Coronavirus, quando è vietato entrare in Italia: lista Paesi a rischio, sintomi e eccezioni

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Mentre il ministero della Salute ha fissato misure restrittive particolari per chi arriva da Paesi europei e altre per chi arriva da Paesi extra Ue, ci sono alcuni casi in cui entrare in Italia è persino vietato

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A causa dell’emergenza Covid, come sappiamo, viaggiare per turismo o spostarsi per altri motivi è diventato comprensibilmente più complicato. Anche in Italia vigono regole ben precise per chi fa rientro, o entra, nel nostro Paese. Mentre il ministero della Salute ha fissato misure restrittive particolari per chi arriva da Paesi europei (con ulteriori misure restrittive per Grecia, Spagna, Croazia e Malta)

E altre per chi arriva da Paesi extra Ue, ci sono alcuni casi in cui entrare in Italia è persino vietato. Dal 9 luglio 2020 è vietato l’ingresso in Italia alle persone che, nei 14 giorni antecedenti, hanno soggiornato o sono transitate per i Paesi cosiddetti a rischio, e cioè:

  • Armenia;
  • Bahrein
  • Bangladesh
  • Brasile
  • Bosnia Erzegovina
  • Cile
  • Kosovo
  • Kuwait
  • Macedonia del nord
  • Moldova
  • Montenegro
  • Oman
  • Panama
  • Perù
  • Repubblica dominicana
  • Serbia
  • Colombia (dal 13 agosto).

Il divieto non riguarda i cittadini italiani, di uno Stato UE, di un Paese parte dell’accordo di Schengen, del Regno Unito, di Andorra, del Principato di Monaco, della Repubblica di San Marino o dello Stato della Città del Vaticano e i loro stretti familiari (discendenti e ascendenti conviventi, coniuge, parte di unione civile, partner stabile), a condizione che siano residenti anagraficamente in Italia da data anteriore al 9 luglio 2020.

Un’ulteriore deroga è prevista per i funzionari e gli agenti dell’Unione europea, di organizzazioni internazionali, diplomatici, personale amministrativo e tecnico delle missioni diplomatiche, funzionari e impiegati consolari, personale militare nell’esercizio delle loro funzioni. Questi soggetti, benché possano entrare nel nostro Paese, devono comunque sottoporsi al periodo di quarantena.

Fanno eccezione al divieto di accesso e all’obbligo di quarantena l’equipaggio di mezzi di trasporto, personale viaggiante di mezzi di trasporto che esclusivamente per motivi di lavoro entrano in Italia, per un massimo di 120 ore o per un transito massimo di 36 ore per chi proviene da:

  • Serbia
  • Kosovo
  • Macedonia del Nord
  • Bosnia Erzegovina
  • Montenegro.

Ci sono, infine, altri casi in cui non è permesso l’ingresso nel nostro Paese, e sono:

  • diagnosi di positività per Covid-19 nei 14 giorni precedenti al viaggio;
  • presenza anche di uno solo dei sintomi rilevanti per Covid negli 8 giorni precedenti il viaggio:

– febbre uguale o maggiore a 37,5°C e brividi
-– tosse di recente comparsa
– difficoltà respiratorie
– perdita improvvisa dell’olfatto, perdita o alterazione del gusto
– raffreddore o naso che cola
– mal di gola
– diarrea (soprattutto nei bambini)

  • contatto stretto (es. meno di 2 metri per più di 15 minuti) con un caso positivo confermato di Coronavirus nei 14 giorni precedenti il viaggio;
  • aver soggiornato, nei 14 giorni anteriori all’ingresso in Italia, in Stati o territori esteri diversi da:

-Stati membri dell’Unione Europea: oltre all’Italia, sono Stati membri della UE: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria;
-Stati non UE parte dell’accordo di Schengen: Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera;
 Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del nord;
 -Andorra, Principato di Monaco;
-Repubblica di San Marino e Stato della Città del Vaticano;
-– Australia, Canada, Georgia, Giappone, Montenegro, Marocco, Nuova Zelanda, Ruanda, Serbia, Corea del Sud, Thailandia, Tunisia, Uruguay.

L’ingresso in Italia è comunque permesso ai cittadini Ue, italiani e dell’area Schengen pur avendo soggiornato in paesi terzi, con obbligo di quarantena e senza l’obbligo di presentare alcuna motivazione.


Libero.it

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