Editoria, in libreria un volume sulla democrazia e le fake news

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C’è una nuova sfida da vincere per le democrazie occidentali e riguarda le cosiddette “fake news”, la cui diffusione ha dato vita a un vero sistema: artigianale nella sua prima fase, ora è sempre più commisto a interventi e a manipolazioni della politica e dei social media. Un fenomeno che si riflette su intere comunità e che ne mette a repentaglio il diritto fondamentale a una corretta informazione, necessario per esercitare il libero e critico pensiero e per affermare i diritti connessi alla cittadinanza democratica. Diritti oggi indeboliti dall’uso talora strumentale dell’informazione, anche su temi di carattere scientifico, che alimenta confusione. Si è ormai affermata la cosiddetta politica della post-verità, dove tutto può essere vero e falso allo stesso momento.   Per contribuire alla discussione su questi temi è appena uscito per la casa editrice Routledge il volume “Democracy and Fake news. Information Manipulation and Post-Truth Politics”, una raccolta di saggi curata da Serena Giusti, assegnista di ricerca di Relazioni Internazionali, e da Elisa Piras, assegnista di ricerca in Filosofia Politica, entrambe afferenti all’Istituto Dirpolis (Diritto, Politica e Sviluppo) della Scuola Superiore Sant’Anna. Il libro, frutto di un progetto di ricerca finanziato dall’azione Jean Monnet della Commissione Europea, propone un’analisi articolata, grazie al contributo di studiosi con competenze diverse (diritto, filosofia politica, relazioni internazionali, comunicazione politica, informatica, scienza politica) e professionisti dei settori del giornalismo, della divulgazione scientifica e dell’informatica. “Con questo libro – spiega Serena Giusti – esploriamo le sfide che la disinformazione, le notizie false e la politica in un contesto di post-verità pongono alla democrazia da una prospettiva multidisciplinare e attraverso vari approcci metodologici.”    Le autrici e gli autori analizzano e interpretano come l’uso della tecnologia e dei social media, parallelamente all’emergere di nuove narrative politiche, abbia progressivamente cambiato il panorama dell’informazione, minando alcuni pilastri della democrazia. Tra le sfide per la ricerca dei prossimi anni, secondo Elisa Piras, c’è anche quella teorica, che è al centro della prima parte del volume. “Nell’attuale contesto politico, mancano concetti chiari e precisi – spiega – per descrivere fenomeni legati alla diffusione della disinformazione che mettono a repentaglio il funzionamento delle democrazie: lo sfruttamento di atteggiamenti discriminatori e la diffusione di discorsi di odio per fini elettorali, l’incitamento alla violenza a sostegno di progetti antipolitici che possono sfociare nell’eversione e nel terrorismo”. L’impatto delle “fake news” sulle dinamiche della politica democratica è analizzato dagli scienziati politici: Matthew Loveless introduce il concetto di “arma emozionale”, mentre Luigi Curini ed Eugenio Pizzimenti guardano all’impatto delle “fake news” sul processo elettorale, constatando che ancora non ci sono dati che provino l’impatto di quest’ultime sul comportamento elettorale. Covid-19, Brexit e Russia sono alcuni dei casi di studio presi in considerazione nei diversi capitoli che si concentrano sulle questioni di attualità. Alice Hazelton, divulgatrice scientifica del World Economic Forum, riflette sulle leggende basate su notizie non verificate e talvolta false che hanno inquinato il dibattito scientifico nella prima fase della pandemia ancora in atto.   Jennifer Cassidy, esperta di diplomazia culturale, presenta alcune delle ‘bufale’ che sono state utilizzate durante la campagna referendaria del 2016 nel Regno Unito, sottolineando la difficoltà per i cittadini di comprendere in maniera corretta i termini di una questione complessa come l’uscita dall’Unione Europea. Alla Russia e al suo ruolo nella diffusione internazionale di “fake news”, considerata come uno strumento di politica estera, è dedicata una sezione di quattro capitoli. Anna Zafesova ricostruisce le radici storiche delle strategie di disinformazione, Mara Morini e Francesco Bechis discutono il ruolo della manipolazione e diffusione di informazioni nell’ideologia e nella dottrina militare della Russia di Putin, mentre Giorgio Comai mette in questione la tesi delle continue ‘interferenze’ russe nella politica occidentale, mettendo in guardia sulla relativa vulnerabilità dei sistemi di informazione occidentali. “Gran parte del dibattito – commentano le curatrici – oggi verte sulla regolamentazione dei social, questione emersa in maniera impellente in questi giorni quando i social media hanno deciso di bloccare gli account del Presidente degli Stati Uniti. Si infrange la libertà di espressione individuale cercando di normarli? È giusto accettare l’auto-regolamentazione di aziende come Facebook e Twitter, che hanno natura privata e non politica-istituzionale? Come è possibile stabilire regole certe e mettere in atto un sistema di sanzioni? I rischi legati ai nuovi media hanno natura transnazionale e, per questo motivo, occorrerebbe una governance globale”.   Al centro del volume, anche l’analisi di alcuni casi nell’Europa occidentale e centrale utili a riflettere sulla difficoltà metodologica di studiare la disinformazione. Il capitolo di Manuela Caiani e Pál Susánszky analizza con una prospettiva comparativa i contenuti (verbali e visivi) che appaino sui siti di organizzazioni appartenenti alla sfera della destra radicale in Slovacchia, Ungheria, Repubblica Ceca e Polonia e che costituiscono la base ‘ideologica’ di una crescente mobilitazione. Fra i punti di particolare interesse, poi, la questione molto delicata relativa a rilevamento, lotta e prevenzione delle notizie false, come dimostra chiaramente il ‘caso Relotius’, analizzato da Mihail Stojanoski, che ha minato la credibilità del giornalismo d’inchiesta tedesco. In particolare, viene presentato per la prima volta uno studio realizzato da un team di ricercatori della Scuola IMT Alti Studi Lucca sulla diffusione di notizie false via Twitter rispetto a due problemi che di recente hanno occupato il dibattito pubblico italiano: il salvataggio in mare dei migranti e la diffusione del Covid-19. 

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