Risollevare le economie con politiche green conviene, Nobel ed esperti spiegano al mondo come e perché

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Un pool di economisti di fama mondiale, tra cui il premio Nobel Joseph Stiglitz e Nicholas Stern, pubblicano un Rapporto che spiega come la crisi economica innescata dalla pandemia vada affrontata con una riconversione alla green economy. Ogni dollaro investito creerebbe più posti di lavoro rispetto ad altre strategie, oltre a remunerare meglio il capitale

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File di disoccupati, Pil in caduta libera, recessione. Se questo è lo scenario che sta emergendo nel mondo e in Europa, dove l’Italia è tra gli ultimi, c’è chi è fiducioso e spinge per una ripresa che passi attraverso le politiche ambientali. La strada migliore per ripartire.

Il Covid 19 insomma, quello che ci ha immerso in questi scenari cupi, potrebbe essere in realtà un volano per una ripresa in grado di risollevare le sorti economiche di molti Paesi. A patto però che la ripresa passi attraverso politiche che rispettino l’ambiente. A sostenerlo, questa volta, non è la giovane attivista Greta Thunberg, ma un pool di economisti di fama mondiale, tra cui il premio Nobel Joseph Stiglitz e Nicholas Stern, che sul clima ha sempre battuto il tasto.

Gli studiosi hanno catalogato più di 700 stimoli pubblici suddividendoli in 25 grandi gruppi oltre ad aver condotto un sondaggio globale tra esperti provenienti da 53 paesi, tra cui alti funzionari dei ministeri delle Finanze e delle Banche centrali. Il lavoro verrà pubblicato sulla Oxford Review of Economic Policy. Parte dalla Gran Bretagna; dunque anche un segnale al governo di Boris Johnson, ma non esclude gli altri Paesi, Italia compresa.

La tesi è che i progetti ecologici creano più posti di lavoro, offrono rendimenti a breve termine più elevati, oltre a portare a maggiori risparmi a lungo termine rispetto ai tradizionali stimoli fiscali.

“La riduzione delle emissioni avviata da Covid-19 potrebbe essere di breve durata – dichiara Cameron Hepburn, autore principale del rapporto e direttore della Smith Smith School of enterprise and Environment – ma da questo lavoro emerge chiaro che noi possiamo scegliere di ricostruire meglio il dopo puntando sulle energie pulite”. E già perché la costruzione di infrastrutture per l’energia pulita richiede molta manodopera, creando il doppio dei posti di lavoro per dollaro rispetto agli investimenti nei combustibili fossili, oltre ad essere meno suscettibile alla delocalizzazione. Il Covid 19, con il suo carico di angoscia, potrebbe essere dunque l’occasione per ripensare l’economia.

E l’Italia? “È stato affascinante notare – dichiara a Repubblica Cameron Hepburn – come i 28 italiani intervistati, tra cui funzionari della Banca centrale e del ministero dell’Economia, abbiano mostrato un apprezzamento più forte per l’allineamento tra il clima e l’economia rispetto ad altri Paesi. Rimettere gli italiani al lavoro sulle infrastrutture per le energie pulite, sulla riqualificazione degli edifici e sul capitale naturale è un ottimo modo per far uscire il Paese dalla recessione e prepararlo per un futuro a zero emissioni”.

Chiarendo fin da principio che le politiche “verdi” possono essere ampiamente definite, lo studio si è concentrato sulla riduzione di emissione di gas a effetto serra come critero chiave per l’ambiente. Esempi includono investimenti nella produzione di energia rinnovabile, come l’eolico o il solare. Infrastrutture, ricordano gli autori, che creano il doppio di posti di lavoro per dollaro rispetto agli investimenti sulle tradizionali forme di energia inquinante.

Altre politiche da perseguire includono la spesa per l’adeguamento all’efficienza delle costruzioni, la ricerca pulita e spese di sviluppo, investimenti di capitale naturale per la resilienza degli ecosistemi e rigenerazione e investimenti nell’istruzione e nella formazione per affrontare la disoccupazione immediata prodotta dal Covid-19, insieme alla disoccupazione dovuta alla decarbonizzazione. E l’agricoltura? Quella sostenibile è stata classificata al primo posto tra le politiche da seguire.

“Alcuni dei cambiamenti che ci sono stati imposti durante la pandemia – sostiene Ajay Gambhir, ricercatore senior presso il Grantham Institute for Climate Change e il Environment, Imperial College London – inclusi molti più compiti a casa e molti meno viaggi, ci hanno inavvertitamente fatto intravedere un futuro con strade più tranquille, più pulite e meno stressanti. Supportare questi cambiamenti, attraverso investimenti accelerati in banda larga domestica e veicoli elettrici, nonché in case a basse emissioni di carbonio ed efficienti dal punto di vista energetico, ha un eccellente senso economico e ambientale”. Dimitri Zenghelis, consulente speciale del Wealth Economy Project, Bennett Institute, Università di Cambridge è lapidario. “Non possiamo tornare al vecchio modello di “business as usual”. Dobbiamo andare avanti.

LaRepubblica.it

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