Gli inglesi vietano le gonne alle ragazze nelle high school

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Vietati gli short anche con temperature africane, al bando le gonne con l’orlo troppo sopra il ginocchio, però via libera ai trans in abiti femminili. Anzi, no. Indossate tutti pantaloni lunghi e non se ne parli più… Il grande dilemma della scuola inglese non è più lo shakespeariano «essere o non essere» ma qual è la divisa più «appropriata» per i propri allievi, maschi, femmine e Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transgender).

Nelle aule britanniche resta largamente in uso la divisa, dalla Primary alla High School, e di questo (per ora) nessuno si scandalizza. L’ultima indagine nelle scuole del Regno ha però scosso in un colpo solo sia i nostalgici vittoriani sia i moderni libertari: in almeno quaranta istituti superiori è stato proibito alle ragazze di indossare le gonne, in favore di una divisa neutrale e gender-free, camicia e pantaloni.

I motivi sono i più vari. Alla Priory school di Lewes, in East Sussex, è la risposta agli studenti che protestavano contro l’obbligo di una divisa separata per maschi e femmine, perché metteva in difficoltà i compagni transgender. Alla Copleston high school di Ipswich, invece, le gonne figurano in una «lista nera» che comprende anche «jeans attillati e piercing sul volto»: tutti gli studenti — spiega il Sunday Times — devono indossare «semplici pantaloni grigi». Alla Woodhey high school di Bury, le gonne sono vietate perché «indecorose e imbarazzanti quando le ragazze siedono a terra durante le assemblee o le lezioni di teatro». A Bradford, infine, si asseconda la «sensibilità» dei genitori musulmani che non gradiscono veder uscire di casa le figlie a gambe scoperte.

La scuola «trousers only», però, non convince. «E’ una sciocchezza — ha commentato la femminista americana Naomi Wolf —. Se venisse lasciata libertà di scelta, ognuno troverebbe l’abbigliamento più adatto a sé». Posizione condivisa da molti studenti. Alla Phillips high school di Bury, gli allievi hanno raccolto migliaia di firme per bloccare il bando contro le gonne. «La questione dell’autostima sta diventando centrale per noi adolescenti, vietarci di indossare i vestiti con cui ci sentiamo più comodi rischia di danneggiare la nostra salute mentale e i risultati scolastici», afferma la petizione, che lancia una freccia avvelenata anche verso i prof, più o meno bacchettoni: «Se un insegnante pensa che vedere la gamba di un’allieva sia “troppo sessuale” dovrebbe essere licenziato immediatamente».

Insomma, i tempi cambiano. Negli anni ‘60 la donna voleva i pantaloni, per asserire l’eguaglianza con l’uomo, oggi vuole poter scegliere senza imposizioni. O senza qualcuno misuri la lunghezza della sua gonna. L’anno scorso aveva fatto scandalo il metodo adottato alla West Bridgford school di Nottingham: le studentesse dovevano inginocchiarsi su una sedia e se la distanza fra orlo e seduta superava i 5 centimetri venivano rispedite a casa a cambiarsi. Sulla barricata opposta, il mese scorso la Chiltern Edge school in Oxfordshire ha vietato i pantaloncini estivi ai maschi permettendo loro però di presentarsi in gonna, come misura anti-afa. Torniamo ai kilt degli avi scozzesi…

Il modello vincente, alla fine, sembra però quello scelto dall’antichissimo e prestigioso Brighton College, che in nome della «gender fluidity» ha rinunciato al «dress code» scolastico. Gonna, pantaloni, cravatta, foulard: va bene tutto, purché studiate.

Sara Galdolfi, La ventisettesima ora (Corriere della Sera)

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