Alibaba, dal web ai negozi reali

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La società di e-commerce potrà espandersi ancora sfruttando la sinergia con gli spazi fisici. Opa da 2,4 mld sul colosso dei centri commerciali cinesi

Quando si dice: insaziabile. Jack Ma, il patron di Alibaba, il gigante mondiale del commercio online (27 miliardi di dollari di vendite, 15 miliardi di transazioni al giorno, 9,8 sugli smartphone, 450 milioni di clienti unici registrati profilati e classificati, per dirla con un eufemismo, secondo le proprie abitudini d’acquisto), è appena tornato da New York, dove ha incontrato alla Trump Tower il nuovo presidente degli Stati Uniti (in una sessione dedicata ai grandi capitalisti del pianeta: c’era anche Bernard Arnaud di Lvmh, il re della moda), e annuncia l’acquisto del 100%, via opa alla Borsa di Hong Kong, del colosso dei centri commerciali cinesi, 3 milioni di metri quadrati nelle più grandi città del Paese.
La ragione è semplice: il commercio elettronico non basta più, non può crescere all’infinito se non dispone di piattaforme fisiche dove gli oggetti acquistati in rete possono essere ritirati (e magari visti e provati prima del clic sul computer o sul telefonino).
L’ha capito per primo Jeff Bezos di Amazon e Jack Ma, che ha sempre sostenuto di essere un grande ammiratore degli Stati Uniti fin dal suo primo viaggio nel 1995 (l’ha ricordato anche a Trump, gongolante di patriottismo commerciale), l’ha seguito subito.
Il suo braccio destro, il direttore generale di Alibaba, Daniel Zhang, che è cresciuto con Jack Ma ed è tra i fondatori del colosso cinese, si è anche precipitato a spiegare ai media di Hong Kong che commercio elettronico e commercio reale si integrano perfettamente e che questa complementarietà è lo strumento indispensabile per quella che in finanza si chiama «creazione del valore», vale dire più fatturato, più margini, più dividendi per gli azionisti.
Il gigante dei centri commerciali (ben 29 a cui si aggiungono 17 shopping mall di dimensioni più ridotte, ma sempre su scala cinese) ha un nome delicato: si chiama Intime Retail Groupe, esiste da 18 anni ma gli ultimi sono stati davvero duri proprio per la concorrenza spietata di Alibaba (e non solo).
E così il suo azionista, dopo un po’ di resistenza, alla fine ha deciso di accettare la proposta di Jack Ma: un premio pari al 42% del corso delle azioni che fa salire l’impegno del tycoon a 2,5 miliardi di dollari (2,4 milioni di euro).
Così Jack, «uno dei più grandi imprenditori al mondo» (così l’ha gratificato Trump alla fine del loro incontro, un giudizio che non ha riservato neanche al boss americano di Amazon), potrà continuare la sua strategia commerciale globale: dalla nuova alla vecchia economia e ritorno.
Non va dimenticato, infatti, che l’anno scorso Alibaba ha rilevato il 20% del capitale del gruppo Suning Commerce, la più grande catena dell’elettronica di consumo (come a dire un Euronics o un MediaWorld moltiplicato enne volte) che fa capo a un altro supermiliardario, quel Zhang Jingdong, grande appassionato di calcio e da giugno nuovo patron dell’Inter e dell’Atletico Madrid.
Chissà che Zhang non convinca Jack a lanciarsi anche lui nel business mondiale del pallone.

Giuseppe Corsentino, ItaliaOggi

 

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