Gli effetti dei dazi di Trump sul prezzo dei videogame

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Uno studio realizzato dal Trade Partnership for the Consumer Technology Association, che prevede un rincaro di almeno 840 milioni di dollari sui prezzi complessivi di acquisto.

Negli Stati Uniti il prezzo delle console potrebbe salire di un quarto nella stagione estiva, a causa dei dazi imposti dal governo alle importazioni dalla Cina. A rivelarlo è uno studio realizzato dal Trade Partnership for the Consumer Technology Association, che prevede un rincaro di almeno 840 milioni di dollari sui prezzi complessivi di acquisto, come denunciato dalle principali aziende che producono videogiochi.

Il 17 giugno, Microsoft, Nintendo e Sony hanno inviato una lettera alle autorità per il commercio a Washington, allertando l’amministrazione sul fatto che il prezzo delle Xbox, (Nintendo) Switch e Play Station potrebbe “andare fuori dalla portata delle famiglie americane”.

Episodio raro di comunicazione collettiva, le tre aziende chiedono all’amministrazione Trump di rimuovere le console dalla lista dei prodotti sottoposti a dazi, dal momento che il 96 per cento di quelle importate sono prodotte in Cina.

Come spiega Usa Today, l’amministrazione Trump ha imposto tariffe del 25 per cento su 250 miliardi di dollari di importazioni cinesi e intenderebbe espandere tale importo fino a colpire le importazioni per un valore di 300 miliardi di dollari (267 miliardi di euro circa). Questa politica è stata giustificata con la necessità di colpire il furto di segreti industriali e la contraffazione da parte delle aziende cinesi. In risposta alla politica di Washington, anche Pechino ha risposto con dei dazi nei confronti delle merci statunitensi.

“Pur apprezzando l’obiettivo dell’amministrazione di voler rafforzare la protezione della proprietà intellettuale in Cina”, si legge nella lettera, “è improbabile che le console possano essere oggetto di contraffazione”. Il rischio è piuttosto che i nuovi dazi soffochino l’innovazione nel mondo dei videogiochi, precisano le tre aziende: “ferendo i consumatori, gli sviluppatori di videogiochi, i rivenditori e i produttori di console”, oltre a mettere “a rischio migliaia di posti di lavoro ad alto valore negli Stati Uniti”.

Come riporta Usa Today, Microsoft, Nintendo e Sony danno lavoro a quasi ottomila persone negli Stati Uniti. Tuttavia, le aziende ricordano che l’industria dei videogiochi impiega “più di 220mila persone”, soprattutto nell’ambito dello sviluppo software. L’industria americana dei videogiochi ha generato un fatturato totale di 43,4 miliardi di dollari nel 2018, con un aumento del 20 per cento rispetto all’anno precedente. E se per ora non sono previste conseguenze sul mercato europeo, sono almeno 40mila gli sviluppatori di videogiochi basati in Europa, secondo i dati riportati dalla European Games Developer Federation (Egdf).

Raffaele Angius, Agi.it

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