Elezioni. Per Moody’s, il Movimento 5 stelle andrà bene, ma non sarà in grado di formare un governo

Share

Luigi Di Maio, candidato premier dei Cinque stelle

Gli analisti economici cominciano a guardare con occhio interessato alla campagna elettorale italiana. “Il partito euroscettico Movimento 5 stelle dovrebbe andare bene” nelle elezioni italiane del prossimo 4 marzo “ma è improbabile che ottenga un consenso sufficiente a formare un Governo di maggioranza”. Questo, per esempio, è quanto affermano gli analisti di Moody’s. Non solo, puntualizzano anche che ciò che conterà veramente del voto è “la volontà e l’abilità del nuovo esecutivo di spingere sulle riforme strutturali finalizzate ad alimentare la crescita” del Paese in un momento in cui il contesto dei tassi di interesse resta di supporto. Secondo Moody’s, tra le incognite che gravano sull’area Euro nel 2018 ci sono proprio le elezioni politiche in Italia. Si voterà anche in Finlandia, Lussemburgo, Irlanda e a Cipro, ma “solo le elezioni italiane – afferma l’agenzia – hanno potenziali ricadute per tutta l’Unione monetaria, data la dipendenza dalle riforme strutturali per rafforzare in maniera sostenibile i tassi di crescita». In un rapporto sui Paesi dell’area euro l’agenzia rileva come l’Italia sia l’unico Stato dell’area con un outlook negativo, a fronte di un rating a Baa2, e queste prospettive “riflettono il rischio che il futuro governo non affronti in modo sostenibile le vulnerabilità a uno shock economico o finanziario”. In generale gli analisti di Moody’s prevedono una crescita dell’area euro al 2 per cento nel 2018 e all’1,7 per cento nel 2019, stimando che la domanda interna risulta superiori al suo livello potenziale in Germany, Francia, Spagna e Italia. Al di là della questione elezioni “non ci attendiamo cambiamenti strutturali sulle posizioni di bilancio di Spagna, Francia e Italia”, con il persistere di vulnerabilità ai cicli economici. I livelli di indebitamento segneranno limature o nessuna variazione mentre in Italia, Grecia e Portogallo i redditi reali non sono ancora risaliti ai livelli del 2010.

ItaliaOggi

Share
Share