Twitter ai dipendenti. “Se volete potete lavorare da casa, per sempre”

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L’annuncio via email dall’amministratore delegato Jack Dorsey: “Ma gli uffici resteranno aperti e chi vuole potrà tornarci quando sarà possibile farlo”. In Italia una legge lo prevede e tutela dal 2017

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TWITTER passa al lavoro in remoto, ma stavolta in pianta stabile. L’annuncio è arrivato via mail ai dipendenti dallo stesso amministratore delegato, Jack Dorsey, assieme ad una indennità di mille dollari per permettere di dotarsi degli strumenti necessari. Non è un obbligo, ha sottolineato Dorsey, “gli uffici reteranno aperti e chi vuole potrà tornarci quando sarà possibile farlo”.

Il social network aveva imposto, con l’emergenza sanitaria in atto, di svolgere i propri compiti da casa da inizio marzo e in seguito ha cancellato fino alla fine dell’anno ogni evento o incontro fisico se non necessario. “Le persone che erano reticenti a lavorare in remoto ne scopriranno i vantaggi”, aveva sostenuto Jennifer Christie, a capo delle risorse umane della compagnia di San Francisco, ad inizio mese in un’intervista a Buzzfeed. “E i manager che non pensavano di poter gestire le persone a distanza ora cambieranno opinione. Non penso torneremo indietro”.

Dorsey aveva già in passato parlato della necessità di rivedere le modalità e l’organizzazione del lavoro, ben prima che scoppiasse l’emergenza del coronavirus. Nella Silicon Valley l’elasticità sull’orario e la possibilità di svolgere i propri compiti anche fuori dall’ufficio si pratica in forme diverse da anni. Ma un conto è la facilità con la quale i colossi del Web rispetto ad altri si sono adattati all’emergenza, un altro è stabilire che chi vuole può continuare così in maniera permanente.

Nel frattempo da Google a Microsoft, fino a Facebook e Amazon, sono tante le aziende che hanno comunicato ai dipendenti di proseguire a lavorare da casa per tutto l’autunno, anche se i loro uffici riapriranno prima. E c’è chi immagina, come l’architetto Carlo Ratti del Mit, la possibilità di usare in maniera diversa tutti quei metri quadri. E ovvio però che una svolta del genere, al di là dei vantaggi, richiede un nuovo impianto normativo per evitare che si trasformi in un boomerang

Yahoo! tentò un esperimento del genere su larga scala nel 2013, salvo poi tornare indietro per ordine dell’allora amministratore delegato Marissa Mayer. La stessa che in seguito è stata però accusata di discriminare i dipendenti, di spendere con troppa disinvoltura i soldi dell’azienda in eventi di secondaria importanza e soprattutto di manie di controllo ed eccessivo stacanovismo.

E’ ovvio che una svolta come quella di Twitter, al di là dei vantaggi o degli svantaggi pratici, richiede un nuovo impianto normativo per evitare che si trasformi in un boomerang per i lavoratori. Soprattutto servono regole chiare su modi e orari, altrimenti si rischia di lavorare sempre. In Italia dal 2017 esiste una legge, ribadita dal decreto del 17 marzo, sullo smart working. Attenzione: non è sinonimo di lavoro da remoto, implica un’organizzazione aziendale e una mentalità diversa e più flessibile rispetto a quella tradizionale e prevede fra le altre cose anche il poter svolgere le proprie mansioni da casa. C’è un passaggio chiave nella legge che vale la pena ricordare: “Ai lavoratori agili viene garantita la parità di trattamento – economico e normativo – rispetto ai loro colleghi che eseguono la prestazione con modalità ordinarie”. È quindi prevista la loro tutela, compreso il caso di infortuni e malattie.

LaRepubblica.it

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