App Immuni, qualche dubbio sulla privacy ma il 66 per cento degli italiani è pronto a scaricarla

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App Immuni, qualche dubbio sulla privacy ma il 66 per cento degli italiani è pronto a scaricarla

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Altroconsumo ha fotografato l’opinione degli italiani sulle app per la gestione dell’emergenza. Il risultato è che sembrano molto ben disposti: il 66% si dichiara pronto all’utilizzo di Immuni. Qualche dubbio sulla privacy. Servirà una campagna di comunicazione “ad hoc”
Si parla molto delle caratteristiche dell’app Immuni (la cui implementazione non è in ogni caso questione di giorni, forse di settimane ma non ci sono date certe all’orizzonte). Si parla meno di un altro dettaglio: dato che sarà facoltativa, gli italiani la scaricheranno? Che cosa ne pensano i cittadini, e quali sono i timori e le aspettative? Lo sviluppo e l’utilizzo di applicazioni per far fronte all’emergenza sanitaria in corso è uno dei temi al centro del dibattito italiano. A seguito del confronto tecnico e politico, tuttora in corso, l’app Immuni volta a tracciare un eventuale contagio e a risalire ai contatti avvenuti con altri individui dovrebbe diventare realtà. Altroconsumo ha fotografato l’opinione degli italiani in merito all’utilizzo di applicazioni per la gestione dell’emergenza Covid-19, coinvolgendo 1.132 soggetti di età compresa fra i 18 e i 74 anni. Il risultato è che gli italiani sembrano ben disposti all’utilizzo di tali soluzioni, ma c’è qualche timore sulla privacy.S

Si è cercato di capirne di più su ciò che pensanogli italiani in merito alle app dedicate alla gestione, tracciamento e contenimento del coronavirus. Dai dati emerge che quasi il 20% dei rispondenti ha già effettuato il download di uno dei software disponibili e il 55% è intenzionato a farlo. Andando, in seguito, ad indentificare la tipologia di applicazioni scaricate dai soggetti, è risultato che la maggior parte utilizza app che offrono informazioni sul virus (64%), o statistiche sul contagio (62%). Emerge la forte predisposizione delle persone ad adottare misure tecnologiche legate alla situazione sanitaria. Infatti, quasi il 40% sostiene anche di aver scaricato app che richiedono la condivisione di dati personali e il 28% ha persino acconsentito alla geolocalizzazione.

Un aspetto di grande interesse su questo tema è l’identità dell’utente. Nell’indagine si è sondata la disponibilità degli italiani ad utilizzare applicazioni legate al coronavirus in relazione all’obbligo di rendere identificabili i dati condivisi. Nonostante ci sia una tendenza a preferire l’utilizzo delle piattaforme in forma anonima, l’inchiesta mostra che per quanto riguarda alcuni tipi di app, i soggetti sono disposti anche a rendere nota l’identità. La maggior parte degli intervistati utilizzerebbe un’applicazione che dimostri l’immunità dal coronavirus sia in forma anonima (64%) che non (52%). Anche nel caso in cui fosse obbligatorio per i positivi al virus scaricare una app per monitorare il rispetto della quarantena da parte dei contagiati, il 65% degli intervistati sarebbe favorevole all’utilizzo in forma anonima e il 51% anche rendendo nota l’identità.

Altroconsumo ha anche indagato su quanto siano disponibili gli italiani a dare accesso ai propri dati personali al fine di contribuire a combattere l’emergenza sanitaria. Dai risultati emerge la disponibilità degli utenti verso la condivisione di informazioni in questo momento di necessità: il 68% degli italiani sostiene che l’uso di dati personali può essere di grande utilità per controllare la diffusione del Covid-19. Tuttavia, quello della privacy è un tema che preoccupa molti. L’84% si dichiara, infatti, d’accordo nel ritenere che i dati non siano mai realmente anonimi e che ci sia sempre un modo per risalire alla fonte. Inoltre, il 64% degli intervistati mostra la sua preoccupazione riguardo alle conseguenze che la crisi in corso possa avere sui diritti di privacy. La maggior parte spera infatti che sia possibile trovare una tecnologia che utilizzi i dati privati per fronteggiare le problematiche legate al coronavirus e che allo stesso tempo protegga la privacy degli utenti (73%).

Sebbene emergano dubbi sulla protezione delle informazioni, più della metà degli interpellati sarebbe d’accordo con la raccolta in forma anonima della posizione tramite i dati Gps delle compagnie telefoniche, per tenere traccia dei comportamenti nella mobilità delle persone; il 30% lo farebbe anche senza anonimato. Questi risultati sembrano indicare che nella scelta fra privacy e salute, gli italiani danno più importanza alla salute anche a costo di dare accesso ad alcune informazioni private. Infatti, alla domanda “Se le autorità richiedessero il download di una app richiedendo l’accesso a informazioni sui movimenti e la geolocalizzazione, cosa faresti?”, il 22% la scaricherebbe se obbligatorio, mentre il 40% lo farebbe anche se non lo fosse. Di questi l’85% terrebbe l’applicazione sempre attiva sul proprio smartphone.

Su una cosa non ci sono però dubbi. Bisognerà pensare (è già tardi) a una campagna di comunicazione per spiegare in modo comprensibile ma non semplicistico il funzionamento della app, se la volontà del governo è davvero quella di fare le cose per bene e fare in modo che Immuni sia scaricata da una grossa percentuale della popolazione. Ivo Tarantino, responsabile delle relazioni Esterne Altroconsumo, commenta: “Se il presupposto per l’efficacia di Immuni è l’utilizzo da parte di una percentuale consistente della popolazione (si parla di una soglia del 60%), il Governo deve da subito, prima ancora della messa in esercizio della applicazione, avviare una campagna di comunicazione attraverso tutti i canali disponibili (TV, radio, internet, posta) per diffondere la conoscenza dello strumento, chiarirne le funzionalità ed il periodo di utilizzazione da parte dei cittadini così da instaurare un clima di piena fiducia”. Non sarà così scontato: c’è da lavorare.

Today.it

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