Fase 2: saldi verso il rinvio, la moda cerca di recuperare

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Voglia di shopping. L’Italia del lockdown non vede l’ora di uscire nuovamente di casa. La moda scalpita per riaprire, in sicurezza, assieme agli altri negozi, prima del 18 maggio, data ipotizzata dal governo, ma già pensa ai saldi. Che potrebbero slittare di un mese circa. Da parte di molti retailer, c’è il convincimento che nonostante la crisi economica innescata dal Covid-19, facendo molti sacrifici, il desiderio di spendere possa prevalere e per questo i negozianti contano, così, di intercettare questi flussi per compensare le perdite della chiusura di due mesi.

Federmoda Confcommercio, l’associazione che riunisce 27 mila negozi sui 115 mila censiti tra abbigliamento, calzature, pelletteria, accessori, tessile per la casa, articoli sportivi, sta completando un questionario presso gli iscritti per sondare il loro orientamento. L’esito si conoscerà mercoledì 6 ma nella serata di domenica 3, le risposte si attestavano a circa 4.100: la maggioranza si sarebbe espressa per posticipare l’avvio dei saldi di circa un mese, quindi a fine luglio-primi di agosto, considerando che di solito essi partono il 4 luglio. La minoranza, invece, vorrebbe sospendere del tutto queste svendite. E va considerato che da tempo, ormai un gruppo di negozianti vorrebbe abolire del tutto i saldi.

Se dovesse davvero vincere il fronte del rinvio cosa succederà? «Ciascun delegato territoriale porterà l’esito della consultazione alle regioni di pertinenza che decideranno il da farsi, anche se verrà chiesto di rispettare la volontà degli associati», dice Renato Borghi, presidente di Federmoda. Le previsioni del settore sono molto negative perchè la crisi eccezionale rischia di mandare in fumo 15 miliardi di consumi su un giro d’affari aggregato di 33 miliardi, con la chiusura di circa 17 mila punti vendita e il lavoro perso da 35 mila addetti. In media oggi ci sono 2,6 addetti per negozio, si potrebbe scendere a 2.
Per cercare di arginare l’emorragia i negozianti vorrebbero riaprire al più presto ed avere più tempo possibile per vendere a prezzo pieno, allontanando l’avvento dei saldi in modo da avviare un riposizionamento a fine stagione. C’è sempre la possibilità di procedere con le promozioni che sono vendite scontate, differenti dai saldi solo perchè questi ultimi possono avvenire con modalità stabilite dalle regioni che autorizza l’uso di questa dizione solo in alcuni periodi dell’anno. Le vendite promozionali invece, spesso sono riservate ai clienti fidelizzati, oppure come quasi certamente quest’anno, potrebbero privilegiare categorie particolari, come gli operatori sanitari e le forze dell’ordine particolarmente impegnati nella lotta alla pandemia. Queste vendite possono essere fatte sempre, tranne in alcune regioni e a condizione che avvengano 30-40 giorni prima dei saldi.

Da parte dei clienti e dei consumatori c’è sicuramente voglia di ripresa della vita di una volta, anche a costo di osservare la gradualità. «Speriamo di poter ripartire, penso che spesso i saldi siano finti», dice Emanuela Parisse, una giovane e spigliata hostess di una società di trasporti, «i negozi aumentano i prezzi e quindi quando scattano i saldi abbiamo l’illusione di pagare meno ma non è così. Poi comunque c’è la crisi e parlare di saldi mi sembra fuori luogo se non si ha certezza di quello che accadrà: ecco perchè, secondo me, è opportuno osservare come sarà la cosiddetta fase 2 della ripresa, valutiamo se si riesce a contenere i contagi e quindi a proseguire sulla strada del ritorno alla normalità. A quel punto a voler organizzare i saldi non ci vuole molto, basta seguire gli esempi degli anni passati».

Ma qual è l’orientamento della moltitudine degli italiani? Lo spiega il sociologo. «In due mesi di quarantena, abbiamo riscoperto tanti abiti dimenticati negli armadi sommersi dalla foga di acquisti compulsivi – commenta Chiara Narracci – Li abbiamo provati e ci siamo ripromessi di riusarli, perché il portafoglio non è l’unico a piangere, a piangere è anche la terra devastata dai nostri capricci. In questo tempo sospeso, se da un lato ci siamo sentiti un numero, dall’altro quello stesso numero ha scoperto che vuole darsi un valore per se e per la terra. Sarebbe importante se i saldi fossero anticipati non per istigarci a comprare ma per farci sorridere nella consapevolezza che non si vive di solo pane!».
Naturalmente la riapertura delle boutique come tutte le altre attività, dovrà rispettare i protocolli: mascherine, guanti, gel, sanificazione degli ambienti, distanziamenti, ingressi a turno nel senso che in spazi inferiori a 40 metri quadri, oltre al commerciante ci può essere un solo cliente. Sembra definitivamente risolto il nodo della misurazione di un abito prima di acquistarlo. Sarà possibile farlo in sicurezza standard e soprattutto lo stesso abito potrà subito dopo essere riprovato da un altro cliente sempre osservando i criteri di sicurezza di base e il senso di responsabilità di tutti.

IlMessaggero.it

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