circola nel mondo in questo momento, sembra proprio di no. Ma a sentire le parole del Papa e riflettendo su concetti come solidarietà, etica e politica solidale da fare insieme, dopo avere in questi giorni di quarantena, pensato e letto, riflettuto, ascoltato una quantità di informazioni, notizie, opinioni e dopo aver visto la politica scendere in campo, l’umanità che conta voltare lo sguardo con miope attitudine nei confronti di problemi collettivi, mi è venuto in mente il “Duende”.

Vi ricordate, nei libri di Manuel Garcia Lorca, quello spirito indomito, quel “demone” interiore che fu capace di stravolgere i risultati di una gara nazionale di Flamenco, ormai scontati, data la giovane età dei concorrenti, tutti bravissimi e desiderosi di vincere. Una donna, di età avanzata, sedeva in disparte, avvolta dal suo costume bellissimo che la cingeva in maniera perfetta, al momento dell’inizio si sollevò, più alta e possente di sempre, creando il vuoto attorno a sé; nel silenzio,  lo sguardo fiero, intenso, profondo e avvolgente, attraversò le anime di tutti i presenti in un lampo. Sollevò un braccio, fendendo l’aria e passando la mano e l’avambraccio sopra la testa, mentre l’altro braccio le cingeva la vita; dopo una manciata di secondi che sembrava non dovessero finire mai, sferrò un colpo formidabile a terra e alzò il capo, completando la migliore figura di flamenco si fosse mai vista in tutta la Spagna.

Questa immagine evoca in me l’orgoglio dell’essere umano; quel rimescolamento interno e viscerale che quando la linea supera un certo livello, ci fa balzare dalla sedia per ristabilire la verità, la dignità, con coraggio e determinazione. In questo particolare momento, la voglia di drizzare la schiena e vincere, di fronte all’insipienza, la superficialità, l’ipocrisia, la mancanza di solidarietà, deve essere come il Duende che attraversa ognuno di noi in certi momenti e ci deve impedire di sbagliare. Johnson con la sua spavalderia, Trump con il rifiuto cieco di ascoltare il suo esperto sanitario Fauci, le nostre sterili polemiche che celano interessi politici e vendette inutili allo stato. Errori su errori, ma anche tante cose buone. Questa pandemia è drammaticamente equalizzante, ce ne rendiamo conto o no? Cosa pensiamo di fare nella fase due?  

E’ giunto il momento di un cambio di passo. Dobbiamo prevedere, preservare, ripensare, proteggere, conservare, prevenire.

Così come ogni mattina il nostro cervello assottiglia le migliaia di miliardi di sinapsi che si sono create durante il giorno del 20 %,  nel meccanismo dell’omeostasi sinaptica, creando delle pagine bianche su cui scrivere cose nuove e migliori, così noi oggi abbiamo il dovere di azzerare parte del modo di pensare del passato e rivedere i consueti paradigmi dell’economia, partendo da una regolazione favorevole alla concorrenza e al mercato sì, ma orientandola in direzione sempre di più dell’uomo. Dobbiamo cioè ripensare ogni crisi, ogni difficoltà passata, per creare un nuovo ecosistema e dei modelli di precedenze, creare una economia più umanocentrica. Un sistema cioè, che si imponga di far divenire recessivi determinati interessi economici; è fondamentale creare un bilanciamento fra economia e salute pubblica che sia sostenuto al di là di ogni ragionevole dubbio. E’ un po’ ciò che accade forzatamente ora, con una impreparazione totale e delle conseguenze disastrose. 

Prendendo in prestito le parole dei premi Nobel Abhijit Barnafee ed Ester Duflo, non è più possibile risparmiare oggi a scapito delle società. Le scelte etiche di oggi salveranno il domani. Nell’esempio caro a Padre Paolo Benanti (uno degli high level experts europei per l’Intelligenza artificiale che sta diffondendo quanto più possibile la cultura dell’algoretica), quando cita le scelte etiche fatte nel piano regolatore di New York al momento della creazione di Manhattan e di Central Park. Oggi quel parco non ci sarebbe più. Se non fosse stato per la scelta etica di preservare, conservare e prevenire.

Sono convinto che se si agisce con azioni collettive e pensate con animo solidaristico e  condividendo i saperi, come la comunità scientifica sta facendo in maniera egregia, se si approfitterà della tecnologia e della intelligenza artificiale per la condivisione dei dati, se si avrà un uso più attento dei poteri a disposizione, si riuscirà a sconfiggere il virus. Ma attenzione; non avremo fatto nulla, se non saremo capaci di abbandonare certe logiche e sposarne altre, se non abbandoneremo la logica dello scarto, come dice Papa Francesco, se non sapremo cogliere l’enorme opportunità di cambiare rotta e paradigmi e lavorare tutti insieme. Solo attraverso questo processo, mediante un colpo di reni che scardini le mere logiche di interesse economico particolare e innesti quella vena di solidarietà che sola, può preservare lo sviluppo delle nuove generazioni e la loro convivenza pacifica, sostenendosi fra loro, l’Europa, le nazioni ad essa aderenti e il mondo, avranno una chance di farcela.

Stefano Crisci

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