Rilanciare i consumi: sì, ma come?

Share

Gli effetti della pandemia stanno cambiando profondamente le abitudini di acquisto degli italiani: ecco quali sono le conseguenze e come aziende e retailer dovranno adeguarsi per rispondere alle nuove esigenze della clientela

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Consumi-1-e1610292082362.jpg

Un italiano su quattro, 16,4 milioni per la precisione, cambierà per sempre le proprie abitudini di acquisto dopo l’esperienza della pandemia di Covid-19 e i lunghi mesi del lockdown. È quello che emerge da un report della società di consulenza globale Alvarez & Marsal, realizzato in collaborazione con Retail Economics e basato su un campione di 6 mila consumatori di Italia, Germania, Gran Bretagna, Francia, Spagna e Svizzera.

La riduzione del reddito, la paura per il proprio posto di lavoro, l’incertezza sul futuro e l’impossibile previsione sulla durata dell’emergenza sanitaria: sono questi i fattori che spingono gli italiani e i loro colleghi europei a ripensare il proprio carrello della spesa e a rimandare investimenti accessori o voluttuari. Giù del 75% vestiti e scarpe, -50% per i mobili, -20% libri e giornali: le persone chiuse in casa hanno aumentato i consumi solo di cibo (+15%), elettronica di consumo e attrezzi per la ginnastica. A uscirne ulteriormente rafforzata la vendita online, che aumenterà complessivamente in Europa il suo giro d’affari per quest’anno di 13,6 miliardi di euro e solo in Italia di 1,5 miliardi: uno choc positivo per un sistema come il nostro fin troppo restio alla trasformazione digitale. Parliamo, infatti, di un valore tutt’altro che marginale se confrontato con altri Paesi come l’Inghilterra e Francia, che sperimenterebbero un aumento rispettivamente di 5 e 3 miliardi di euro. E le previsioni parlano di una prospettiva di penetrazione al 9,5% a fine 2021 rispetto allo scarno 6,3% del 2019. Peggio di noi fa solo la Spagna che, da un 5,3% di partenza, non si spingerà oltre il 7,6% (per capirci, la Gran Bretagna punta al 24%, quasi il doppio della Germania che vola poco sotto il 14%).

«La nuova normalità per i retailer sarà caratterizzata da una mutazione strutturale. I negozi dovranno essere capaci di intercettare i nuovi bisogni dei consumatori e riempire quei vuoti lasciati liberi dalla trasformazione», spiega Alberto Franzone, Managing Director di Alvarez & Marsal. L’indirizzo verso un mutamento radicale delle abitudini di consumo, unito alla velocità di spostamento sui canali digitali, suggerisce la necessità di un cambiamento profondo per gli store fisici che dovranno riorganizzare il loro business model. Al contrario delle fosche previsioni di qualche anno fa, i consumatori più giovani hanno dimostrato di non voler rinunciare all’esperienza in negozio, soprattutto per scoprire prodotti di nicchia e poi condividerli sui social. Proprio questo aspetto virtuale dell’esperienza di acquisto spingerà i retailer di successo a reinventare il percorso del cliente e a sfruttare nuove leve come la realtà aumentata per sorprendere gli acquirenti. Per i consumatori più anziani, invece, che ancora apprezzano l’interazione interpersonale durante lo shopping, un’esperienza più impersonale tra mascherine e limitazioni potrebbe rivelarsi meno soddisfacente. E questo ulteriore elemento potrebbe alimentare ulteriormente il passaggio agli acquisti online: secondo Netcomm, sono due milioni i nuovi consumatori approdati all’e-commerce in questi mesi. «Questa è la stagione delle partnership strategiche nelle quali catene tradizionali si alleano con nuovi players digitali per soddisfare bisogni che le misure anti-coronavirus e il superamento della pandemia avranno fatto crescere nei consumatori», prosegue Franzone. L’obiettivo primario è quello di far tornare a sorridere i consumatori: «A fronte di un quadro di pessimismo generalizzato, usciranno dalla crisi gli operatori che sapranno cogliere in modo innovativo il processo di trasformazione del commercio tradizionale post pandemia, intercettando comportamenti d’acquisto nuovi in un paradigma settoriale in evoluzione. In logica darwiniana, sopravvivranno solo i retailer capaci di cambiare». Come? Dopo una prima fase votata inevitabilmente alla sopravvivenza, in attesa del vaccino o dell’indebolimento del virus, i retailer dovranno rivedere i propri modelli operativi rafforzando la presenza digitale tramite lo sviluppo dei propri e-commerce o rafforzando la presenza sui marketplace, migliorando la logistica e la copertura dell’ultimo miglio. Tra gli strumenti a disposizione un ruolo centrale potrebbero averlo gli analytics, che da soli non basteranno se non si lavorerà per migliorare la customer experience attraverso il Crm e l’A.I.


Francesco Perugini, Businesspeople.it

Share
Share