Bilanci aziendali al check up

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Lo slittamento delle procedure di allerta nei confronti dell’Organismo di composizione della crisi è occasione per fare un check up sullo stato di salute delle imprese. Infatti, sebbene il coronavirus abbia portato il legislatore, mediante il dl n. 9/2020, a differire la data a partire dalla quale sarebbe stato possibile effettuare le segnalazioni all’Ocri da parte dei controllori interni (sindaci e revisori) ed esterni (Agenzia delle entrate, Agenzia della riscossione e Inps) di 6 mesi, giova ricordare come il comma 2, art. 2086, c.c. sia già in vigore da ormai un anno. In buona sostanza, il differimento dal 15 agosto 2020 al 15 febbraio 2021 deve essere visto quale opportunità per le imprese di adottare (se ancora assente) ovvero adeguare e implementare (se presente) il sistema organizzativo, amministrativo e contabile, al fine di verificare già da oggi il reale status di salute dell’impresa. Così facendo si sarà in grado di arrivare alla fatidica data pronti a diagnosticare un lieve malanno ovvero qualcosa di molto più grave.

A tal fine, si ricorda come il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili abbia predisposto gli indici di cui all’art. 13, comma 2, Ccii, sebbene non ancora definitivi, utilizzabili in sostituzione del Debt service coverage ratio (Dscr) laddove non presente ovvero ritenuto non attendibile e che quindi lo status di salute dell’impresa (rectius: sussistenza della crisi) possa già da oggi essere verificata mediante la loro applicazione.

Tuttavia, detto esame non può basarsi esclusivamente su tali indici, dovendo essere estesa anche ad altri indicatori, giusta anche la possibilità riconosciuta dal successivo comma 3 di essere utilizzati quale alternativa ai predetti, poiché non ritenuti adeguati in considerazione delle caratteristiche dell’impresa, salva l’attestazione di un professionista indipendente.

E allora, sarà bene concentrarsi anche su altri indicatori, quali l’Ebitda (Earning before interest, tax, depreciation and amortization) e la posizione finanziaria netta (Pfn), nonché sul loro rapporto al fine di ritrarre utili indicatori.

Quanto all’Ebitda o Mol (margine operativo lordo), esso rappresenta un indicatore di carattere puramente economico che esprime la capacità della società di generare ricchezza dalla propria attività caratteristica ed è calcolato come differenza tra ricavi e costi operativi. È considerato un indicatore «puro», in quanto non risente delle politiche di bilancio che potrebbero essere adottate dagli amministratori in sede di redazione del documento, quali accantonamenti e ammortamenti; altresì, esso costituisce un’approssimazione dei flussi di cassa prodotti dalla società. Difatti, l’indicatore è considerato un autofinanziamento «potenziale», poiché individua il flusso che potenzialmente l’impresa originerebbe dalla gestione corrente, laddove tutti i ricavi fossero stati riscossi e tutti i costi correnti fossero stati pagati nell’anno.

La Pfn, invece, è un indicatore che misura l’indebitamento finanziario della società dato dalla somma algebrica delle fonti e degli impieghi di natura finanziaria; per il suo calcolo è possibile utilizzare lo schema «classico» individuato dall’Oic 6 in tema di ristrutturazione del debito. A ogni buon conto, considerazioni particolari possono essere effettuate, per esempio, sul Tfr e i debiti scaduti considerandoli poste finanziarie e quindi facendole rientrare nel suddetto conteggio.

Individuati Ebitda e Pfn, sarà poi possibile reperire altri indicatori specifici, tanto dal loro rapporto, quanto dal rapporto con altre voci del bilancio, quali:

– leverage ratio, dato dal rapporto tra la Pfn e l’Ebitda. Misura il numero degli anni necessari alla società per rimborsare il debito contratto sulla base del proprio Mol, il quale costituisce una buona approssimazione del flusso di cassa. Nella prassi, un valore maggiore di 5 denota una situazione molto rischiosa, un valore minore di 3 denota una situazione positiva, mentre il range intermedio tra 3 e 5 denota una situazione da monitorare;

– interest cover ratio, dato dal rapporto tra Ebitda e interessi passivi e misura quante volte l’Ebitda copre il pagamento degli interessi. Tuttavia, nella prassi si riscontra un utilizzo più frequente del rapporto tra Ebit e interessi passivi; ciò in quanto, l’Ebit esprime il reddito che l’azienda è in grado di generare prima della remunerazione del capitale, comprendendo con questo termine sia il capitale di terzi (indebitamento) sia il capitale proprio (patrimonio netto). Un valore minore di 1 indica una grave tensione finanziaria, un valore compreso tra 1 e 1,7 indica una tensione finanziaria, un valore compreso tra 1,7 e 3 indica una buona situazione ma migliorabile, mentre un valore maggiore di 3 denota una ottima situazione;

– gearing ratio, dato dal rapporto tra Pfn e patrimonio netto. L’indice segnala il grado di solidità patrimoniale dell’impresa attraverso il livello di indebitamento finanziario netto. Si ritiene che il rapporto in esame non dovrebbe superare un valore pari al 40% (soglia critica), mentre il valore ottimale è rappresentato dal rapporto minore del 25%.

Ulteriori strumenti di analisi sono rappresentanti dai modelli predittivi della crisi, quali lo Z-Score di Altman, ovvero una sua versione più attuale: il K-Score.

Quest’ultimo, permette di addivenire a una valutazione sulla possibilità che la società sia candidata o meno alla liquidazione giudiziale (ex fallimento). Differentemente dal modello Z – Score originario creato da Altman nel 1968, la versione da noi aggiornata prevede una maggiore attenzione alle variabili di carattere finanziario; pertanto, trattasi di una simulazione orientata a prevedere la crisi dell’impresa focalizzandosi non sul suo default economico- patrimoniale, bensì sulla capacità di onorare i propri fabbisogni di liquidità; in altre parole, esso tende a misurare o a privilegiare l’aspetto previsionale di stampo finanziario.

Un K-Score minore di 1,8 classificherà la società come candidata al fallimento, un valore maggiore di 3 indicherà, con i limiti e le debite precauzioni, un equilibrio finanziario, mentre la zona d’ombra in cui è racchiuso il range intermedio tra 1,8 e 3 indicherà l’impossibilità di esprimere un giudizio e pertanto tale situazione dovrà essere attentamente monitorata al fine di prevederne l’evoluzione.

Giuseppe Ripa e Alessandro Lattanzi, ItaliaOggi Sette

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