Trump “grazia” il cibo made in Italy

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Evitati nuovi dazi su 3,5 miliardi di merci. La Coldiretti: “Ora via tutte le tariffe”

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Questa volta, Donald Trump non ha voluto calcare la mano. Forse perché impegnato a preparare il round commerciale di Ferragosto con la Cina e il piano di aiuti anti-Covid («Pronti a mettere più soldi sul tavolo» per raggiungere un compromesso coi democratici, ha annunciato il segretario al Tesoro, Steven Mnuchin), il tycoon non ha dato neppure un ritocchino al ventilato raddoppio dei dazi sui prodotti europei finiti nel tritacarne della

Disputa legata agli aiuti di Stato concessi ad Airbus. Di fatto, una sorta di grazia che permette a 3,5 miliardi di euro di cibo made in Italy di non subire ulteriori penalizzazioni dopo quelle che, lo scorso ottobre, avevano alzato del 25% il «ticket» d’ingresso negli Stati Uniti. Andando a colpire eccellenze del mangiar bene tricolore come Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Gorgonzola, Asiago, Fontina, Provolone. Senza inoltre risparmiare salami e mortadelle, crostacei ed agrumi, amari e limoncello. Un conto salato, da 500 milioni.

Gli inevitabili rincari che sarebbero scattati in seguito a nuovi inasprimenti tariffari avrebbe avuto conseguenze ancora più dolorose: gli Usa, come ricorda Confagricoltura, rappresentano infatti il primo mercato extraeuropeo per i nostri prodotti agroalimentari. Valore 2019, 4,7 miliardi (di cui 1,5 miliardi attribuibili ai vini), con colpo di reni del 4,8% nei primi sei mesi del 2020 malgrado il lockdown. È un segno di resistenza, in un momento in cui gli scambi commerciali globali boccheggiano a causa della pandemia. Ma non basta: l’obiettivo è di arrivare alla completa rimozione di ogni barriera d’ingresso. Sia perché l’Italia non ha mai fatto parte del consorzio Airbus (di matrice franco-tedesca), sia perché l’adesione dell’Ue alle sanzioni contro la Russia ha innescato la ritorsione da parte di Mosca anche su molti prodotti dell’agroalimentare, costate al nostro Paese 1,2 miliardi.

Due buoni motivi, secondo il presidente della Coldiretti Ettore Prandini, per giudicare «paradossale che l’Italia si ritrovi nel mirino proprio dello storico alleato. Occorre impiegare tutte le energie diplomatiche per superare inutili conflitti». La Coldiretti ricorda inoltre come l’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) abbia invitato Washington lo scorso 24 luglio, cioè dopo l’annuncio di Airbus della revisione degli aiuti di Stato ricevuti, a rimuovere immediatamente i dazi, considerati ora immotivati. L’amministrazione Trump fa però orecchie da mercante: «L’Ue e gli Stati membri non hanno intrapreso le azioni necessarie per conformarsi alle decisioni della Wto – ha ammonito l’ambasciatore Robert Lighthizer – Di conseguenza, gli Usa inizieranno un nuovo processo con l’Ue nel tentativo di raggiungere un accordo». Nel frattempo, in seguito al processo di revisione periodica dei dazi prevista dalla legge, è stato dato un giro di vite alle marmellate francesi e tedesche. Poca roba, ma per Berlino è la seconda brutta notizia della giornata dopo quella che ha certificato l’arrivo della deflazione in Germania (-0,1% i prezzi in luglio). Un male che si va diffondendo in l’Europa (l’Italia si trascina da tre mesi consecutivi un’inflazione negativa, mentre ieri è toccato alla Spagna con il -0,9% del mese scorso) e che rischia di non essere estirpato a breve se la nuova ondata di contagi farà ripiombare in clausura aziende e famiglie.

Rodolfo Parietti, Ilgiornale.it

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