“I giganti della tecnologia prosperano durante la crisi, devono pagare più tasse”: l’affondo dell’UE

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Il commissario europeo agli affari economici Paolo Gentiloni è tornato su una questione cara ai Paesi dell’Unione: la tassazione dei colossi tecnologici nei confini europei. Il contesto è quello di una crisi che ha messo in ginocchio imprese grandi e piccole, lasciando in piedi le aziende che hanno fornito servizi essenziali durante i periodi di lockdown e distanziamento.

Tra numerose imprese grandi e piccole costrette a sospendere o interrompere le attività nei mesi del coronavirus c’è una categoria di soggetti che in questo 2020 è riuscita non solo a sopravvivere ma a prosperare: quella delle grandi multinazionali tecnologiche. È la convinzione dell’Unione Europea, che nelle parole del suo commissario per l’economia Paolo Gentiloni ha parlato nuovamente della necessità che i colossi della Silicon Valley paghino più tasse all’interno dell’UE.

Le affermazioni di Gentiloni sono state registrate dall’emittente statunitense Cnbc in un’intervista concessa ai margini del forum Ambrosetti tenutosi lo scorso weekend, e in realtà riflettono una posizione che l’Unione mantiene già da tempo nei confronti delle aziende tecnologiche: che questi gruppi debbano contribuire in maggior misura al gettito fiscale di Paesi nei quali realizzano i loro guadagni. Ad aggravare la situazione da questo punto di vista ci ha pensato una crisi senza precedenti, della quale – secondo Gentiloni “I giganti delle piattaforme digitali sono i veri vincitori, almeno dal punto di vista economico; è qualcosa che è sotto gli occhi di tutti”.

In effetti – dall’avvento del coronavirus fino ai mesi del lockdown e al periodo di incertezza che è seguito all’isolamento – molte aziende hanno sofferto e chiuso i battenti per le conseguenze economiche della pandemia. Dall’altra parte i prodotti di intrattenimento online, le piattaforme di messaggistica e dedicate alle videochiamate, gli strumenti di collaborazione per lo smart working e numerosi altri servizi si sono rivelati fondamentali e sempre più utilizzati, amplificando le entrate di aziende che già prima della pandemia erano protagoniste di momenti di crescita. In un contesto simile, lamenta il commissario per l’economia dell’UE, è difficile “accettere l’idea che questi soggetti non paghino un quantitativo di tasse equo in Europa”.

Le affermazioni di Gentiloni arrivano in un momento delicato. L’Unione Europea tenta da tempo di lavorare su un nuovo sistema di tassazione a livello globale per le multinazionali della tecnologia, senza però essere ancora riuscita ad arrivare a risultati concreti anche per via della riluttanza degli Stati Uniti che non desiderano punire aziende locali. Per questo motivo alcuni Paesi si sono nel frattempo mossi da soli imponendo ai colossi delle web tax che però rischiano di rivelarsi dei boomerang: in queste stesse settimane infatti alcune multinazionali del settore come Apple, Amazon e Google hanno annunciato che reagiranno alle nuove imposte semplicemente scaricandole su partner e fornitori – e di conseguenza agli utenti e clienti finali.

Le trattative a livello globale stanno procedendo con lentezza, frenate anche dal fatto che gli Stati Uniti sono coinvolti in una tornata elettorale polarizzata su più fronti, ma ora sembra che l’Unione sia intenzionata a imporre un’accelerazione al processo: “Se non arriveremo presto a una soluzione concertata, la Commissione Europea proporrà la sua soluzione l’anno prossimo”.

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