Coronavirus: Firenze, fra disdette Usa e immagine “lazzaretto”

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“A un danno irreparabile, che era quello dell’arrivo di un nuovo virus, si e’ aggiunto il danno enorme di aver fatto credere al mondo che l’Italia sia un Paese lazzaretto”. Cosi’ Lorenzo Fagnoni, Ceo di Apartments Florence, portale online specializzato in affitti nel capoluogo toscano e nei suoi dintorni, attivo da piu’ di dieci anni, riferendosi alla  grave crisi causata dalla diffusione del coronavirus. Il sito Apartments Florence gestisce piu’ di 350 appartamenti nel centro storico fiorentino. “Il danno di immagine che l’Italia ha ricevuto e’ altissimo – ha proseguito Fagnoni – e sara’ molto dura recuperare quello che stiamo perdendo. La stagione e’ pesantemente compromessa da un tasso di cancellazioni altissimo, siamo sul 50, 60% e il numero di prenotazioni che stanno arrivando e’ molto basso”. Il danno maggiore, per un’impresa come questa, e’ rappresentato anche, al momento, dal ritorno in patria degli studenti americani che normalmente frequentano le universita’ statunitensi a Firenze. “Sara’ molto difficile recuperare – spiega Fagnoni – il semestre che va da settembre in poi è a questo punto molto a rischio e quei clienti che, di norma, stavano sei mesi o un anno a Firenze, ormai hanno deciso di tornare in America per non rischiare il contagio”.  Sul fronte del turismo congressuale, la situazione non e’ molto diversa, per quanto, a spaventare davvero, sia ancora di piu’ il prossimo futuro. Oic Group, con sede a Firenze, da piu’ di 40 anni si occupa della gestione di eventi congressuali di ambito tecnico, medico scientifico ed economico a livello mondiale. Il Ceo, Nicola Testai, racconta la gestione quotidiana della complessa rete organizzativa da quando e’ scattata l’emergenza coronavirus. “La nostra prima risposta e’ stata cercare di mantenere la calma e gestire le cose con professionalità. Abbiamo dato l’imperativo di provare a non annullare gli eventi, ma posticiparli. Non si tratta chiaramente di una cosa semplice – ha spiegato Testai – perchè gli spazi e le date libere nel calendario annuale non sono facili da programmare, il che significa un doppio lavoro per noi, purtroppo non remunerato, però, in questo momento, si tratta dello scenario migliore”. Testai ha spiegato che uno dei problemi principali e’ la possibile ricaduta sull’indotto. “Se la situazione non si stabilizza a livello nazionale, lo schema può cambiare in maniera molto drastica, il che significa perdere completamente eventi, con enormi ricadute non solo per i nostri fatturati di categoria, ma anche con importanti ricadute sul territorio, perchè il nostro indotto si muove a 360 gradi sulle singole città. Portiamo business operativo – ha concluso Testai – dall’albergo, al catering, al ristoratore e al transfer, a tutti quegli addetti ai lavori che stanno nella filiera del mondo congressuale”. 

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