Ipotesi di governo Lega-M5s, Piazza Affari in rosso. Tensione sullo spread

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Il possibile governo M5s-Lega genera qualche pensiero agli investitori: il differenziale sale sopra 135 punti base, ma secondo gli osservatori i movimenti sono frenati dal Qe di Draghi e dalla migliore composizione del debito. Frena l’inflazione Usa, meno pressione sulla Fed

Il lavoro per la nascita di un governo tra M5s e Lega genera qualche tensione sui mercati. Secondo la piattaforma Bloomberg, lo spread quota a 136 punti base, dai 132 di ieri a fine giornata. Nelle prime battute di scambi era arrivato a sfiorare i 140 punti, toccando i livelli massimi degli ultimi tre mesi. Il rendimento del titolo decennale italiano è all’1,9%, poco sopra l’1,88% di ieri sera.

Segnali di tensione che non sono comunque ancora preoccupanti, secondo gli addetti ai lavori, e confermano il clima clemente degli investitori in questa fase del ciclo. “La convulsa giornata politica di ieri ha prodotto un allargamento soltanto marginale del premio al rischio con la Germania”, annotavano stamane gli economisti di Intesa Sanpaolo a commento delle recenti evoluzioni dello spread.

Che ci sia una maggiore richiesta di premio da parte degli investitori, ma non ancora allarme, è testimoniato anche dall’asta di Bot annuali assegnata oggi dal Tesoro con rendimenti in aumento. Ha emesso 6,5 miliardi di buoni a 12 mesi spuntando un rendimento pari a -0,361%, in aumento di 4 centesimi rispetto all’asta del mese precedente. Buona la domanda, che si è attestata a 8,971 miliardi di euro, con un rapporto tra domanda e offerta pari a 1,38.

Il Ftse Mib peggiora a metà giornata e cede l’1,4%, appesantito dal ribasso del settore bancario che è il primo a soffrire un innalzamento dei rendimenti. Meglio le altre Piazze europee, seppure siano incerte: Londra sale dello 0,15%, Francoforte aggiunge lo 0,19% e Parigi cede lo 0,03%.

Prosegue la stagione delle trimestrali a Piazza Affari e in giornata si segnalano i conti delle Poste e di Unicredit. Richemont, il colosso del lusso svizzero, ha intanto raggiunto il 94,99% delle azioni ordinarie di Yoox Net-A-Porter, al termine dell’Opa che si è chiusa ieri: si è “avverata la condizione di livello minimo di adesione e che la soglia del 90% del capitale sociale ordinario di YNAP è stata superata”. Nel nuovo assetto, per il fondatore Federico Marchetti, Ynap con Richemont “sarà imbattibile”.

La Borsa di Tokyo ha chiuso in leggero rialzo, rinvigorita, dopo diverse sessioni negative, dall’andamento di Wall Street e dall’indebolimento dello yen. Alla fine delle contrattazioni l’indice Nikkei ha guadagnato lo 0,39% (+88,30 punti) a 22.497,18 punti mentre l’indice più ampio Topix ha chiuso in rialzo dello 0,27% (+4,71 punti) a 1.777,62 punti. Ieri sera, Wall Street ha chiuso positiva con il Dow Jones a +0,7% e il Nasdaq che è salito dell’1%. Positivo il comparto energetico grazie alla risalita del prezzo del petrolio dopo la mossa di Trump contro l’Iran. I future sulla Borsa Usa sono oggi positivi.

Salgono infatti le quotazioni del petrolio sull’onda delle tensioni internazionali con l’annuncio delle rinnovate sanzioni americane a Teheran. I contratti sul greggio Wti con scadenza a giugno guadagnano 61 centesimi e passano di mano a 71,74 dollari al barile. Il Brent guadagna lo 0,8% a 77,82 dollari al barile. Tensioni che spingono anche l’oro che guadagna lo 0,1% a 1.314 dollari l’oncia.

La giornata macroeconomica registra il recupero della produzione industriale in Italia a marzo. In Gran Bretagna è invece cresciuta dello 0,1% congiunturale a marzo e del 2,9% tendenziale, meno delle attese. I sussidi settimanali di disoccupazione negli Usa restano invariati a 211.000 unità. Gli analisti si aspettavano un aumento a 220.000 unità. Nella media delle ultime 4 settimane le richieste arretrano di 5.500 unità a 216.000, unità. Salgono dello 0,2% i prezzi al consumo, meno delle stime, e spengono le pressioni sulla Fed per alzare i tassi.

Dollaro in calo sulle principali divise dopo la pubblicazione delle statistiche di aprile sull’inflazione americana: il cambio euro/dollaro è tornato sopra 1,9 e segna 1,1908 (da 1,1876 precedente al dato e 1,1851 ieri sera). Il dollaro/yen è passato da 109,99 a 109,41. Il rapporto tra sterlina e dollaro è a 1,3548 (da 1,3525 prima della diffusione dei dati).

La Bce pubblica il Bollettino economico dalla quale ammonisce sui crescenti rischi che pesano sull’economia, a cominciare dal protezionismo. In Cina l’inflazione ha frenato ad aprile. L’indice dei prezzi al consumo è cresciuto nello scorso mese dell’1,8% su base annua. Crescono invece per la prima volta in sette mesi i prezzi alla produzione in Cina, che il mese scorso hanno segnato un incremento dello 0,3% rispetto al mese precedente, arrivando al 3,4% poco sotto le aspettative di una crescita al 3,5%.

La Repubblica

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