Quando arriva l’assegno unico per i figli fino a 21 anni?

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Doveva essere il fulcro della manovra di bilancio ormai non così lontana, e invece slitta forse al 2022, quando dovrebbe diventare il primo tassello della riforma fiscale. Ma c’è chi non si arrende e pensa ancora a una soluzione per il 2021 Quando arriva l’assegno unico per i figli fino a 21 anni?

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Sarebbe dovuto essere il fulcro della manovra di bilancio ormai non così lontana, e invece slitta forse al 2022, quando dovrebbe diventare il primo tassello della riforma fiscale. Di che cosa stiamo parlando? L’assegno unico per i figli si fa attendere. Lo conferma la Nadef, la nota che aggiorna il Def, ma lo ha detto anche il Cnel in un’audizione ieri in parlamento. Ci sono malumori nel governo, scrive oggi Valentina Conte su Repubblica, soprattutto in quota Italia Viva

(Che ha il dicatero della Famiglia). C’era un impegno di massima a erogare l’assegno da gennaio 2021 a 11 milioni di nuclei con figli del settimo mese di gestazione fino ai 21 anni di età. Non andrà così. Ci volevano 11 miliardi extra, e non salteranno fuori da nessuna parte, nemmeno con la riorganizzazione dei bonus e altre forme di sostegno già esistenti.

Tutto rinviato, e il disegno di legge delega che doveva istituire l’assegno unico per i figli fino ai 21 anni non è stato nemmeno incardinato al Senato: se ne riparlerà, ma con molta calma. La riforma ha già ottenuto l’ok della Camera.

Il deputato Pd Stefano Lepri assicura che si può approvare tutto in 3 settimane, ma c’è il forte sospetto, diciamo così, che non avverrà. L’introduzione dell’assegno unico per le famiglie sarà finanziato (in parte) con la cancellazione di tutte le attuali detrazioni per carichi di famiglia. Si lavora su un importo base di 200 euro mensili a figlio, graduabili in base al parametro Isee (che misura oltre al reddito anche la ricchezza patrimoniale dei nuclei familiari). Si vuole però fare in modo di garantire a tutte le famiglie la possibilità di mantenere i benefici attuali, se più consistenti: non ci deve perdere nessuno. E non è facile mettere mano a una moltitudine di norme e misure di sostegno diverse per uniformarle.

Proprio per questo motivo l’ipotesi di attingere in via magari indiretta e provvisoria alle risorse europee non è esclusa. Ma sarà un dibattito lungo e complicato. Difficile pensare che si possa sbrogliare la matassa nel giro di qualche settimana. Molto più realistico pensare che se ne riparli tra 12 mesi. C’è una piccola speranza: riuscire nell’impresa di impostare un assegno “in due tempi”: subito, già a gennaio 2021, per gli autonomi e gli incapienti. E poi a luglio 2021 a tutti gli altri. Difficile, ma non impossibile. C’è chi ci sta provando al Ministero dell’Economia.

La riforma del fisco avrà un “orizzonte triennale” perché sarà “composta di vari moduli” ma il “modulo della riforma dell’Irpef vogliamo sia operativo dal primo gennaio 2022”. Lo ha detto martedì il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, in audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato. Gualtieri ha puntualizzato che il governo punta a “un’ampia riforma fiscale che sarà introdotta con una legge delega che si legherà all’altra riforma che intendiamo adottare già dal 2021 e che stiamo approfondendo, ovvero la legge delega sull’assegno unico universale per i figli”. Ipotesi, per ora zero certezze sulle tempistiche.

Il ministro poi, rispondendo ad una domanda, ha assicurato che “le tasse non aumenteranno l’anno prossimo ma diminuiranno” grazie ad una “riduzione sostanziale dell’Irpef attraverso l’estensione annuale del taglio del cuneo fiscale e la fiscalità di vantaggio per il Mezzogiorno che sono due elementi aggiuntivi che determineranno la riduzione delle tasse l’anno prossimo”. Le entrate “vanno meglio del previsto” e Gualtieri ha voluto ancora una volta “ringraziare quei contribuenti che anche nei mesi peggiori della pandemia hanno continuato a versare i propri oneri fiscali e contributivi anche se avevano diritto alla sospensione”. Nei rapporti tra Fisco e contribuenti, ha concluso, l’intenzione del governo è di “rendere” l’attività di riscossione e la compliance fiscale “maggiormente trasparente e credibile”.


Today.it

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