Coronavirus e test sierologici: ecco le risposte delle Regioni

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In Lombardia è stata rinviata alla prossima settimana l’approvazione della delibera regionale che apre ai laboratori privati accreditati la possibilità di effettuare test sierologici a pagamento.

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Il testo è stato «congelato», seppur per breve tempo, in attesa delle linee guida nazionali sui test sierologici, che sarà argomento del prossimo Consiglio dei Ministri.

Cosa accade nelle altre regioni? In Emilia Romagna si registrano chiamate a pioggia ai laboratori privati autorizzati del territorio per eseguire i test, dopo il via libera anche ai privati dato dalla Regione per gli accertamenti sulla presenza o meno di anticorpi al Sars-Cov2 in 25 centri.

«Abbiamo ricevuto centinaia di telefonate – afferma Maurilio Missere, direttore sanitario del Poliambulatorio Giardini Margherita di Bologna, intervistato da Repubblica Bologna – Le persone vogliono sapere. Sono terrorizzate, tutte sono state a contatto con qualcuno».

Poliambulatori presi d’assalto anche dalle aziende. Al Resto del Carlino lo stesso Missere, il cui laboratorio ha eseguito i test per Ferrari, aggiunge: «Una decina li avevano già richiesti: circa 6-7mila test. Le chiamate poi stanno arrivando da strutture sanitarie e dal terziario. Oggi vogliamo dare la caccia agli asintomatici, prima o poi i test andranno fatti a tutti». Per quanto riguarda i prezzi, l’edizione bolognese di Repubblica riferisce che per il primo test si potrebbe spendere sui 30 euro, in caso di positività, per il secondo accertamento, il costo potrebbe oscillare tra i 40 e i 60 euro.

In Toscana i medici di famiglia potranno prescrivere ai loro pazienti test sierologici per rilevare l’eventuale contagio da Covid. Lo ha annunciato il governatore Enrico Rossi. «Il medico – ha affermato – può decidere di usarlo come verifica di post-malattia, ordinandolo come fa con qualsiasi altra prescrizione di prelievo del sangue. Bisogna andare agli uffici che fanno il prelievo: in 10 minuti si ha l’esito». Se sarà positivo, si dovrà contattare un numero verde per prendere appuntamento per il tampone di conferma.

Tuttavia, non sono mancate polemiche. «Il business dell’accoglienza risulta ancora una volta privilegiato dal Partito Democratico: i migranti e gli operatori dei centri profughi potranno usufruire della corsia preferenziale messa a disposizione dalla Regione riguardo ai test sierologici per verificare la positività al coronavirus a carico del sistema sanitario regionale». Così l’europarlamentare toscana della Lega Susanna Ceccardi in si è espressa merito alla recente ordinanza, la numero 54, della Regione Toscana.

«Con quale criterio questa categoria è stata inserita dalla Giunta Rossi in quelle a rischio? Non ci risulta – prosegue Ceccardi in una nota – che gli ospiti dei centri accoglienza svolgano lavori a contatto diretto con il pubblico come ad esempio gli operatori delle forze dell’ordine o delle professioni sanitarie o i dipendenti di quelle attività rimaste aperte in tutta la fase di lockdown».

Nel Lazio si sono concluse le procedure della gara a evidenza pubblica e da lunedì prenderanno il via i 300 mila test sierologici per svolgere l’indagine di sieroprevalenza su tutti gli operatori sanitari, per le forze dell’ordine e le Rsa. «È la più grande indagine di sieroprevalenza che si svolge in Italia, ed è fatta attraverso il prelievo venoso e non attraverso l’utilizzo di card, che hanno dimostrato una non piena affidabilità», ha sottolineato l’assessore alla Sanità del Lazio Alessio D’Amato.

«I laboratori in Campania stanno ricevendo i kit, per metà della prossima settimana saranno pronti a rispondere alla domanda di test sierologici, che è altissima. Lunedì, primo giorno, abbiamo già avuto seimila prenotazioni». Così Gennaro Lamberti, presidente nazionale di Federlab, ha spiegato come la Campania si stia preparando alla nuova frontiera della Fase 2, quella in cui i cittadini potranno effettuare il test per sapere se in questi mesi sono entrati in contatto con il Covid -19.

Un «patto di responsabilità» tra genitori ed educatori a tenere alta la guardia della sorveglianza sanitaria per eventuali sintomi-spia di contagio in famiglia; piccoli gruppi stabili di cinque bambini con un educatore di riferimento; rispetto del calendario vaccinale regionale, con profilassi antinfluenzale e anti-pneumococcica. Sono alcuni dei punti del protocollo unico elaborato in Veneto per sperimentare la riapertura di nidi e centri per la prima infanzia, in forma ludico-ricreativa, durante la fase 2. Il documento, messo a punto con il sostegno della Direzione regionale prevenzione sanitaria, è stato presentato ad Anci, Fism, Confcooperative, Assonidi-Confcommercio, Aninsei-Confindustria e Federazione dei pediatri di base, da Manuela Lanzarin e Elena Donazzan, assessori alla Sanità e alla Scuola e lavoro.

GiornalediBrescia.it

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