Borse Ue caute, ripartono le trattative Usa-Cina sul commercio

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Tokyo è salita del 2% mentre sul Vecchio continente pesa la battuta d’arresto per l’industria tedesca, con ordini in calo più delle attese. Spread stabile in area 270

Ore 11:00. I listini azionari provano a dare continuità al rimbalzo dello scorso venerdì, quando erano tornati gli ordini d’acquisto a seguito di un inizio di 2019 fortemente in rosso. I temi che preoccupano gli investitori sono noti: paura del rallentamento economico globale, a cominciare dalla fine della super-spinta americana, tensioni tra Pechino e Washington sul commercio, percorso di rialzo dei tassi della Fed, focolai di tensione geopolitica, da Brexit all’Italia. Nell’ultima seduta, i dati sul Pil e i salari americani e le parole accomodanti del governatore della Fed, Jerome Powell, avevano messo benzina nel motore dei mercati.Oggi le Borse asiatiche hanno sfruttato l’onda lunga della performance di Wall Street di venerdì scorso, mentre i i listini europei sono partiti di slancio, salvo poi prendere la via della cautela con i dati sull’industria tedesca deludenti. Milano gira in leggero ribasso (-0,08%) a metà mattina, anche le altre cedono terreno: Londra scivola dello 0,4%, Francoforte dello 0,3% e Parigi lima lo 0,4%. Nell’ambito della vicenda di Carige, si aspetta l’incontro tra i commissari dell’istituto ligure e il Fondo interbancario per fare il punto sul rimborso del bond da 320 milioni sottoscritto di fatto dal sistema degli istituti di credito.Questa mattina, la Borsa di Tokyo ha chiuso con un rialzo di oltre il 2%. Se venerdì – alla riapertura nel nuovo anno – il Nikkei aveva perso il 2,2%, stamattina ha registrato un incremento del 2,44% a 20.038,97 punti; l’indice generale Topix è salito del 2,81% a 1.512,53 punti. Segnali positivi anche su Shanghai (+0,7%) e Shenzhen (+1,58%).Una delegazione americana riprende oggi i colloqui commerciali in Cina, dopo la tregua di tre mesi su ulteriori strette tariffarie concordata dal presidente Usa, Donald Trump, e dal presidente cinese, Xi Jinping, a Buenos Aires, il 1 dicembre scorso. Nelle scorse ore, Trump si è detto ottimista per l’esito delle trattative: i cinesi vogliono fare l’accordo perchè “la loro economia non sta andando bene”, ha detto ai giornalisti alla Casa Bianca.Se questo incontro è catalogato tra le notizie distensive per i mercati, dall’Eurozona arrivano segnali preoccupanti per l’economia: gli ordini all’industria tedesca di novembre sono calati dell’1% su mese, facendo peggio delle aspettative degli analisti che si aspettavano -0,4%. Invece sono andate bene le vendite al dettaglio, che nello stesso mese sono balzate dell’1,4%, un punto percentuale in più di quanto si attendessero i previsori. L’Istat ha pubblicato il conto trimestrale delle Pa con i dati sui risparmi delle famiglie e potere d’acquisto in calo, annotando che nel terzo periodo dell’anno scorso la spesa per interessi è risultata di 1,7 miliardi superiore al 2017. Secondo Eurostat, le vendite al dettaglio dell’Eurozona a novembre sono salite dello 0,6%. Negli Usa si guarda agli ordini alle fabbriche e all’indice Ism sul settore dei servizi.L’euro è in rafforzamento sul dollaro in avvio di settimana: passa di mano a 1,1414 dollari. Sale però anche lo yen che viene scambiato a 123,60. Avvio stabile per lo spread fra Btp e Bund che segna 269 punti (267 venerdì in chiusura di giornata). Il rendimento del decennale italiano è pari al 2,88%.Tra le materie prime, le quotazioni dell’oro sono in recupero dopo il netto calo di venerdì sui dati dell’economia Usa. Il lingotto con consegna immediata sui mercati asiatici guadagna lo 0,3% e passa di mano a 1.289 dollari l’oncia. L’orientamento degli addetti ai lavori è per un metallo prezioso da tenere d’occhio nel corso del 2019: essendo il bene-rifugio per eccellenza, potrebbe trarre giovamento dalle tensioni attese sui mercati.Prosegue in avvio di settimana il rialzo delle quotazioni del petrolio dopo le rassicurazioni della Fed sull’andamento dell’economia. I contratti sul greggio Wti con scadenza febbraio guadagnano 92 centesimi a 48,8 dollari al barile; il Brent sale di 64 centesimi a 57,70 dollari al barile.

Raffaele Ricciardi, repubblica.it

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