Il Fatto farà una tv alla Netflix

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Al via la piattaforma web a pagamento e on demand, a regime in autunno. Ma senza Santoro. Cresce l’utile 2016. Raccolta a +20%.

La web tv on demand del Fatto Quotidiano verrà lanciata a breve, per andare a regime il prossimo autunno con un palinsesto completo. Sarà una piattaforma in streaming a pagamento «alla Netflix», come ha spiegato ieri a Milano l’a.d. dell’Editoriale Il Fatto Cinzia Monteverdi.
Ma del progetto non farà parte Michele Santoro con la sua casa di produzione Zerostudio’s così come invece si prospettava inizialmente, essendo peraltro socio della stessa editrice del quotidiano diretto su carta da Marco Travaglio e su internet da Peter Gomez. Santoro «ha preso altre strade», ha commentato Monteverdi.
Tra una settimana gli studi della tv saranno completati, la sede romana è già stata cambiata in modo da poter ospitare la struttura e la redazione coordinata da David Perluigi si prepara a mandare in onda sia documentari sia lungometraggi e format d’intrattenimento, molti creati internamente ma non tutti. La nuova «casa» televisiva del Fatto Quotidiano rientra sempre nel piano di sviluppo aziendale che vuole ampliare l’offerta di contenuti sulle diverse piattaforme per diversificare le fonti di ricavi, tra cui c’è già la collana di libri Paper First che «sta andando bene, rispetta gli obiettivi e uno dei suoi prossimi titoli sarà firmato da Vasco Rossi», ha proseguito Monteverdi in occasione della presentazione di un altro nuovo prodotto editoriale, il mensile FQ Millennium, diretto da Gomez e coordinato da Mario Portanova. Magazine che, da un punto di vista economico, permette di raggiungere sia nuovi inserzionisti come quelli della moda sia i marchi che finora hanno pianificato soprattutto online, tra cui Banca Intesa. Tra le fonti di ricavi diverse dal quotidiano, infine, c’è il Fatto Social club, programma di membership-adesione dei lettori che comprende non solo l’offerta informativa ma anche servizi riservati ad hoc.
A proposito di fatturato complessivo, il 2016 dell’Editoriale è stato archiviato con ricavi sopra i 26 milioni di euro, in crescita di un milione rispetto all’esercizio precedente, e con un utile netto pari a 500 mila euro, raggiunto per l’ottavo anno e raddoppiato rispetto al 2015. Sul fronte pubblicitario (con la concessionaria Publishare fino a fine anno per la carta e con HiMedia su internet), la raccolta è cresciuta l’anno scorso del 20%, pari a circa 3,6 milioni di euro di cui 3 milioni investiti sull’online e 600 mila euro sulla carta stampata. L’obiettivo 2017, a giudizio dell’a.d., è toccare quota 3,5 milioni online e 700 mila sulla carta (totale 4,2 mln). I primi tre mesi dell’anno segnano un incremento pubblicitario complessivo del 10%, trainato da www.ilfattoquotidiano.it con inserzioni a +25%, dopo aver registrato un +40% a fine 2016. Per il sito, infine, a fronte di un costo complessivo intorno ai 5 milioni, il pareggio è atteso l’anno prossimo.
Ci sarebbe dovuta essere anche la quotazione in borsa ad attrarre capitali freschi ma «siamo orgogliosi di non essere andati in Borsa», ha ribadito Monteverdi. «Abbiamo preferito e ancora preferiamo attingere a risorse interne». C’è stato un interessamento a entrare nel capitale da parte di Matteo Arpe, banchiere e oggi editore tra l’altro di Lettera43, Pagina99 e Rivista Studio?  «In passato gli abbiamo chiesto solo una perizia sul giornale», ha precisato Monteverdi.
Oggi, comunque, l’Editoriale Il Fatto si concentra sulle nuove iniziative perché, nel caso del mensile per esempio, è vero che «gli italiani tornano a una lettura più lenta, d’antan, come quella dei magazine», è intervenuto Antonio Padellaro, ex direttore e oggi presidente della società, ma se poi FQ Millennium «non funzionerà, cesserà anche di esistere», ha chiarito Gomez. Al momento del periodico sono in programmazione uscite fino al periodo estivo, per fare a settembre un primo punto riassuntivo sul suo andamento.

Marco A. Campisani, Italia Oggi

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