Banca Carige, le incognite del nuovo piano

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IN VENTI GIORNI L’ISTITUTO HA MESSO IN CALENDARIO BEN TRE CDA: DOPO IL PRIMO, CHE HA INCASSATO IL VIA LIBERA AI CONTI PRELIMINARI DEL 2016, IL BOARD GENOVESE TORNERÀ A RIUNIRSI IL 21 E IL 28 FEBBRAIO, PER CHIUDERE LA PIÙ DELICATA DELLE SUE PARTITE, QUELLA DEI CREDITI DETERIORATI

L’ora delle scelte si avvicina. E infatti in venti giorni Carige ha messo in calendario ben tre consigli: dopo il primo, che ha incassato il via libera ai conti preliminari del 2016 (chiusi con un rosso di 297 milioni), il board della banca genovese tornerà a riunirsi il 21 e il 28 febbraio, per chiudere la più delicata delle sue partite, quella dei crediti deteriorati, con cui punta a vendere la prima tranche da un miliardo di euro attraverso la cartolarizzazione, con l’obiettivo di incassare attorno al 30% del valore lordo dei crediti ceduti. Si comincia quindi il 21, con un passaggio intermedio sulla strada che conduce a fine mese. Ufficialmente, all’ordine del giorno è prevista una delibera tecnica sulle tematiche relative ai criteri di convocazione delle assemblee. In realtà l’ad Guido Bastianini aggiornerà i consiglieri sulle ultime decisioni valutate insieme al consulente Prelios e relative agli Npl (i Non performing loans), quei crediti deteriorati che schiacciano i conti dell’istituto, gli impediscono di ripartire e, soprattutto, che Bce vuole veder scendere in modo sostanziale. Il verdetto arriverà da lì a pochi giorni, il 28, quando si procederà con l’approvazione di due distinti documenti. Il percorso è infatti mutato e ha preso una doppia direzione, anche se l’obiettivo resta unico, vale a dire la cessione della prima tranche di Npl. Il cda, secondo quanto risulta a Repubblica , si pronuncerà sul piano operativo per gli Npl e, subito dopo, sull’aggiornamento del piano industriale. Appena il tempo di congedarsi, e tutta la documentazione sarà spedita a Francoforte per essere vagliata dai vertici della Bce. Sul piano non sono attesi particolari stravolgimenti, semmai si può parlare di rifiniture, a eccezione della parte legata ai crediti deteriorati che va a incidere sul patrimonio. Tutti puntano il dito sulla necessità di recuperare il rapporto con il territorio (forse trascurato negli anni passati, a favore delle grandi operazioni “corporate”) mentre qualche analista sottolinea la scarsa redditività della rete in regioni come Piemonte e Lombardia, dove la concorrenza dei giganti è più agguerrita. Il giudizio della Bce sarà come sempre vincolante. Il nodo, come è noto, resta quello legato alle «misure sul capitale », per usare un termine caro a Francoforte. Insomma, rafforzamento patrimoniale attraverso denaro fresco, ipotesi che Carige non ha mai scartato ma ha sempre considerato come ultima opzione, nel caso quanto previsto dal piano non dovesse realizzarsi o comunque non incontrasse il gradimento della Bce: difficile che Carige riesca a sfuggire all’aumento di capitale, secondo gli analisti. Ma i conti si faranno alla fine. Chi li conosce bene dice che i Malacalza non siano tipi da gettare la spugna ma certo le ferite bruciano non poco: dal primo pacchetto acquistato, nel marzo 2015, la famiglia genovese ha investito in tutto circa 250 milioni nella banca fino ad arrivare al 17,58% del capitale; oggi la capitalizzazione complessiva di Carige in Borsa è pari a 284 milioni, il prezzo dell’azione è a 33 centesimi mentre il prezzo medio di carico per Malacalza è di 1,7 euro. E che la situazione della banca ligure sia ancora complessa e i conti non brillanti è un dato di fatto, anche se l’obiettivo, attraverso il rilancio della rete e la riduzione dei costi, è quello di ritornare all’utile già alla fine del 2018. Proprio da queste riflessioni, comunque, prende vita un piano che si concretizzerà già fra poche settimane, quando si annuncerà la vendita della prima tranche di Npl. Il piano attuale prevede 1,8 miliardi di Npl da cedere entro la fine del 2018, divisi in due tranche. Prelios ha completato la due diligence sull’intero pacchetto, ora toccherà alla banca individuare il perimetro esatto di quanto vuol cedere con la prima tranche (probabilmente pari ad un miliardo). I titoli saranno assistiti dalla garanzia statale, la Gacs: da un punto di vista tecnico, tutto è pronto per partire entro 2,5-3 mesi (il collocamento dei titoli viene curato da Banca Imi). Poi sarà la banca a decidere (è probabile che la cartolarizzazione parta subito dopo l’assemblea di approvazione del bilancio). Poi si dovrà procedere con tutto il resto, tenendo conto che la Bce ha indicato anche nuovi target sugli Npl che Carige deve rimodulare, perché nel piano precedente i numeri erano più bassi. Del resto, l’urgenza di alleggerire il peso degli crediti in difficoltà è nei numeri: al 30 settembre scorso l’esposizione lorda dei crediti non performing (la cosiddetta Non performing exposure) era pari al 31,6% degli impieghi. A titolo di raffronto Unicredit alla stessa data (e quindi prima dell’operazione “Fino”, con la cessione di 17 miliardi di crediti in difficoltà) aveva un indice pari al 15,1% mentre la prima della classe, Intesa, punta ad avere un Npe ratio lordo intorno al 10% nel 2020.

La Repubblica

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