Non pagate più con i contanti? Scatta la “trappola” del governo

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Previsto un bonus fino a 300 euro l’anno per chi si appresta a fare spesa pagando con la carta di credito o bancomat. Ma ciò non vale per gli acquisti via web

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Ok ai pagamenti con carta. Ma attenti alle “eccezioni”. Il governo lavora a un programma di misure che stenderanno al tappeto l’evasione. O, almeno, è quello che si dice neppure troppo velatamente tra le stanze del potere. “Ce lo chiede l’Europa”, ripetono tra i corridoi di Palazzo Chigi.

E così, il premier Giuseppe Conte, e i suoi ministri (in primis il capo del Mef, Roberto Gualtieri) sono all’opera per la grande riforma: il piano cashback. Già annunciato mesi fa in piena pandemia.

Sarebbe la madre di tutte le battaglie fiscali. E un’operazione incentrata su un punto fondamentale: dimostrare di avere credibilità a livello internazionale. Proprio ora che i burocrati di Bruxelles si preparano ad accordare al nostro Paese 209 miliardi del Recovery Fund tra prestiti e finanziamenti a fondo perduto. L’evasione fiscale, per molti, è il grande problema dell’Italia con i suoi 109 miliardi di euro all’anno. Tanto costa alle casse dello Stato il sommerso.

Così, i giallorossi intendono riconoscere un bonus a tutti i consumatori che acquisteranno dal primo dicembre con carte di credito e bancomat: fino a 300 euro all’anno per spese documentare fino a 3mila euro. Si tratta del piano cashback allo studio del ministero dell’Economia in stretto contatto con il presidente del Consiglio. Ma c’è qualcosa che non torna. Nell’operazione sembrano essere state per ora escluse le spese online, modalità in cui pagare con carta o bancomat rappresenta l’unica soluzione possibile.

A tal proposito c’è una piccola riflessione da fare. Se l’obiettivo è incentivare gli acquisti con carta, l’aver escluso i pagamenti online dal rimborso appare davvero difficile da comprendere. Un paradosso. Per avere il 10% su una spesa di almeno 3mila euro i consumatori non potranno fare affidamento sulle spese fatte via web. Ma non è escluso che il governo intervenga per correggere l’anomalia.

Conte in persona, negli ultimi giorni, avrebbe chiesto agli operatori di settore un nuovo impulso all’adeguamento tecnologico. Un passaggio obbligato per mandare in soffitta il denaro contante. Per far dialogare il sistema dei pagamenti con le amministrazioni dello Stato serve però un passo decisivo: la rendicontazione delle transazioni attraverso sia la piattaforma PagoPa, sia quelle bancarie, e il trasferimento delle informazioni all’Agenzia delle entrate. Tuttavia, prima di mettere in campo il provvedimento, servirà l’ok del garante della privacy e della Corte dei Conti. Cosa non da poco.

Oltre alla soglia di spesa, sarebbe previsto – secondo quanto riportato dal Corriere della Sera – un limite minimo di operazioni, per incentivare l’uso della moneta elettronica anche per piccoli acquisti. Tendenza fortemente criticata dai commercianti che lamentano commissioni troppo alte. Il piano per la riduzione dell’uso dei contanti prevederebbe, poi, un credito d’imposta per le commissioni pagate dai piccoli esercenti in vigore dal primo luglio scorso, detrazioni fiscali solo per prestazioni pagate con moneta elettronica e un’esenzione fiscale per chi usa buoni pasto elettronici, oltre all’abbassamento, del tetto del cash che nel 2022 scenderà ad appena mille euro.


Michele Di Lollo, Ilgiornale.it

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