Se la pubblicità consola dall’incubo del coronavirus

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(di Tiziano Rapanà) È una lettura impegnativa. Non facile, per niente accessibile. Non è un libro adatto per gli impegni di svago. Questo volume col quale mi sto confrontando da giorni, Del meno, edito da Adelphi. È una raccolta di elzeviri del sommo Tommaso Landolfi, immenso scrittore siciliano. Non è un libro per tutti, mi pare di averlo già detto, ma per i lettori che amano consultare compulsivamente il dizionario. In questi tempi complessi, preferisco concentrarmi nell’abisso della creatività landolfiniana anziché inquietarmi con i continui aggiornamenti sulla presenza del coronavirus in Italia. In tv, giustamente, non si parla d’altro e tuttavia uno ha voglia di staccare di pensare a qualcosa che non sia questo stramaledettissimo virus. E dunque viva i libri, i film, le serie tv… e la pubblicità. Chissà chi di voi ricorda il mio amore per la pubblicità. Ne guardo tante, mi divertono e mi emozionano. Talvolta perdo ore e ore, a fare zapping nelle tv private, per vedere televendite e varie trasmissioni pubblicitarie. Sono la mia passione fin da bimbetto. Ultimamente però la delusione sembra aver preso il posto della soddisfazione: ultimamente in giro non si trova granché: gli spot e le televendite propongono uno stanco esercizio di modestia creativa che annoia. Fortuna che esistono le eccezioni capaci di emozionarmi ancora. Ve ne propongo una, addirittura clamorosa. È on air lo spot della Garbo Surgelati, che debutta nella tv nazionale.  Gennaro Cannavacciuolo è il mitico testimonial, straordinario interprete di importanti spettacoli teatrali. Per Garbo, interpreta il ruolo di uno chef che vuole far scoprire ai suoi commensali il piacere delle sfiziosità proposte dalla ditta. Detto così, lo spot sembra una fesseria mordi e fuggi come se ne trovano tante in tv. E invece quel minuto di spot è impreziosito dall’eleganza di Cannavacciuolo, che volteggia tra i tavoli come un ballerino di prima fila.  Dovete guardare lo spot per capire, per apprezzare i gesti e la mimica che rendono unici dei gesti banali, scontati. Cannavacciuolo serve i commensali con una finezza innata, insita nel suo DNA di artista mastodontico. Ma è inutile che io vi spieghi la grandezza dell’attore, lo dovete vedere all’opera. Come posso spiegarvi la prossemica di Cannavacciuolo all’interno dello spazio scenico? È una fatica talmente grande, che mi fa preferire la lettura dell’universo impervio di Landolfi. Guardate lo spot e capirete la bellezza del prodotto pubblicitario. Un prodotto che spero possa avere una continuità nel tempo, un suo spazio fisso, per vedere altre peripezie dello chef Cannavacciuolo. Tuttavia lo spot ha una bellezza che fa male (alla vostra linea), perché più lo vedete e più vi fa venire voglia di mangiare le prelibatezze che adornano il commercial. E se siete a dieta, non è caso di guardare l’invitante carosello di fritti e pastellati…

tiziano.rp@gmail.com

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