Periscopio

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Non può esserci solidarietà al di fuori della legalità. Dario Nardella, sindaco Pd di Firenze (Elisa Calessi). Libero

Questo governo, quando parla dei propri successi in economia,è come il selvaggio di Kant che dice che il sole è sorto perché lui si è svegliato. Giulio Tremonti, ex ministro delle finanze (Pietro Senaldi). Libero

Mi sento sotto la cresta dell’onda. Marcello Marchesi

Il processo per la strage sul Rapido 904 va rifatto perché uno dei giudici va in pensione. Ecco, una volta che serviva la Fornero… Antonio Satta. MF

La differenza fra un intellettuale e un operaio? L’operaio si lava le mani prima di pisciare, e l’intellettuale dopo. Jacques Prévert

Purtroppo, da un punto di vista politico, l’errore principale di Renzi è antecedente a quello del referendum: quello di non aver osato fondare un suo partito (modello Macron) quando l’attesa per lui era enorme. Alessandro Marchi. Il venerdì

Minniti sta realizzando l’impresa accarezzata invano da Renzi: sedurre la destra rimanendo a sinistra. Ma Renzi era troppo indisciplinato e democristiano per riuscirci. Serviva un comunista di ferro come Minniti. Massimo Gramellini. Corsera

Se i siti Unesco segnalati come patrimoni dell’umanità comprendono Langhe e Roero, perché non la strada del prosciutto e dei vini di Parma? Che ingloba il castello di Torrechiara, salame di Felino e culatello di Zibello? Nessun dubbio che il prosciutto di Langhirano sia patrimonio dell’umanità. Una parte del mondo dove è più alta la dolcezza del vivere. Basterebbero le parole di Maria Luigia, duchessa di Parma: «Non si ha la minima idea, a Vienna, della gaiezza che regna qui e di quanto si amino le mascherate e i buon pranzi». Vittorio Sgarbi. Quotidiano nazionale

La sinistra italiana, e non solo, è costantemente permeata da un sostrato ideologico generaliter marxista-leninista che, seppure edulcorato e ammodernato, impedisce di fatto un riformismo liberal-progressista. Ergo l’inconciliabilità antropologico-politica fra Renzi e i post comunisti. Alessandro Marchi. Il venerdì

Se Renzi, a sinistra, è un intruso (e per certi versi lo è), la sua intrusione non è stata però impopolare. Molti elettori di centrosinistra non gli sono ostili, perché evidentemente valutano positivamente una svolta liberal-democratica nel vecchio centrosinistra. Di questo non hanno tenuto e non tengono abbastanza conto i suoi nemici interni, per i quali non dev’essere facile constatare che quello che lei chiama «sostrato marxista-leninista» è ormai parecchio minoritario. E difatti se ne sono andati, furibondi, lasciando la vecchia casa all’usurpatore e portandosi via i quadri, a costo di fare la figura di quelli che non hanno alcuna intenzione di tenere conto dell’orientamento renziano di buona parte degli elettori del Pd. Michele Serra. Il venerdì

 Gli alberghi pieni, i record dei musei e un’attenzione internazionale che evoca quella di vent’anni fa, quando con Bassolino sindaco si impose il mito del «Rinascimento napoletano». È fatale che oggi sia Luigi de Magistris a giocarsi la stessa carta, impugnando nell’era dello storytelling la propaganda dei numeri e la retorica del risveglio. L’ultimo rapporto di Bankitalia certifica che dal 2013 i turisti stranieri sono aumentati del 49%, la media italiana è del 15, e sono cresciuti i pernottamenti (+33%). Non è più solo un transito verso Pompei o le isole. Il motore di questa macchina è un fermento culturale che la città vive e vende, nove anni dopo il bando da ogni circuito per la crisi dei rifiuti. Angelo Carotenuto. Il venerdì.

Nonostante la sua indiscutibile cultura e la sapienza, il mitico Gianni Brera scivolò in grandi, e numerose, cantonate, nelle sue temerarie previsioni. Quando si occupava di ciclismo, arrivò a scrivere che Eddy Merckx non avrebbe mai vinto una grande corsa a tappe. Nel calcio, sentenziò che nessuna squadra affacciata sul mare, o afflitta da temperature meridionali, avrebbe potuto primeggiare o addirittura vincere lo scudetto. Invece, vi riuscirono il Cagliari, il Napoli, la Sampdoria, la Roma e la Lazio… Ma ci furono molti altri pronostici avventati, definiamoli così, eufemisticamente. Alla vigilia del Campionato del mondo del 1982, che poi vincemmo trionfalmente, scrisse che eravamo inferiori alla Polonia, «più solida», e al Perù, «più abile», presenti nel nostro girone (poi battemmo l’Argentina, il Brasile e in finale la Germania). Secondo lui, la nostra squadra era di «intrinseca modestia». Cesare Lanza. La Verità

 Nel ’72 accompagnai il Bocca in macchina anche a Monaco per le Olimpiadi: aveva la gamba di gesso e non poteva guidare. Il Giorno l’aveva mandato per il cosiddetto colore. Fu in quell’occasione che Brera, coordinatore dei servizi sportivi, gli fece la carognata più grande: lo tenne all’oscuro dell’attacco terroristico che era in corso fin dal mattino. Voleva segarlo. Ma il Bocca, dal Villaggio olimpico, dettò una delle sue cronache più belle. Silvia Giacomoni, vedova di Giorgio Bocca (Simonetta Fiori). La Repubblica

Su Venerdì leggo: «Per una imperdonabile svista redazionale è stato pubblicato l’oroscopo sbagliato». Un giornale così serio e autorevole si scusa per una minchiata (mi scusi, sono siciliano) come l’oroscopo? Anche il Papa lo ha stigmatizzato, eppure ci sono tante persone, anche colte e di potere, che la mattina non escono di casa se prima non hanno letto l’oroscopo. Ma come si può credere a queste fesserie? Enzo Litti. Il venerdì

Un uomo anziano e di media statura (barba nera come il mangiafuoco di Pinocchio, un gilet bordeaux da prestigiatore) osservava i due sconosciuti appoggiati al tronco di un albero. Fabrizio Roncone, La paura ti trova. Rizzoli.

È successo in Piemonte. Un signore di 59 anni ha chiamato il 112: rendendosi conto dopo 40 chilometri che sua moglie non era più in moto dietro di lui, ha pensato che fosse caduta. Invece se l’era dimenticata e, all’ultima sosta, era ripartito senza di lei. Se fosse stata una di quelle donne che ti dicono continuamente «frena, rallenta, attento, sterza…» se ne sarebbe accorto subito, dopo i primi 150 metri di silenzio. Dario Vergassola. Il venerdì

Sarebbe bello, nel deserto, sentire un dromedario starnutire. Passerebbe più il tempo. Per fare 1.200 km ci mettiamo 1.200 giorni. Facciamo un chilometro al giorno, a volte anche meno. Di carovane che girano per il Sahara ce ne sono cento. Noi siamo i peggiori. A volte ci fermiamo in un’oasi per anni. Infatti vengono a cercarci per farci causa. Maurizio Milani, scrittore satirico. Il Foglio.

 L’amore: egoismo a due. Roberto Gervaso. Il Messaggero

Paolo Siepi, Italia Oggi

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