Competitività: agevolazioni agli sponsor di start-up, misure per attrarre investimenti e cervelli

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La bozza del secondo pacchetto Finanza per la crescita. Gli sgravi per i talenti in rientro in Italia potrebbero diventare permanente, allo studio meccanismi per allargare il canale del credito: anche le imprese che non sono banche potranno acquistare pacchetti di prestiti. Pa: un mese per licenziare i furbetti

startupperSgravi fiscali permanenti per i “cervelli” in rientro in Italia, facilitazioni per gli investitori esteri e coloro che prestano denaro alle giovani aziende, tentativo di allargare i canali di finanziamento delle imprese al di fuori del circuito bancario. Sono alcuni degli elementi che il governo sta valutando in vista della presentazione del secondo pacchetto di Finanza per la crescita. Un provvedimento che vede la luce mentre si limano gli ultimi dettagli al decreto sui licenziamenti per i ‘furbetti’, che dovrebbe uscire dal parlamento questa settimana per approdare poi in Cdm.
Anti-assenteisti. Da quanto si apprende tra le modifiche, in linea con i pareri del Consiglio di Stato e del Senato (in settimana arriverà quello della Camera), in quest’ultimo testo sulla Pa ci sarebbe il riconoscimento dell’assegno alimentare per il dipendente sospeso e la certezza sui tempi del procedimento: verrà chiarito da quando scatta il conteggio dei 30 giorni per la conclusione dell’iter di licenziamento.
Competitività. Stando invece alla bozza della ‘Finanza per la crescita 2.0′ di cui dà notizia l’Ansa, nel decreto che dovrebbe constare di una ventina di punti, l’agevolazione fiscale per il “rientro dei cervelli” in Italia potrebbe diventare permanente: la nuova misura elimina infatti i limiti temporali del bonus inserito nel dl 78/2010, non fissando altri parametri. Il testo di sei anni fa prevedeva l’esclusione “dalla formazione del reddito di lavoro dipendente o autonomo del 90% degli emolumenti percepiti dai docenti e dai ricercatori” che dopo due anni all’estero tornassero a lavorare in Italia.
Si confermano le indiscrezioni dei giorni scorsi circa gli sconti fiscali in arrivo per le imprese che adotteranno una start up, divenendone sponsor. In pratica, le società quotate che investiranno nel capitale di start-up con una quota di almeno il 20% – e che deterranno la quota per almeno tre anni – potranno scaricare integralmente le perdite operative per l’avviamento della nuova azienda. A sostegno di queste misure, è emerso recentemente, dovrebbero esserci fino a 300 milioni. Si passa poi ai tentativi di rivitalizzare l’interesse dell’estero per il Belpaese, che è in ritardo rispetto al resto d’Europa in quanto a capacità di attirare investimenti: si pensa a visti e permessi di soggiorno “facili” per chi investe in Italia. Gli uffici del Mef e del Mise, che sono al lavoro sul Competitività, studiano un visto che potrà essere rilasciato a chi investe almeno un milione di euro in un’impresa italiana o 2 milioni in titoli di Stato (con l’obbligo di mantenere l’investimento per almeno 2 anni) o in alternativa a chi effettua “una donazione filantropica significativa in un settore di interesse per l’economia italiana (cultura, recupero beni culturali o paesaggistici, gestione dell’immigrazione, istruzione, ricerca scientifica…) per un importo non inferiore a un milione di euro”. Per altro, il tema della volontà italiana di recuperare il terreno perduto rispetto agli altri Paesi che hanno attirato multinazionali con agevolazioni fiscali, rischia di finire al centro di un braccio di ferro con la Ue sulla tematica dei patent box.
Nel competitività rientrano anche i temi dell’immobiliare e del credito. Niente tasse per i Fia (Fondi immobiliari alternativi) e le Siiq (Società di investimento immobiliare quotate) che investono negli immobili pubblici o delle assicurazioni, prevede la bozza. E ancora: incrementare il finanziamento alle imprese, facilitando lo smobilizzo del ‘magazzino crediti’ delle banche e riattivandone la capacità di fare prestiti. Si pensa a un meccanismo per cui un investitore non bancario che voglia fare credito alle imprese italiane potrà farlo in piena certezza del diritto, acquistando crediti già presenti nel portafoglio delle banche o facendosene creare di nuovi dalle stesse banche per comprarli a sua volta. Una norma che, di fatto, consentirebbe di distribuire il rischio di credito su una più ampia platea di investitori (anche non bancari) favorendo la creazione di un mercato secondario. Le banche potranno quindi cedere crediti anche ad investitori privi di licenza bancaria.

La Repubblica

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