Modena, discrimina cliente: condannata Fastweb

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L’azienda rifiutò un contratto a una donna modenese perché è di origini siriane. Il giudice sanziona l’Ad Calcagno

imageMODENA. Fastweb è stata condannata dal Tribunale di Modena per aver discriminato una cliente per motivi nazionali: la donna, prostate medical una manager, è di origini siriane e tanto è bastato per stracciare un contratto per Adsl già stipulato. Il giudice Andrea Romito, su richiesta della Procura, nel decreto penale ha condannato a una sanzione di 3.750 l’amministratore delegato della compagnia di telefonia e servizi web Alberto Calcagno. Il fatto risale al novembre 2014 ed è avvenuto in un negozio Fastweb di Modena. Vittima della discriminazione è una modenese 34enne di cittadinanza italiana ma di nascita siriana. È manager commerciale per una ceramica. È laica, non porta veli in testa. E ha un forte accento modenese. Per questi motivi, a un primo sguardo, è impossibile distinguerla da un’altra italiana. «Mi serviva un allacciamento per l’Adsl di casa – racconta – e il commesso di quel negozio Fastweb mi ha fatto una proposta sicuramente interessante. Così abbiamo chiuso l’accordo e fatto le firme sul precontratto in attesa che mi spedissero la busta coi fogli da firmare. Ma quando ha preso il mano la mia carta d’identità e l’ha letta l’ha lasciata cadere e ha allargato le braccia. “Non si può fare. Mi dispiace”, mi ha detto. Sono trasecolata. Gli ho chiesto spiegazioni. “Non è possibile. Lei è siriana”. “Ma sono cittadina italiana da quando ero bambina!”, ho spiegato stupita. “Proprio non si può. Mi spiace, sono in difficoltà, ma l’azienda non vuole”. Insomma, era evidente che Fastweb non accetta clienti siriani». La 34enne, sconvolta, si è sentita vittima di una discriminazione etnica inaccettabile e ha sporto denuncia tramite il suo legale, l’avvocato Silvia Silvestri. L’inchiesta, seguita dal pm Maria Angela Sighicelli, è arrivata davanti al gip Andrea Romito con una richiesta di archiviazione. Ma la manager di origini siriane si è opposta: voleva che a decidere fosse un giudice. Fastweb ha presentato un memoriale. Il giudice ha obbligato la Procura a procedere con un’imputazione coatta contro l’Ad del colosso telefonico, Alberto Calcagno. L’accusa era di aver violato la legge 654 del 1975 articolo 3 (una legge aggiornata nel 1993) che prevede sanzioni anche pesanti per la discriminazione razziale (anche se pare strano, la discriminazione razziale non è prevista dal Codice penale).
Nel suo memoriale, Fastweb ha spiegato che la manager non risultava persona con solvibilità perché non aveva altri contratti. «Falso – spiega la vittima – sono cliente di Vodaphone da molti anni e pago con il mio conto corrente. Mai avuto problemi». Nulla però era scritto in merito a eventuali differenze tra clienti in base alla provenienza. Tuttavia, l’avvocato Silvestri ha prodotto una mail dalla quale si capisce che quel rifiuto non era stato un capriccio del commesso ma l’applicazione di una scelta interna all’azienda: la provenienza da altra nazione, in questo caso dalla Siria, è un elemento discriminate per rifiutare un contratto. «Hanno provato anche a dire che non avevano firmato perché sono troppo giovane. Ma ho 34 anni, santo cielo! Mi sorella, che è più giovane ma nata a Modena, avrebbe invece avuto subito il contratto». Pm e giudice hanno deciso di condannare l’Ad. «Questa vicenda mi ha stupita oltre che amareggiata. È stata la prima volta in vita mia che è emerso un pregiudizio contro di me per le mie origini. È stato molto umiliante».

di Carlo Gregori “Gazzetta di Modena”

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