Cinema, Sky sceglie Maccanico

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Il manager arriva da Warner Bros. Punterà molto su titoli a forte connotazione commerciale. Sarà a.d. della nuova società di distribuzione di film

nicola-maccanicoLa selezione per i vertici della nuova società di distribuzione cinematografica di Sky Italia si è conclusa. E, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, a spuntarla per il ruolo di amministratore delegato sarebbe stato Nicola Maccanico, attuale managing director theatralic & strategic marketing di Warner Bros.
Italia, ovvero la seconda società di distribuzione più importante della Penisola nel 2015 (97,3 milioni di euro di incassi), dietro Universal, e la terza nei primi otto mesi del 2016 (67,9 mln), dietro Medusa e Walt Disney. In Warner Bros. Italia dal 2004, il 44enne manager romano è anche figlio di Antonio Maccanico, politico scomparso nel 2013, più volte ministro, e in particolare delle Poste e Telecomunicazioni tra il 1996 e il 1998 con il governo Prodi. Nel gruppo Sky lavora anche Matteo Mammì, direttore acquisizioni e produzione di Sky Sport, e nipote di Oscar Mammì, politico che fu, pure lui, ministro delle Poste e Telecomunicazioni tra il 1987 e il 1991 sotto i governi Goria-De Mita-Andreotti.
Ma a prescindere dalle parentele con passati ministri, la scelta di Maccanico, dirigente di punta di Warner, quindi molto competente nel settore, spiega più di mille parole quanto Sky creda nella nuova società (che controlla al 60%) e quanto sia disposta a investirvi, insieme agli altri cinque soci (le case di produzione italiane indipendenti Cattleya, Indiana production, Italian international film, Palomar, Wildside, ciascuna con una quota dell’8%) e a quelli che verranno (si parla con insistenza di un coinvolgimento di Indigo film).
La nuova società, peraltro, punterà molto sulla distribuzione di titoli a forte connotazione commerciale, al punto che, in base ad alcune indiscrezioni, i contratti con le case di produzione dei film sarebbero così vincolati agli incassi che, in caso di box office insoddisfacente, vi sarebbero notevoli penalizzazioni per i produttori stessi.
La decisione di Sky Italia di entrare a piedi uniti nel comparto cinematografico e della distribuzione mostra, ovviamente, l’intenzione del gruppo di operare in tutti i segmenti della filiera, diversificando il suo business. Se avesse voluto concentrarsi, invece, solo sulla pay tv, sarebbe bastato fare accordi di tipo pluriennale (e non anno per anno) con i due big Medusa e Rai cinema, assicurandosi, così, tutti i titoli principali della produzione italiana. In questo modo, invece, si apre una nuova area di business, andando peraltro a portare via un manager a Warner, che invece ha siglato un contratto pluriennale esclusivo col gruppo Mediaset.
Il passo di Sky mette comunque in fibrillazione tutto il mondo della distribuzione cinematografica in Italia. È noto, infatti, che tantissimi film di qualità e di autore, nella Penisola, sono distribuiti al cinema solo grazie agli introiti assicurati dalla pay tv, poiché nella gran parte dei casi il semplice passaggio in sala non è in grado di coprire i costi (circa un milione di euro per la distribuzione decente di un titolo).
E molte case di distribuzione, grandi e piccole, distribuiscono certi titoli solo sapendo che la pay tv assicura determinati introiti. Ora, se Sky, con la sua nuova strategia in ambito distributivo, rivedrà però al ribasso le sue politiche tariffarie sull’acquisto dei diritti pay, questo comporterà molti problemi per il sistema distributivo piccolo o d’autore. In un mercato cinematografico italiano ormai statico da 20 anni, dove il tracollo dell’home video (mercato passato da un miliardo di euro all’anno a 300 mln di euro nel giro di poco tempo) non è, al momento, stato sostituito dal nuovo comparto del video on demand, ancora molto al di sotto delle aspettative. E nel quale, più che Netflix, di cui si sono ormai comprese le limitate capacità, si attende l’ingresso in grande stile di Amazon.
Piccola nota a margine sulla governance della nuova società di distribuzione Sky: non sarà semplicissimo mettere d’accordo i cinque soci-produttori sulle date di uscita dei loro rispettivi film. Anche perché, appunto, non saranno clienti che si affidano a una società distributiva terza. No, sono soci, con forti pretese e aspettative. E il calendario di uscita di un film fa spesso la differenza per il successo o meno al box office.

di Claudio Plazzotta, Italia Oggi

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