Anfia e Confindustria: “Auto aziendali e bonus-malus, il governo faccia retromarcia”

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Un primo passo verso la condivisione di obiettivi è stato fatto. L’annuncio del ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, di un tavolo permanente sull’«automotive» è considerato una vittoria da Confindustria e dalle associazioni del settore, dopo mesi di appelli inascoltati e di richieste di incontro, partite quando il precedente governo decise di inserire nella legge di bilancio il bonus-malus per le auto elettriche. La richiesta nasce da un dato di fatto: se vorrà rispettare gli obiettivi fissati dall’Unione europea e tagliare le emissioni del 40 per cento, nei prossimi dieci anni l’industria automobilistica dovrà investire 500 miliardi. Quindi diventa vitale condividere la strategia con il governo, dicono gli imprenditori di settore, per evitare rischi in un momento delicato per il comparto che conta 5.700 imprese e genera un fatturato di 100 miliardi l’anno.

Ha fatto breccia il corposo documento che analizza i rischi della transizione presentato al ministro lo scorso 18 ottobre. «Da qui si parte – spiega Maurizio Stirpe, vicepresidente di Confindustria con delega al Lavoro ed alle Relazioni Industriali – il tavolo permanente è una proposta che va nella direzione della condivisione». Ma all’entusiasmo per un dialogo che sembra avviato fa da contraltare la delusione per nuove misure criticate dalle associazioni di categoria.

Lo spiega chiaramente il presidente dell’Anfia, Paolo Scudieri. «Finalmente c’è un dialogo necessario e importante, in un momento in cui la transizione richiede la coesione di tutti, ma – avverte Scudieri – bisognerebbe essere molto uniti nell’affrontare queste trasformazioni epocali e invece, se da un lato vediamo aperture al dialogo, dall’altro la necessità di fare cassa si scontra con i proclami nei tavoli» . Il riferimento è alla stretta sulle vetture aziendali di uso promiscuo: un benefit per il dipendente che finora veniva tassato per il 30% dell’importo ricavato dalle tabelle Aci dei coefficienti chilometrici, mentre ora la quota tassabile di questa retribuzione in natura sale al 100%. Un provvedimento che, secondo Stirpe, «va a penalizzare i prodotti e non i comportamenti, ed è in contraddizione con quello che si è fatto finora detassando il welfare aziendale».

L’appello a tornare indietro sugli annunci fatti è solo l’ultimo punto che si aggiunge al corposo dossier consegnato al titolare del Mise. La richiesta principale è di intervenire a sostegno del consolidamento delle aziende, con un trattamento fiscale agevolato nelle operazioni di fusione e acquisizione. Poi di coinvolgere il ministero della Ricerca e le Regioni per ottenere finanziamenti europei da impiegare in progetti comuni transnazionali sullo sviluppo. E, ovviamente, di superare il bonus-malus pensato per incentivare il passaggio a una mobilità più sostenibile ma che per Confindustria penalizza proprio le produzioni italiane. La proposta alternativa avanzata dalle categorie è applicare una minima addizionale al bollo delle auto che appartengono a «classi emissive» precedenti l’euro 4. Da questi presupposti il dialogo può partire.

Claudia Luise, La Stampa

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