“Furtino” ai pensionati: trattenuta dello 0,1% per l’inflazione bassa

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Assegni tagliati per restituire parzialmente l’aumento del 2014. I sindacati protestano

Roma – Conto alla rovescia per il mini prelievo sulle pensioni. La notizia circolata giorni fa è confermata. Molti pensionati rischiano fra due mesi di dovere restituire lo 0,1% della rendita annuale all’Inps. E il governo non sembra intenzionato a intervenire per evitare il mini salasso come avevano chiesto i sindacati. Il costo per le casse pubbliche sarebbe limitato, ma l’esecutivo ha deciso difendere il meccanismo di recupero dell’inflazione.
La storia è quella nota e risale al 2014, quando il consueto recupero dell’inflazione fu fissato allo 0,3%. Il dato definitivo si attesto allo 0,2. La restituzione era fissata al primo gennaio 2016, ma la legge di Stabilità, la penultima firmata dal governo Renzi, rinviò – dando grande risalto alla decisione – il mini prelievo all’anno successivo. Sicuro che quest’anno l’inflazione sarebbe aumentata e sarebbe quindi stato possibile fare un conguaglio, senza prelevare soldi dalle pensioni. L’inflazione non è cresciuta e oggi i pensionati si ritrovano a dovere pagare il conto del 2014. Il governo Renzi aveva pensato a una soluzione. Un emendamento alla legge di Stabilità era già pronto. Rinviare di un altro anno la restituzione sarebbe costato intorno ai 150 milioni di euro.
L’entità della cifra da restituire è limitata. Intorno ai 15 euro una tantum per gli assegni lordi intorno ai 1.500 euro. Con un accordo informale tra governo e Inps, la restituzione dovrebbe avvenire in quattro rate, la prima presumibilmente a marzo. I sindacati dei pensionati hanno chiesto e continuano a chiedere un correttivo in corsa, ma nessuno sta facendo barricate.
Lo Spi Cgil nei giorni scorsi aveva chiesto al ministro Giuliano Poletti un intervento, magari con un emendamento al Milleproroghe. Il prelievo è limitato, ma – protestano i pensionati Cgil – rischia di «incidere sulle pensioni basse». Non tutti sono d’accordo. Il meccanismo di recupero dell’inflazione ha regole precise ed è normale che in caso di un caro vita inferiore alle attese non ci siano rimborsi. E che questi vengano restituiti se sono stati corrisposti erroneamente.
C’è dell’altro a penalizzare chi ha un assegno, spiega Romano Bellissima, segretario della Uil pensionati. «In 30 anni abbiamo perso il 30% del potere di acquisto delle pensioni». Tra le cause, anche il paniere Istat sulla base del quale si calcola l’inflazione. «Non è adeguato a misurare lo stile di vita dei pensionati e quindi non registra in modo corretto le variazioni di prezzi dei prodotti» consumati dagli anziani. La soluzione passa da un paniere ad hoc per i pensionati, da affiancare a quello di riferimento della rilevazione dei prezzi al consumo. Idea che ogni tanto si riaffaccia. «C’è la disponibilità da parte del governo di valutare la fattibilità. Non è un’anomalia, in molti paesi europei esiste già», aggiunge il sindacalista. Il potere di acquisto delle pensioni è un problema sentitissimo in Italia. Una recente indagine di Allianz Global Assistance ha rilevato che il 26% degli ex lavoratori pensa di trasferirsi all’estero. Tra tante notizie negative per i pensionati, il 2017 ha riservato ai pensionati anche qualche buona nuova. Il Milleproroghe ha previsto che da febbraio le pensioni saranno pagate il primo giorno «bancabile» del mese. Altra buona notizia, da quest’anno scompare il contributo di solidarietà previsto per le pensioni oltre i 90mila euro (dal 6 al 18%). La legge di Stabilità non ha prorogato il prelievo introdotto dal governo Monti.

Antonio Signorini, Il Giornale

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