L’Inter? Un grosso equivoco ma la colpa non è di De Boer

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La squadra è un mix difficile di fuoriclasse e giocatori inaffidabili, al mister serve tempo Però attorno a lui c’è troppa ipocrisia: a ogni passo falso si passa dalle lodi alla gogna

di CESARE LANZA

Dutch Eredivisie - "Ajax v FC Utrecht"L’Inter perde (di nuovo!) in Europa League e sul banco degli imputati finisce l’allenatore olandese Frank De Boer, che è in realtà una delle pochissime scelte giuste fatte da Erick Thohir. Il problema e chegli hanno dato in mano una squadra piena di equivoci, nella quale convivono ottimi giocatori (leardi e Joao Mario su tutti) ed elementi assolutamente inaffidabili (tipo Melo, Ranocchia e Nagatomo). L’allenatore olandese ha un’idea di gioco e può concretizzarla, ma non se viene messo in discussione ogni settimana. Odio le ipocrisie, in particolare le detesto nel m o n d o del calcio perché, secondo le mie utopie, potrebbero non esserci. Invece, per primi, sono i tifosi a gradirle e molti giornali a provocarle e incentivarle. Quando perde la squadra locale, quella che incide sulla diffusione, u n giornale addirittura vende di meno. I tifosi non gradiscono neanche le coccole e gli alibi che il giornale p u n t u a l m e n t e fornisce: gli errori dell’arbitro, gli infortuni, perfino le condizioni meteorologiche! Quando la squadra vince, la tiratura del giornale esplode: il lettore/tifoso gradisce l’enfasi, l’esaltazione dei titoloni, le lodi celebrative del successo. E d’estate? P u r in assenza di partite vere, i giornali sportivi vendono di più e i programmi televisivi sono i più seguiti. Perché? La spiegazione del paradosso è semplice: ogni giorno il mercato induce a sparare balle clamorose: è in arrivo un goleador, u n qualsiasi sconosciuto campione, considerato inarrivabile. Niente di vero. E neanche di verosimile. Ma il lettore/tifoso, anche se non abbocca, è contento e si diverte. Il nostro campionato è cominciato da poche settimane e già anneghiamo in ipocrisie, bugie, reticenze. A cominciare da Inter e Roma, m a anche nella Juve ci sono molte finzioni. Oggi mi dedico all’Inter, appena travolta da una squadretta ceca modesta e volenterosa, lo Sparta Praga. Prima riflessione. I campioni di calcio, veri e presunti, snobbano l’Europa League, si impegnano con palese e irritante sufficienza. E forse anche i club pensano che sia u n torneo di scarso prestigio come per la verità è, rispetto alla Champions League – che tutti sognano. E un torneuccio (una volta si chiamava Coppa Uefa) gonfiato per esigenze economiche e televisive, per riempire il calendario, s p r e m e r e e illudere le squadre tagliate fuori dall’altra competizione. L’Inter, tra questa Europa indesiderata e la serie A mal preparata, rischia di sprofondare in una nuova stagione fallimentare. Prima di arrivare all’allenatore e alla squadra, è giusto però parlare dei vertici, sconnessi, della società. Massimo Moratti è l’eroe di successi entrati nella storia. È uscito, formalmente: chi vuole e può capire, capisca. Comunque sia, restano ipotesi e dubbi. Dopo Massimo, il diluvio. Non si può dire che la stagione di Erick Thohir – il suo eterno, fastidioso sorrisetto è un eloquente biglietto da visita abbia portato trasparenza: ipocrisie convenzionali, indecisioni e reticenze sono state quotidiane. Moratti, che c o m u n q u e conta molto, non avrebbe mai cacciato Mancini. Thohir, che lo ha sopportato (in pubblico col sorrisetto, in privato forse no: prima o poi ce lo dirà Roberto) ha colto l’occasione per cacciarlo, in attesa che i cinesi riescano a insediarsi. Concordo con i colleghi che h a n n o accertato come l’indonesiano non sia u n vero proprietario, ma si sia comportato come u n investitore/calcolatore, che comunque ricaverà benefici dalla sua esperienza italiana, insoddisfacente per critica e tifosi. In questo casino, Thohir comunque ha fatto u n a mezza cosa giusta: ha ingaggiato Frank De Boer, un signor allenatore che sa inventare u n buon calcio. Scrivo «mezza» perché De Boer dovrebbe essere transitorio, in attesa di Simeone dall’Atletico Madrid: gli accordi probabilmente sono già sottoscritti. E Simeone certo è un’eccellenza, ma far capire all’olandese che gli sta scaldando il posto è u n volgarissimo errore. E i giocatori? Al m o m e n t o sono un’accozzaglia di campioni e mezzi campioni, molti sono presuntuosi e superbi, altri incompiuti, altri indisciplinati. Come tutti i calciatori, «sentono» per orgoglio le grandi sfide: perciò finora hanno giocato una sola, grande e meravigliosa partita, costringendo alla resa la favoritissima Juventus. Per il resto trantran e scivoloni mortificanti. Ci sono solo due veri fuoriclasse, il grandissimo principino del gol, leardi, u n o che può fare sempre la differenza, e a centrocampo Joao Mario. Poi almeno altri sette sono potenzialmente da scudetto: Handanovic, Murillo, Candreva, Perisic, Banega, Medel e Miranda. Un gradino sotto D’Ambrosio, Eder e gli indisciplinati Jovetic, incompiuto eterno, e il soprawalutatissimo Kondogbia. E solo quattro quelli che non danno sicurezza: Ranocchia, Melo, Palacio (per età) e Nagatomo. Ranocchia è u n mistero psicologico: in tandem con Bonucci, incantava al tempo di uno stupefacente Bari allenato da Ventura. Poi u n immotivabile, progressivo declino. La «rosa» sarebbe c o m u n q u e largamente competitiva, anche in confronto alla Juve. C’è solo u n a strada da seguire: volete o no dar tempo a De Boer di insegnare il calcio che sa? La prossima sfida è con la Roma, che ha problemacci suoi gravi e nascosti, non inferiori a quelli interisti. A meno di un consolatorio pareggio, è facile prevedere che chi perde, sia Spalletti o sia De Boer, si troverà sotto i piedi tizzoni infernali.

di Cesare Lanza, La Verità

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