Gli americani a Bologna: Carlyle vince l’asta per le Officine Maccaferri

Share

 Alle 11.59 nella sala delle colonne del tribunale si apre la busta. L’unica offerta arrivata è quella della cordata di fondi d’investimento capitanata da Carlyle, che per una cifra che può arrivare fino a 9,3 milioni si aggiudica il 100% delle Officine Maccaferri, garantendo anche un finanziamento da 40 milioni entro dicembre.

Così, a 141 anni dalla sua nascita, l’azienda che ha dato l’avvio all’impero di una delle dinastie industriali più antiche di Bologna è passata di mano. I Maccaferri non ne faranno più parte. Quello andato all’asta ieri è solo un pezzo della galassia, ma certo il più ingombrante, con 500 milioni di fatturato sul miliardo di tutto il gruppo e con 3mila dipendenti nel mondo, di cui 80 a Bologna, dove ha sede. Ed è anche il pezzo più carico di storia, visto che è proprio con le Officine e coi suoi celebri ” gabbioni” che nel 1879 parte l’avventura dei Maccaferri.

Ad aggiudicarsi le Officine, come previsto, è stata Ad Hoc Group, una società creata per l’occasione dal fondo americano Carlyle assieme ad altri due fondi d’investimento, Stellex e Man Glg, che sono anche i principali creditori dell’azienda e si dicono « soddisfatti » dell’esito dell’asta: hanno offerto 500mila euro, più altri 8,8 milioni che verranno versati al raggiungimento di una serie di condizioni, oltre a un finanziamento ponte da 40 milioni. «È un passo importante per garantire la continuità di Officine Maccaferri – spiega Ad Hoc –. In questo modo si eviterà la disgregazione o lo spogliamento del gruppo, la cui sede rimarrà a Bologna. Crediamo nelle potenzialità di Officine Maccaferri e supporteremo l’azienda a preservare la sua leadership mondiale nella progettazione e produzione di soluzioni ingegneristiche». Non pervenuti invece i francesi di Vinci, che pure avevano manifestato interesse. « Bene che ci sia una nuova proprietà, ora aspettiamo di capirne le intenzioni», commenta la Fiom Cgil.
 È dal maggio 2019 che il gruppo è sulle montagne russe, da quando cioè, costretti da una montagna di debiti di oltre 750 milioni, i Maccaferri hanno chiesto il concordato per una serie di società controllate. Sistemate le Officine, restano gli altri pezzi. Per Samp, l’azienda meccanica di Bentivoglio con 330 dipendenti, si prospetta uno ” spezzatino”: per la divisione Samp Ingranaggi ha fatto un’offerta la bolognese Bonfiglioli e si aspetta l’asta, per la divisione Machine Tools di Samputensili si sono fatti avanti i tedeschi di Emag, mentre nella Samputensili Cutting Tools dovrebbe passare al controllo l’azienda americana Star Cutter, che è già partner dei Maccaferri. Restano invece fuori la società di servizi Samp Corporate e la Sampsistemi, per cui si era fatto avanti il gruppo belga Gauder. Qui ci sono ancora trattative in corso.
 Altre società nell’agroalimentare, nelle costruzioni e nell’energia sono già state vendute, mentre rimane da chiarire il destino di Seci, la holding di controllo dentro cui stanno tra l’altro le Manifatture Sigaro Toscano: a Seci è interessato il fondo inglese Taconic, che punta al 100%. Facendo uscire la famiglia anche da questo ramo del gruppo.

Marco Bettazzi, Repubblica.it

Share
Share