All’inferno e ritorno/ Quando Fede sbancò il casinò della Vallée e Affleck fu cacciato da quello di Las Vegas

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Vip e menti matematiche hanno costruito la storia del blackjack. Il fascino ipnotico del tavolo verde tra sogni, fortune e tragedie

(di Cesare Lanza per LaVerità) Certamente sarete curiosi di sapere chi siano i giocatori più famosi. Cinque nomi vi bastano? Emilio Fede, ex direttore del Tg1 in Rai e poi storico direttore di Studio aperto e del Tg4 per più di 20 anni e amico di Silvio Berlusconi. Oltre che per le news, Fede ha sempre avuto altre due passioni: le belle donne e il gioco. Con il gioco sono arrivate vincite importanti. Dicono che le più note siano state: la prima negli anni Novanta quando sbancò alla roulette il casinò di San Remo per mezzo miliardo di lire. La seconda nei primi anni del nuovo secolo. Ancora roulette vincente, ma al casinò di Saint Vincent, dove vinse 1 milione di euro.

Poi Robert De Niro, protagonista di uno straordinario film ambientati nel mondo dei casinò, intitolato appunto Casinò (1995) per la regia di Martin Scorsese. Il suo rapporto con il gioco non si ferma al grande schermo: da sempre De Niro è un appassionato giocatore, che ha anche deciso di investire parte dei suoi guadagni nel business dei casinò e degli alberghi di lusso, tra i quali il Nobu hotel di Manila, una struttura che ospita anche un casinò con 380 tavoli da gioco e 1700 slot machine.

Al terzo posto Enzo Ghinazzi, in arte Pupo, un toscano super giocatore come Marco Baldini: il gioco è stato un componente fisso nella vita di tutti e due, spesso con esiti devastanti. Pupo ha avuto alti e bassi legati al tavolo verde: molto appassionato soprattutto di Baccarat con partite da poste abbastanza alte, è riuscito a superare momenti di difficoltà senza demonizzare il gioco, ma piuttosto puntando il dito sull’atteggiamento sbagliato con cui a volte si approccia ciò che dovrebbe essere anche un divertimento.

E ancora… Se pensiamo a Sean Connery, la memoria torna a James Bond, l’agente speciale più famoso del mondo del cinema e della letteratura. E se pensiamo a 007, il mondo dei casinò si rivela come un suo ambiente familiare. L’attore è di origini scozzesi, ha legato le sue fortune al personaggio di James Bond, ma anche nella vita di tutti i giorni è un appassionato giocatore. La roulette è il suo gioco prediletto, il suo numero preferito è il 17, che spesso da molti viene invece considerato il numero iellato per eccellenza. Nelle pause di una sessione di riprese in Italia nel 1963, Connery decise di passare una serata al casinò, puntando in maniera continuativa sul 17. Dopo qualche giocata a vuoto la costanza premiò Sean, che riuscì a portare a casa una vincita molto alta per l’epoca.

Infine Ben Affleck. Non risultava nel cast del celebre film 21 che racconta la vera storia del Mit blackjack team. Eppure non avrebbe potuto essere più indicato per ricoprire uno dei ruoli in quella pellicola: è un grandissimo appassionato di Blackjack, dotato di una mente matematica fuori dal comune. Si è visto estromettere da un famoso casinò di Las Vegas, con l’accusa di aver contato le carte durante una partita di Blackjack ben fruttuosa per le sue tasche. L’amaro commento dell’attore fu «A volte i casinò sono dei cattivi perdenti», ma si sa che contare le carte nel Blackjack non è gradito alle sale da gioco. I veri grandi giocatori, tuttavia, i giocatori vincenti sono altri. Ecco qualche nome, con le relative imprese. Archie Karas. Uniformemente riconosciuto come il più grande gambler di tutti i tempi, nel 1992 si fa prestare 10.000 dollari da un amico e va a giocare al Binion di Las Vegas. Mai scelta più azzeccata! Archie sfida tutti i più forti giocatori di poker in circolazione, inclusi Chip Reese, Doyle Brunson e Stu Ungar, e riesce a trasformare quei 10.000 dollari in 17 milioni. In pochi giorni di gioco. Ma Karas non si limita al poker: a furia di scommettere 100.000 dollari ai dadi, in una giornata riesce a conquistare tutte le chip da 5.000 dollari che il Binion possedeva, fino a raggiungere un profitto di 40 milioni. Il suo periodo fortunato si arresta tre anni dopo, quando Karas perde 30 milioni in tre settimane: alla fine del 1995 non gli rimase più nulla. Al secondo posto Stanley Fiyitake. Il 28 maggio 1989 è una data che al California hotel and casino di Las Vegas ricordano benissimo. Per tre ore e sei minuti, per un totale di 118 lanci dei dadi, Stanley Fiyitake continua a vincere, portandosi a casa più di un milione di dollari. Al pari di Karas, anche Kerry Packer (terzo posto nella storia del gioco) resta famoso tanto perle sue vittorie quanto per le sconfitte. Il miliardario australiano vince 30 milioni di dollari al Mgm Grand nel 1997, giocando per una settimana intera, oltre a portarsi a casa più di 10 milioni bazzicando in vari casinò del Regno Unito. Ma Packer fu anche capace di perdere 20 milioni in una sola sera passata alla roulette di un casinò londinese, per citare solo la più celebre delle sue innumerevoli giornate storte. Una delle storie più curiose riguarda un heater la cui identità non è mai stata rivelata. È il 1995, sappiamo soltanto che si tratta di un uomo anziano, cacciato dalla moglie per via di un’igiene personale tutt’altro che adeguata. Dopo aver ritirato il suo assegno sociale di 400 dollari si è recato a un tavolo di Blackjack online di Treasure Island, senza neppure indossare un paio di scarpe.

In una settimana, «lo sconosciuto scalzo» è riuscito a vincere circa un milione e mezzo di dollari, senza conoscere neppure la strategia di base del Blackjack: divideva sempre, temerariamente, i dieci e le figure e raddoppiava con mani pessime quali 12 e 13. Purtroppo per lui, alla fine ha perso tutto tranne la moglie. Un posto in classifica lo merita senza dubbio William Lee Bergstrom. Siamo negli anni Ottanta, Bergstrom mette piede al Binion e dichiara di voler puntare 1 milione su un singolo lancio dei dadi ai tavoli del craps. Ottenuto il permesso, William torna poco dopo con una valigetta contenente 770.000 dollari in banconote e li punta tutti sulla Don’t pass. Dopo tre lanci, Bergstrom vince e si porta a casa 770.000 di profitto netto. L’uomo torna più volte al casinò per effettuare giocate simili (una da 590.000 dollari, una da 190.000 e una da 90.000, tutte vinte). Nel 1984, Bergstrom tenta una puntata da un milione di dollari tondo, ma perde. Sarà la sua ultima scommessa: tre mesi dopo verrà ritrovato morto suicida. Questa storia del gioco parte da lontano, ricca di cambiamenti, di aneddoti, di evoluzioni: il Blackjack affascina le nuove generazioni appassionate del gioco d’azzardo nello stesso modo in cui nel 1800 coinvolgeva Napoleone, che passava il tempo giocando a 21 (nome originario del Blackjack) durante il suo esilio sull’isola d’Elba. Ma vediamo anche chi sono i grandi giocatori che fanno parte della Hall of fame del Blackjack. Per inaugurarla, nel 2002 sono stati scelti 7 nomi (ha votato una giuria composta da editori, giocatori, operatori di casinò e gente comune via Internet); dal 2003, invece, viene aggiunto un solo personaggio ogni anno. Tra i 7 membri «originari» c’è Edward O. Thorp, che nel 1962 scrisse il grande classico Beat the dealer ed è considerato il padre del «conteggio delle carte». Le strategie da lui illustrate fecero aumentare in maniera esponenziale il numero dei giocatori di Blackjack. Altro grande pilastro della Hall of fame è Ken Uston, che ha pubblicato i libri Million Bollar Blackjack e The big Player, svelando tecniche e segreti del gioco, che rivoluzionarono il modo di puntare a Blackjack. Uston si guadagnò così la stima e persino l’affetto dei giocatori di tutto il mondo, che lo soprannominarono «il Robin Hood dei casinò». D’altra parte ciò gli costò anche l’«odio» dei casinò, dato che l’utilizzo di sistemi computerizzati nascosti per contare le carte lo portarono a vincere a tappeto, «saccheggiando» tutte le case da gioco di Las Vegas.

Il concetto di «grande giocatore» al centro di uno dei suoi libri gli venne tramandato da Al Francesco – altro membro della Hall designato nel 2002 che non solo inventò il gioco di squadra nel Blackjack, ma appunto insegnò allo stesso Uston come contare le carte. Tra i primi membri della Hall of Fame ci sono anche Stanford Wong e Peter Griffin, due grandi matematici. Wong viene spesso definito il «padrino» di questo gioco; è autore di Professional Blackjack nonché l’inventore di una tecnica di conteggio delle carte chiamata, in suo onore, Wonging. Dal canto suo Griffin, altro genio matematico, è autore del grande classico The Theory of Blackjack; fu il primo a creare anche trucchi statistici per confrontare i vari sistemi di conteggio delle carte. Gli altri due membri subito ammessi tra le leggende del gioco furono Arnold Snyder, giocatore professionista e autore di un altro libro di importanza capitale per il gioco, vale a dire The Blackjack Formula, e Tommy Hyland che per più di 25 anni ha gestito il più longevo e vincente team della storia di questo gioco. Negli anni successivi (e fino ad ora) furono ammessi alla Hall of fame, nell’ordine: Max Rubin, Keith Taft, Julian Braun, Lawrence Revere, James Grosjean, John Chang, Roger Baldwin, Wilbert Cantey, Herbert Maisel e James McDermott – questi ultimi quattro ammessi insieme come «The four Horsemen of Aberdeen», Richard W. Munchkin, Darryl Purpose, Zeliko Ranogajec, Ian Andersen e Robert Nersesian. In un modo 0 nell’altro, insomma, tutti questi personaggi hanno contribuito a costruire e a rendere grande la storia del Blackjack. Qualche parola, suvvia, anche su una mia esperienza personale.

Nella mia famiglia c’è stato un grandioso giocatore, il professor Italo Florio, mio zio materno. Primario per una vita come chirurgo al San Matteo di Pavia, giocatore tra i più coraggiosi ai tavoli della roulette e dello chemin de fer. Coraggioso e anche lui acuto analista matematico. Un episodio memorabile si verificò alla fine degli anni Sessanta, al casinò di Sanremo. Italo aveva convocato una quindicina di parenti (poi si erano aggiunti alcuni professionisti, devoti ammiratori di mio zio). L’ordine per tutti era di sedersi in vari tavoli di roulette, e di segnare via via tutti i numeri che uscivano. A partire da mezzogiorno, all’epoca ora di apertura della casa da gioco. Alle 16 Italo arriva in modo trionfale, dopo aver pranzato con annesso sonnellino. Il suo arrivo era accolto dalla sua squadra, stremata dalla fame e dalla sequela di numeri. Italo si incazzava di brutto, se capiva che qualcuno si era distratto e non aveva registrato un numero. Il prof si appartava e studiava le sequenze. Dopo un’ora tutti cominciavano a giocare, lui compreso. E lui compreso tutti perdevano tutto. C’erano anche due miei cugini in viaggio di nozze, che persero tutti i risparmi e furono costretti a tornare a casa! I professionisti, devoti ammiratori, ogni tre giorni chiedevano bonifici in banca. Un disastro totale. Le statistiche non avevano funzionato. Però quell’episodio ancor oggi viene raccontato, con particolari esagerati, dai protagonisti, da testimoni e anche, per sentito dire, da tanti giocatori.

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